Data odierna 17-01-2018

“Grazie all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove sto completando il mio percorso di studi nella triennale in Commercio Estero, ho avuto l’opportunità di tornare in Australia, a distanza...

Il racconto di un’esperienza in Australia

“Grazie all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove sto completando il mio percorso di studi nella triennale in Commercio Estero, ho avuto l’opportunità di tornare in Australia, a distanza di sei anni dalla prima volta, per fare uno stage presso il Patronato ANMIL di Melbourne, diretto dal cav. Giuseppe Cossari”. Non è sempre oro quel che luccica, dice il proverbio e, a sentire il racconto di Leopoldo Schultz, sembra essere proprio così. Il giovane, originario di Treviso, riporta qui luci ed ombre della sua esperienza da giovane emigrato temporaneo in Australia, mostrando lati di una città e di un Paese di cui di rado si parla, ma incontro ai quali spesso si imbattono i giovani sognatori italiani.
“La mia prima esperienza in Australia, sempre a Melbourne, è stata durante le scuole superiori, quando insieme alla mia classe abbiamo fatto uno scambio con un college femminile. L’Australia mi è piaciuta così tanto che ho voluto tornarci e, grazie all’accordo tra Ca’ Foscari e il Patronato ANMIL, ho potuto realizzare il mio desiderio.
Galvanizzato all’idea di tornare a Melbourne, ho preparato tutto nei minimi dettagli o almeno lo credevo fino a quando sono arrivato. Dopo ventisette ore di viaggio da solo, con alcuni disagi, arrivo nella meta tanto attesa e da subito capisco che non era come avevo progettato. Disorientato e intimidito mi reco fuori dall’aeroporto dove acquisto una sim per il telefono e prendo un taxi per andare nell’appartamento dove avevo affittato una stanza via internet. Una volta arrivato, ansioso di farmi una doccia e mettermi a letto, scopro che le chiavi nella “black box” non c’erano, così con un inglese pessimo chiamo l’unico numero che riesco a reperire, sperando che qualcuno risponda di domenica mattina alle 8.00. Fortunatamente qualcuno risponde e mi dicono che mi porteranno le chiavi al più presto.
Resto più di un’ora seduto sopra le valigie ad aspettare fuori. Una volta entrato in casa, quella che doveva essere, secondo le foto e le descrizioni, la più bella del quartiere, scopro che è molto sporca e le persone che ci vivono non mi rivolgono la parola neanche se sono io a parlar loro.
Il giorno dopo il mio arrivo, inizio lo stage presso il Patronato, dove trovo persone accoglienti che mi aiutano a trovare una nuova sistemazione. Purtroppo, a causa del mio breve soggiorno, nessuno è disposto ad affittarmi una stanza per soli due mesi. Nel frattempo cerco di sistemare la situazione nella casa dove mi trovo, ma senza ricevere alcuna risposta dai responsabili. Alla fine, accetto la proposta iniziale del sig. Cossari, il quale mi ha gentilmente offerto una stanza gratis dietro l’ufficio.
Fare amicizia è stato altrettanto difficile e mi ci è voluta una settimana per conoscere qualcuno. Con il passare dei giorni sembrava che la situazione migliorasse, dato che avevo compagnia, ma chi è qui come backpacker – ho scoperto – non si ferma mai per un lungo periodo, ma si muove periodicamente in tutta l’Australia per visitare nuovi posti e trovare un lavoro. Nonostante le difficoltà sono riuscito comunque a trovare degli amici e ho conosciuto persone da tutto il mondo, potendo parlare l’inglese senza paura di sbagliare e potendo di conseguenza migliorarlo, imparando nuove parole che hanno arricchito il mio vocabolario.
Quindi le mie settimane sono state tutte in salita, in costante ricerca di compagnia, di qualcosa da fare e in continua lotta contro la nostalgia della mia vita a Treviso. Avevo pensato anche di concludere le 150 ore necessarie a validare lo stage e tornare in Italia, ma alla fine ho deciso di lottare e vincere una sfida contro me stesso.
In queste settimane sono riuscito a vedere tutti i posti che mi erano rimasti nella mente e altri che non avevo ancora visto. Rivivere certi momenti, quando da solo ripercorrevo i posti che avevo visto sei anni fa, con la famiglia che mi aveva ospitato è stata un’emozione indescrivibile. Altrettanto indescrivibile è stata la sensazione provata nel rivedere le mie “host sisters”, con le quali ci siamo trovati per cenare insieme e raccontarci sei anni di lontananza. Grande soddisfazione ho provato nel percorrere la Great Ocean Road con altri tre miei amici, noleggiando un’auto che ho potuto guidare anche io. Guidare in Australia può sembrare una cosa banale, ma per me che ho la passione dei motori è stato qualcosa di inspiegabile.
Ad una settimana dal tanto atteso ritorno, ripenso alle otto settimane passate e posso dire di avercela fatta, posso dire di aver vissuto un’esperienza che mi ha fatto capire diverse cose e soprattutto sono contento di aver vinto una sfida completamente da solo.
Le persone che ho conosciuto e che non sono partite per altre mete mi hanno chiesto se tornerò mai in Australia. Otto settimane fa avrei risposto “non ci penso nemmeno”. L’ultima volta che me lo hanno chiesto, la mia risposta è stata “mai dire mai”". (aise) 

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