Data odierna 22-11-2017

GLI INTERVENTI DEI RETTORI AL SEMINARIO SU “L’ITALIANO ALL’ESTERO”/ LA DANTE PRESENTA I DATI DEL PLIDA   La promozione dell’italiano all’estero vede le nostre università impegnate...

GLI INTERVENTI DEI RETTORI AL SEMINARIO SU “L’ITALIANO ALL’ESTERO”/ LA DANTE PRESENTA I DATI DEL PLIDA 
 La promozione dell’italiano all’estero vede le nostre università impegnate su più fronti, primo tra tutti quello di attirare studenti stranieri in Italia; segue quello di veicolare la nostra lingua attraverso accordi di cooperazione con atenei all’estero, cui vengono inviati formatori e materiali didattici. L’offerta d’italiano può contare su tanti attori – istituzionali e non – che oggi si sono ritrovati nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini per il convegno “L’italiano all’estero: strategie di promozione e tutela” promosso dai parlamentari eletti all’estero e dalla Dante Alighieri (vedi Aise di oggi h.16.34). Tra gli intervenuti anche rappresentanti del mondo accademico. Hanno portato il loro contributo i presidenti della Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, e della Fondazione Bellonci, Tullio De Mauro, i rettori Stefania Giannini (Università per Stranieri di Perugia) e Massimo Vedovelli (Università per Stranieri di Siena), Serena Ambroso, docente e responsabile scientifico della certificazione dell’italiano all’Università Roma Tre e Costanza Menzinger della Dante Alighieri che ha illustrato i dati sul Plida.
La fondazione nel 1583 fa dell’Accademia della Crusca la più antica accademia del mondo: a presiederla, oggi, c’è Nicoletta Maraschio secondo cui la promozione e diffusione dell’italiano in patria e all’estero sono “risvolti della stessa medaglia”. Ad entrambi si dirige l’azione della Crusca attraverso quattro binari: “diffusione della consapevolezza dei valori dell’italiano in rapporto con i dialetti e le lingue minoritarie; educazione linguistica per le nuove generazioni, affinché se ne migliori l’uso e la comprensione; potenziamento della ricerca scientifica sull’italiano contemporaneo; migliorare l’italiano delle istituzioni”. Maraschio ha quindi ricordato che la prossima “Piazza delle lingue”, iniziativa annuale dell’Accademia in programma dal 27 al 31 maggio, sarà dedicata al tema “L’italiano degli altri”, dove “gli altri” sono “gli italiani all’estero, ma anche gli immigrati in Italia e le tante persone che sono appassionate alla nostra lingua o la insegnano”. Concordando con quanti hanno parlato della necessità di coordinare gli interventi di tutti le parti in causa, la Presidente della Crusca ha osservato che “banco di prova di questa “nuova” strategia saranno le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, visto che coinvolgeranno Mae, Miur e diversi enti”. Infine, un richiamo alle risorse: “si può coordinare e razionalizzare, ma senza soldi non si ottengono gli obiettivi che stiamo indicando in questo convegno”.
Per Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci (quella che organizza il Premio Strega – ndr) nonché uno dei maggiori studiosi di italianistica e ministro della Pubblica Istruzione nel breve Governo Amato, si può operare anche “con pochi soldi, intelligenza e fantasia”. Lodata l’iniziativa che “ha visto le diverse amministrazioni dialogare tra loro”, De Mauro ha ricordato che “l’italiano c’era ancora prima dello Stato”, una lingua “che dal 500 al 900 era nota ai ceti alti di tutta Europa”, facilitata in questo dalla sua intima “vicinanza con il latino, dalla musica e dall’arte, dall’azione della Chiesa”. Un quadro ovviamente cambiato, perché cambiato è il nostro Paese e il mondo che lo circonda. Tornando alle iniziative “fantasiose a costo 0″, De Mauro ha descritto i contatti avuti dalla sua Fondazione con diversi IIC che autonomamente si sono proposti come collegamenti esteri al Premio Strega: “Sydney, Tokyo, Vienna, Berlino, Pechino e Montreal – ha spiegato – hanno organizzato gruppi di lettura; noi inviamo i libri che concorrono al premio e loro scelgono un candidato. Quindi gli IIC possono invitare autonomamente gli scrittori della “cinquina” finalista e i vincitori. Una collaborazione attuata anche con la Dante – ha concluso – che spero non muoia qui”.
Giovane rettore della Stranieri di Perugia, Stefania Giannini ha sostenuto che “nonostante i tempi molto avari e complessi non si deve perdere il coraggio di intraprendere nuove iniziative per la diffusione e lo sviluppo dell’italiano”. Nata nel 1925, la Stranieri ha avuto nell’anno accademico appena trascorso il proprio “annus horribilis” con gli iscritti scesi sotto le ottomila unità. “La Stranieri – ha aggiunto Giannini – fa parte del “club dell’eccellenza” collegato al Mae per la certificazione L2; rilasciamo 12mila certificati l’anno. La lingua è la “marca” di chi parla – ha proseguito il rettore – ne traccia l’identità che non si lega al territorio, ma alla conoscenza e alle radici”.
Il paradosso dell’italiano è che è “la quarta lingua più studiata al mondo mentre è al 19° posto tra le più parlate”. “Il modello politico volto all’integrazione”, sempre necessario, oggi deve collegarsi con “una sensibilità nuova verso le altre culture”. In questo quadro, le università “sono la testa d’ariete verso l’internazionalizzazione”. La Stranieri di Perugia, ha ricordato, con il consorzio Crui, collabora a progetti per due università bi nazionali: una ad Istanbul, l’altra al Cairo. “Qui – ha spiegato Giannini – la lingua di lavoro, dopo il turco e l’arabo, sarà l’italiano”. Sul fronte della formazione professionale, invece, l’ateneo collabora con la Dgcs del Mae e l’Ipalmo per insegnare l’italiano in Pakistan ai giovani che stanno seguendo corsi per lavorare legno e marmo. Fondamentale, poi, è “portare studenti stranieri in Italia e qui la politica ci deve aiutare. Sono 2 milioni i giovani che decidono di compiere i loro studi all’estero e noi ne intercettiamo 50mila!”. Che progetti validi funzionano lo dimostra il “Marco Polo” che “in dieci anni ha più che quintuplicato le immatricolazioni di studenti cinesi in Italia”.
Rettore della Stranieri di Siena, Massimo Vedovelli ha segnalato che nel suo ateneo ad imparare l’italiano non arrivano solo studenti, ma anche adulti stranieri. “Una nuova tendenza su cui calibrare anche nuovi metodi di insegnamento”, ha spiegato, prima di precisare che, al contrario, l’insegnamento delle lingue straniere a Siena vede tra i banchi anche “imprenditori del territorio che puntano ai mercati esteri”. Un aspetto che il rettore ha sottolineato perché convinto che “gli stranieri sceglieranno l’italiano anche vedendo il rispetto e l’apertura che noi riserviamo alla loro lingua”. Ma, ha aggiunto, ad essere i “veri ambasciatori del bilinguismo dovrebbero essere gli studenti immigrati: ce ne sono un milione nelle nostre scuole e sono loro i soggetti primari del plurilinguismo attivo”.
Tra le peculiarità della Stranieri di Siena l’investimento sulla ricerca: l’osservatorio sulle lingue straniere istituito nell’ateneo “guarda” anche fuori dall’Italia. emblematico, per capire dove sta andando il mondo, il caso-Londra, la città dove si insegnano in assoluto più lingue: “con la crisi, i corsi di francese e tedesco tenuti nella capitale inglese sono diminuiti del 40%. L’italiano ha tenuto: abbiamo perso solo il 5 %. Ad esplodere, con un +40%, sono stati i corsi di cinese ed arabo. La domanda, allora, è: siamo pronti a sostenere questa concorrenza? Perché il nostro “capitale culturale” non basta, servono investimenti”. Quindi, Vedovelli ha criticato il fatto che “in Italia non esiste “una industria della lingua”. Ci sono 4 case editrici che pubblicano manuali e una sola che produce materiali multimediali” e la “mancanza di riconoscimento, tramite apposita legge, del ruolo di docenti di italiano per stranieri”. Infine, il rettore ha richiamato l’esperienza della Stranieri con i i giovani toscani all’estero che, ha spiegato, “ogni hanno vengono da noi e ci chiedono come fare a investire sulla loro italianità nel lavoro che svolgono o svolgeranno nel paese dove risiedono”.
Con un’agile e sintetica esposizione, Serena Ambroso dell’università Roma Tre, ha spiegato come fare a mantenere il prestigio dell’italiano. Dopo aver comunicato ai colleghi che “anche in Italia, i nostri studenti come lingua straniera dopo l’inglese scelgono il cinese”, Ambroso ha illustrato tre direttrici per la promozione della nostra lingua: “aumentare il numero di chi lo studia; fare ricerca sugli usi dell’italiano; lavorare alla qualità degli interventi”.
“La nostra università, che è generalista, cioè non ha come compito principale insegnare agli stranieri, senza avere alcun finanziamento ha fatto la sua parte sia con le certificazioni linguistiche che con una ricerca sulle “interlingue”. Tra i suoi progetti – ha aggiunto – la formazione degli insegnanti L2, la formazione dei formatori attuata in collaborazione con il Miur, e la produzione di materiali didattici per Icon”.
Tornando al prestigio, per Ambroso occorre “investire in un sistema di strategia, qualità, ricerca e tutela”, ricordandosi sempre che “la lingua è cultura”.
Di certificazione ha parlato anche Costanza Menzinger della Dante Alighieri che, costretta nei tempi stringati imposti alla seconda parte dei lavori, ha potuto solo brevemente illustrare i dati del Plida, cioè del Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri, diploma rilasciato dalla Dante in base a una convenzione con il Mae che attesta la competenza in italiano come lingua straniera.
“Nel 2009 – ha detto Menzinger – abbiamo rilasciato 7mila certificazioni; il dato, rispetto al decennio 1999-2009 è praticamente decuplicato. Importanti – ha aggiunto – sono i risultati del Plida juniores, il progetto cioè dedicato ai ragazzi dai 13 ai 18 anni che rappresenta il futuro della conoscenza dell’italiano”.
Alla prima parte dei lavori ha partecipato anche l’ambasciatore Lucio Savoia che ha portato all’assemblea i saluti della Commissione Nazionale Italiana dell’Unesco. L’organismo, ha ricordato, “ha favorito la tutela di tutte le lingue, tanto da proclamare il 2008 l’anno Internazionale delle Lingue e stabilito nella data del 21 febbraio di ogni anno la Giornata della Lingua Madre”.

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