Data odierna 24-07-2017

Il Comites di Montevideo rischia di essere sciolto. Oltre alle preoccupanti dichiarazioni del presidente, che intende dimettersi, sono emersi altri aspetti problematici. ******************************************************************* Si...

Il futuro del Comites di Montevideo è appeso a un filo

Il Comites di Montevideo rischia di essere sciolto. Oltre alle preoccupanti dichiarazioni del presidente, che intende dimettersi, sono emersi altri aspetti problematici.

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Si respira grande incertezza a Montevideo dopo la clamorosa notizia annunciata durante le celebrazioni della Festa della Repubblica sabato pomeriggio. Il presidente del Comites (Comitato degli Italiani all’Estero) Claudio Melloni ha annunciato che a breve rassegnerà le sue dimissioni.
Melloni ha motivato la sua scelta per “ragioni personali dovute a un incarico diplomatico (non per l’Italia) atteso da tanti anni” non aggiungendo però ulteriori dettagli e promettendo che prima di lasciare l’incarico “cercherà di risolvere le principali questioni legate al Comites e alle associazioni”.
Il futuro del Comites di Montevideo è appeso a un bivio. Le ultime quattro convocazioni sono saltate a causa della mancanza del numero legale, ossia 10 membri su un totale di 18.
Se ciò si dovesse ripetere un’altra volta, secondo la legge numero 286, il Comites sarebbe sciolto su proposta dell’autorità consolare.
Indipendentemente dalla “scelta personale” del presidente, la capolista di Unitalia, Filomena Narducci, ribatte alle accuse lanciate durante la Festa della Repubblica. Per lei la situazione di stallo degli ultimi mesi sarebbe dovuta esclusivamente alle assenze degli altri due gruppi: “Ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. In totale ci sono 18 consiglieri. L’esecutivo ne ha 7, la lista Palermo 5. Eppure, pubblicamente, il presidente vuole far ricadere la colpa su di noi che siamo in 6. La sensazione è che ci sia un problema interno perché a dire il vero le ultime riunioni sono saltate a causa delle assenza della lista di maggioranza”.
Sull’ultima seduta programmata il 22 maggio, “Unitalia è stata assente poiché aveva chiesto insieme alla lista Palermo la convocazione per un altro giorno ma non si è voluto farlo. La realtà è che noi ci siamo sempre” ripete la Narducci.
Nella sua analisi questi due anni di Comites hanno avuto diversi aspetti negativi a “cominciare dall’eccessivo potere dato all’esecutivo rispetto al plenario quasi come se questo fosse un Comites parallelo”.
Tale critica è motivata dal fatto che “alcune scelte sono state decise autonomamente” ed è mancata la discussione nelle riunioni. Il problema di fondo, secondo lei, è che “non hanno capito quale sia effettivamente il ruolo di questo organismo, dove l’esecutivo ha un potere limitato che riguarda la preparazione delle riunioni e poco altro. Le grosse decisioni, invece, devono essere prese in assemblea”.
La responsabile del patronato Inas, successivamente, parla anche del “grave ritardo” che è stato dato su “questioni importantissime” come il regolamento interno che non è stato ancora votato: “Per la legge questa è una delle prime cose da fare. Eppure, due anni dopo, il presidente non ha mai inserito questo tema tra i punti all’ordine del giorno come molti di noi hanno chiesto ripetutamente”.
Infine c’è un altro aspetto che i consiglieri di Unitalia considerano molto importante e che riguarda “la strumentalizzazione politica fatta dall’esecutivo” che sta facendo irritare molti consiglieri di tutte le liste.
Che cosa succederà adesso? La Narducci non si sbilancia e attende lo sviluppo degli esiti: “Si parlerà solo quando le dimissioni saranno date ufficialmente all’interno dell’assemblea. In base a quello che dice la legge si dovrà votare un nuovo presidente. Vedremo”.
All’interno degli equilibri del Comites l’ago della bilancia potrebbe essere – ancora una volta- il gruppo Diritti e solidarietà guidato da Renato Palermo.
Il rappresentante del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) mostra equilibrio pur precisando di “parlare a titolo personale” poiché è fuori città e non ha potuto ancora discuterne con gli altri consiglieri.
“L’unica possibilità per far funzionare questo Comites è trovare un accordo” sostiene perché un’unica lista “da sola non può governare”.
Per questo motivo ritiene che lo scenario più plausibile sia quello di “un’intesa tra due gruppi”.
Palermo è cosciente del proprio ruolo ma chiama in causa anche gli altri attori: “Noi possiamo essere fondamentali sempre e quando ci sia la possibilità di risolvere la situazione. Se tra i due poli continuano a scontrarsi e noi restiamo nel mezzo, però, non penso che avremmo utilità”.
“Il nostro gruppo” – prosegue – “appoggerà solo quel progetto che includa i temi di interesse per la collettività quali cultura, assistenza e formazione. Solo se verranno affrontate seriamente queste questioni noi daremo il nostro supporto”.
Le associazioni italiane, intanto, seguono da vicino la situazione mostrando preoccupazione. Una posizione, questa, che coincide con quella dell’ambasciatore che alla Casa degli Italiani ha chiamato tutti gli attori alla “massima responsabilità” perché “gli scontri possono essere utili solo se risolti positivamente”.
“Siamo stufi di lotte politiche personali. La collettività ha bisogno di guardare avanti” dice senza mezzi termini Eugenio Nocito, presidente dei calabresi, che sembra riassumere bene il clima che si respira a Montevideo in questi giorni.
Nocito si dice sorpreso per la scelta di Melloni ma crede che ci siano anche “fattori politici” determinanti nell’attuale contesto e chiama in causa direttamente la Narducci e Aldo Lamorte: “Entrambi hanno commesso errori ma adesso bisogna fare un passo indietro. C’è bisogno di affrontare la situazione con serenità pensando all’interesse comune per affrontare i problemi della collettività. Solo con un accordo tra le diverse parti ne usciremo”.
Appare molto dispiaciuta Sonia Pritsch, della Federazione Lucana, che esprime il suo ringraziamento personale al presidente Melloni: “Sono rimasta molto sorpresa dalla notizia. È un vero peccato, sarà un gran perdita per la collettività perché ha svolto il suo ruolo al meglio in un momento molto difficile”.
Anche la rappresentante lucana insiste sul fatto che “bisogna mettere da parte le dispute politiche per il bene della collettività” e attende con preoccupazione lo sviluppo delle vicende. “Ogni volta che c’è un’alternanza al potere” -spiega- “si possono creare situazioni del genere dove chi esce non si rassegna all’idea e il nuovo cerca di imporre la sua visione. Indipendentemente dalle differenze interne, tuttavia, ci deve essere l’obiettivo comune della difesa della collettività”.

Di Matteo Forciniti per “Gente d’Italia

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