Data odierna 23-06-2017

La triste notizia della chiusura di un’altra azienda italiana a Montevideo, fondata nel 1938. ******************************************************************** Di Matteo Forciniti per  ”Gente...

I “simboli” italiani andati persi in Uruguay

La triste notizia della chiusura di un’altra azienda italiana a Montevideo, fondata nel 1938.

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Di Matteo Forciniti per  ”Gente d’Italia

Consolato, Ospedale Italiano, Rai, Camera di Commercio, Associazioni. Si aggiunge oggi un altro capitolo al lungo elenco di simboli italiani andati persi in Uruguay negli ultimi anni. Questa volta si tratta di un’azienda, la fabbrica di pasta La Spezia, uno dei marchi storici dell’industria alimentare uruguaiana dalle forti origini italiane. Era in amministrazione controllata dallo scorso agosto. 120 i lavoratori coinvolti.
È un’avventura che s’inizia nel 1938 quella della famiglia Bonfiglio-Crovara proveniente da Manarola, un meraviglioso borgo marino delle Cinque Terre in Liguria. Arrivano a Montevideo per fare l’America, preparando pasta fresca o più precisamente i fidelìn alla spezzina.
Dopo le prime consegne ai ristoranti della zona gli affari vanno a gonfie vele e i due fratelli riescono ad aprire un proprio locale in Libertad y Bulevar España.
Dal pastificio di famiglia l’attività si trasforma in un vero e proprio impero commerciale con decine di punti vendita e 120 dipendenti. L’azienda resta sempre a guida familiare, con le nuove generazioni sempre pronte a rivendicare lo storico legame con la Liguria fin dal nome della ragione sociale “Cinque Terre SA”.
Tantissimi i tipi di pasta fresca prodotti in questi anni: campanelle, cannelloni, cappelletti, fettuccine, fusilli, lasagne, gnocchi, ravioli, tagliatelle, tortellini. A ciò bisogna aggiungere anche altri sughi e piatti pronti distribuiti in circa venti punti vendita sparsi tra la capitale, Punta del Este e Canelones oltre alla presenza nelle catene di supermercati Disco e Devoto in tutto il Paese.
I 79 anni di storia, però, giungono al culmine in questi giorni con la chiusura del laboratorio di oltre mille metri quadrati a Montevideo e dei punti vendita. Un addio, quello dello storico pastificio, che non è arrivato all’improvviso ma era stato già ampiamente annunciato con l’amministrazione controllata avviata nei mesi scorsi.
Sulla stampa uruguaiana la vicenda ha ricevuto tanta attenzione. Se ne parla anche in Liguria con un articolo del portale Cittadellaspezia.com.
Juan Pablo Speranza, nipote dei primi fondatori, è l’ultimo direttore dell’azienda. Intervistato dal quotidiano El Observador, ha spiegato che la chiusura è dovuta al sistema di produzione ormai non più redditizio.
“Il nostro gruppo si è sempre contraddistinto per la produzione artigianale, la qualità, il servizio e la distribuzione. Tutto questo oggi non è più possibile perché è troppo caro” ha affermato.
Per La Spezia la situazione è peggiorata negli ultimi quattro anni secondo il racconto dell’interessato. Da lì la decisione definitiva di chiudere i battenti: “Abbiamo fatto tutte le cose in regola e con il tempo dovuto per poter avviare le trattative per gestire la chiusura. Tuttavia questo processo non ha portato a nessun accordo con le parti coinvolte”.
Il 31 agosto del 2016 è subentrata formalmente l’amministrazione controllata. “A partire da quel giorno” – ha assicurato Speranza – “noi non abbiamo avuto più alcuna gestione sull’azienda. Da allora il controllo è nelle mani della giustizia”. Speranza ha assicurato di aver comunicato ai lavoratori e ai fornitori la notizia un anno fa: “Non è stata una sorpresa. Tutte le parti coinvolte nell’azienda conoscevano la situazione e la chiusura. Non c’è da sorprendersi”.
A decretare la chiusura dello storico pastificio ligure è stato il curatore fallimentare Mario Soca il 18 marzo. Nei giorni scorsi i lavoratori hanno protestato fuori dal locale per chiedere che vengano tutelati i loro diritti. 120 le persone coinvolte, la maggior parte delle quali sono donne.
Secondo le accuse del sindacato raccolte da La Diaria, l’azienda deve ancora le tredicesime mensilità e la retribuzione delle ferie corrispondenti al 2015 e al 2016. In più ci sarebbero 47 milioni di pesos (1 milione e mezzo di euro) di debiti al BPS (Banco de Previsión Social, l’istituto della previdenza sociale).
Speranza ha smentito le accuse e su El País ha parlato di “tempi tecnici necessari per il processo di liquidazione che dipendono dalla giustizia”. “In ogni caso” – ha assicurato – “i primi a essere pagati saranno i lavoratori”.
Inoltre, la famiglia Speranza ha messo a disposizione delle autorità giudiziarie tutto il patrimonio personale per pagare i creditori.
Domani, giovedì 30 marzo ci sarà un’assemblea dei creditori dove verrà affrontato l’argomento. Secondo la stampa locale ci sarebbe già un’offerta per rilevare la conosciuta marca.
La chiusura de La Spezia non rappresenta solo la fine di un’attività economica. Negli ultimi anni era diventato anche un punto di riferimento per la cultura cittadina. Oltre a finanziare diverse iniziative legate all’italianità, il gruppo aveva ospitato anche alcuni eventi italiani all’interno del suo amplio spazio culturale. Nell’ottobre 2013 fu presentato il disco di musica napoletana di Eduardo Rivero. Uno degli ultimi eventi da segnalare risale al dicembre del 2015, quando all’interno del salone venne presentata la nuova Camara Empresarial Italo Uruguaya.

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