Data odierna 22-11-2017

Il primo ministro Justin Trudeau intervistato da Francesco Veronesi del Corriere Canadese. ****************************************************************** Il Canada e l’Italia sono unite da un legame...

Il forte legame tra Canada e Italia

Il primo ministro Justin Trudeau intervistato da Francesco Veronesi del Corriere Canadese.

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Il Canada e l’Italia sono unite da un legame fortissimo, alimentato da una piena condivisione di valori e rafforzato dalla presenza della comunità italo-canadese nel nostro Paese. È quanto ha dichiarato il primo ministro Justin Trudeau in un’intervista esclusiva concessa al Corriere Canadese in occasione della sua partecipazione a Toronto all’evento di raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto nel Centro Italia. Il leader liberale ha sottolineato ancora una volta come il Canada e l’Italia condividano gli sforzi – che saranno ribaditi al summit G7 in programma tra due settimane a Taormina – a livello globale per affrontare i problemi che gravano sullo scacchiere geopolitico mondiale con un approccio multilaterale.
D. Come giudica le relazioni tra il Canada e l’Italia? Pensa che ci sia la possibilità di migliorarle da un punto di vista politico ed economico?
R. Il legame tra il Canada e l’Italia è profondo e porta benefici a entrambi i Paesi. Ovviamente gli italocanadesi, con i legami che hanno con l’Italia, aiutano a rafforzare questa connessione tra i due Paesi. Ma più di questo, il nostro legame si basa sui valori condivisi, come la democrazia e come ci impegniamo ad assicurare un futuro migliore e più sicuro per tutti quanti. Canada e Italia sono grandi amici, entrambi membri del G7 e impegnati in numerose iniziative globali. Lavorare insieme ai nostri amici italiani è sicuramente uno dei modi con i quali cerchiamo di migliorare il nostro impatto nel mondo.
D. Il Ceta avrà un grande impatto in questa nuova fase nelle relazioni tra Canada e Unione europea e Canada e Italia. Cosa si aspetta da questo accordo?
R. Sappiamo che il commercio è buono per la crescita economia. Il Ceta è così importante perché si focalizza sul fatto che il commercio non è solo importante per l’economia, ma anche per le persone. È importante per i produttori, per i consumatori, per le imprese. Avere accesso a mercati più larghi porta con sé delle sfide per la competitività, ma allo stesso tempo fornisce opportunità per creare nuove partnership, per trovare nuovi prodotti, nuovi strumenti per alimentare la nostra creatività. Questo è un qualcosa che porterà grandissimi benefici e che rafforzerà le relazioni tra Europa e Canada e in modo specifico tra Paesi come Canada e Italia che hanno già un legame così profondo.
D. Tra due settimane si terrà il G7 di Taormina. Nella comunità internazionale ci sono grandi aspettative ma anche qualche preoccupazione, visto che ci sarà il debutto del presidente americano Donald Trump.
R. Prima di tutto voglio sottolineare l’immenso piacere personale di tornare a Taormina. Ci andai da bambino con mio padre e conservo dei ricordi meravigliosi. Non vedo l’ora di essere là, mi aspetto un caloroso benvenuto. Per quanto riguarda gli obiettivi per questo G7, noi abbiamo lavorato duramente per molti anni per qualcosa verso la quale anche il presidente Trump è allineato, l’idea che dobbiamo aiutare la gente che si sente esclusa dal progresso. Ci sono molti cittadini di numerosi Paesi che hanno paura e che temono che il futuro non riservi grandi prospettive per loro. Noi come comunità globale e come leader globali del G7 dobbiamo lavorare insieme per dimostrare la fiducia che nutriamo verso il futuro e per dare alla gente gli strumenti per avere successo. Questo è un tema che ho discusso in numerose occasioni anche con il presidente Trump: lavorare insieme, con lo spirito di collaborazione, porterà benefici a tutti. Mi aspetto quindi di poter continuare questa conversazione.
D. In Italia, dopo il G7, si incontrerà anche con il primo ministro italiano Paolo Gentiloni.
R. Sono stato molto contento di aver potuto accogliere a Ottawa il primo ministro Paolo Gentiloni solo qualche settimana fa per iniziare quella che considero una conversazione molto importante in vista del G7, su come poter lavorare insieme su numerose questioni. Quindi nutro grandi aspettative per l’incontro a Roma. Oltre a questo, aspetto con impazienza il meeting con Papa Francesco. Ancora, quando ero un bambino con mio padre ebbi la possibilità di andare in Vaticano e incontrare Giovanni Paolo II. Adesso ho l’opportunità di sedermi insieme al Pontefice come uno dei leader mondiali ma anche come cattolico, e riflettere con il Santo Padre sarà un’esperienza estremamente emozionante per me.
D. Il terrorismo, il conflitto in Siria, il global warming, la crisi dei migranti nel Mediterraneo, l’instabilità geopolitica nel Medioriente. Qual è la principale minaccia che il Canada, l’Italia e la comunità internazionale hanno di fronte?
R. Lei ha elencato una vasto raggio di minacce, ognuna delle quali deve essere affrontata in modo responsabile e coscienzioso, per difendere la sicurezza dei cittadini, ma anche per avere un impatto positivo nel mondo. Le azioni e la leadership dell’Italia nel Mediterraneo di fronte alle difficoltà e alle sfide poste dalla crisi dei migranti ci insegnano come non possiamo semplicemente chiuderci e sperare che il problema non appaia sulle nostre coste. Dobbiamo impegnarci di più per trovare gli strumenti giusti per portare pace e prosperità nel mondo. Dobbiamo prevenire la situazione nella quale i migranti pensano che la loro unica opzione per loro stessi e i loro figli sia quella di affrontare rischi terribili e lasciare i loro Paesi. Per questo è importante che i leader del G7 vadano tutti verso la stessa direzione e trovino un modo per avere un impatto positivo. E su questo io e Paolo siamo allineati: questa è priorità che deve essere affrontata.
D. Cosa ne pensa del ruolo della comunità italocanadese nella costruzione dell’identità e del tessuto sociale del Canada?
R. Una delle cose che è così forte in Canada è che noi identifichiamo la diversità come una fonte di forza. Le differenze rendono le nostre comunità più resilienti, con più successo, e anche più creative e innovatrici. Quando hai qualcuno che parla lingue diverse, o che riesce a vedere le situazioni da una prospettiva differente, ci sono più possibilità di raggiungere il successo, o di essere complementari l’uno con l’altro. Questa è componente della storia del Canada che ci ha permesso adesso di essere più aperti sul fronte dell’immigrazione, nel capire quanti possano essere gli aspetti positivi di questa apertura. La comunità italocanadese rappresenta uno dei migliori esempi di tutto questo. Persone che sono giunte in Canada negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta con pochissimi soldi nel loro portafoglio e che hanno avuto un grandissimo successo, che hanno contribuito non solo al successo della loro comunità, ma a quello di tutti i nostri cittadini, di tutto il nostro Paese. Questa rappresenta una lezione e per me è una storia che deve essere celebrata e condivisa con il resto del mondo da una generazione a quella futura. La gente che adesso arriva dalla Siria e da altri Paesi è destinata a contribuire al Canada in modo straordinario in tre, cinque, dieci o vent’anni e i loro figli saranno così legati al nostro Paese e allo stesso tempo saranno orgogliosi delle loro radici siriane. Questo è un modello che è stato dimostrato in una maniera così meravigliosa dalla comunità italiana. È un tesoro del quale dobbiamo essere molto orgogliosi.

Di Francesco Veronesi, direttore del quotidiano di Toronto Corriere Canadese.

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