Data odierna 24-06-2017

I parlamentari eletti all’estero per il Partito democratico Gianni Farina, Laura Garavini, Franco Narducci (ripartizione Europa) e Fabio Porta (ripartizione America meridionale) sono interventi...

I parlamentari eletti all’estero per il Partito democratico Gianni Farina, Laura Garavini, Franco Narducci (ripartizione Europa) e Fabio Porta (ripartizione America meridionale) sono interventi oggi nell’ultima mattinata di lavori dell’assemblea plenaria del Cgie a Torino.

Il richiamo ad una maggior attenzione nei confronti dei connazionali all’estero e un’analisi delle questioni più urgenti su cui si sono concentrati anche i lavori della plenaria – riforma di Comites e Cgie in primis – hanno costituito i punti salienti delle loro riflessioni.

Un riforma “che non rientra nelle priorità delle nostre collettività all’estero – ha affermato Farina, ricordando la recente modifica normativa che ha già coinvolto i Comites nel 2003, in seguito alla nuova presenza in Parlamento degli eletti nella circoscrizione Estero, modifica accompagnata da “una lunga riflessione svolta all’interno del Cgie e consultando gli organismi attivi nel mondo dell’emigrazione italiana”. Farina ribadisce la sua contrarietà alla testo di riforma redatto da Oreste Tofani e annuncia alla Camera “battaglia perché il testo così com’è non passi”. “Proprio in un momento in cui si procede alla razionalizzazione della rete diplomatico-consolare nel mondo, ritengo che il numero e la presenza dei Comites dovrebbe essere rafforzata – prosegue Farina – perché è fondamentale il rapporto quotidiano che si stabilisce all’interno delle nostre collettività, ascoltando le loro istanze. Questa riforma invece di far progredire il sistema di rappresentanza lo mortifica, accentrando le competenze – sostiene Farina, che definisce questo tipo di logica “un grave errore, una tragedia per tutti noi”. Egli ammette l’esigenza di un ripensamento della presenza dei consiglieri di nomina governativa nel Cgie, ripensamento che necessita però di “una consultazione allargata” per poter far sperare in un esito soddisfacente. Richiamata anche l’importanza della partecipazione dei connazionali all’estero al referendum di inizio giugno e una maggiore attenzione nella gestione delle risorse del Mae, in grave difficoltà dopo le riduzioni di bilancio decise da Tremonti.

Laura Garavini esprime invece “sgomento” per i contenuti della relazione del sottosegretario al Mae Alfredo Mantica e per l’atteggiamento dimostrato da quest’ultimo: “si cerca di mettere gli uni contro gli altri parlamentari e Cgie, Comites e Cgie, organismi di rappresentanza e italiani all’estero, mentre – dice – negli ultimi mesi ciò che è emerso è stata piuttosto la compattezza di tutte queste realtà nell’esprimere contrarietà alla proposta di legge Tofani”. Una contrarietà appoggiata anche dal Pd nel corso del convegno organizzato alcune settimane fa in occasione di un’iniziativa organizzata per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Secondo la Garavini  “non si tratta di fare audizioni o meno, ma di prendere finalmente in considerazione le richieste che vengono dal mondo degli italiani all’estero”. Anche i fatti occorsi nel corso della prima giornata di lavori della plenaria indicano come “si sia oltrepassato il limite”: per Laura Garavini la reazione di Mantica all’intervento di Luciano Neri appare come un fatto “deplorevole” che renderebbe necessarie “le scuse da parte del sottosegretario” e “il modo migliore per scusarsi – aggiunge – sarebbe tener conto delle osservazioni del Cgie sugli argomenti che riguardano gli italiani all’estero. Chiederò alla Camera, anche alla luce di questi ultimi fatti, l’affossamento della proposta di riforma realtiva a Comites e Cgie”. Su questa richiesta di scuse però alcuni consiglieri, in evidente dissenso, hanno lasciato la sala.

Laura Garavini conclude il suo intervento ricordando la legge sugli incentivi fiscali elaborata per favorire il  rientro in Italia di giovani professionisti e ricercatori, “una legge proposta dal Pd ma accolta favorevolmente da tutte le componenti del Parlamento e che spero possa trovare avere anche nei lavori del Cgie lo spazio di visibilità che merita”.

Fabio Porta esprime il suo apprezzamento per i lavori della plenaria: “sono qui dal primo giorno e sono contento dell’analisi dettagliata che vi ho sentito fare sulla storia dell’emigrazione e delle collettività italiane all’estero, una vicenda che poco si conosce, anche nel Parlamento italiano – ha aggiunto Porta, auspicando un sostegno bipartisan anche alla proposta di legge da lui presentata per introdurre lo studio dell’emigrazione nelle scuole come materia di studio. Porta si dice contrario al testo di riforma Tofani, che definisce “un disegno di normalizzazione e chiusura del capitolo degli italiani all’estero, coerente con le idee già espresse da Mantica in precedenti occasioni”. “Si pensa erroneamente che i parlamentari eletti all’estero possano risolvere da soli e miracolosamente tutti i problemi”, mentre ciascun livello di rappresentanza, per Porta, ha un preciso compito e significato. “Abbiamo formulato a questa proposta di legge critiche precise a cui non sono state date però risposte altrettanto precise – aggiunge il parlamentare democratico. – Riteniamo infatti che essa non incoraggi la partecipazione dei giovani, disperdendo il potenziale messo in moto con la Prima Conferenza dei Giovani italiani all’estero”. Porta ha ricordato a questo proposito che “se si fosse proceduto al rinnovo di Comites e Cgie a tempo dovuto, ora i giovani sarebbero già presenti in questi organismi di rappresentanza”, precisando come la riforma proposta “mortifichi invece la realtà degli oriundi italiani all’estero, ossia proceda in senso inverso rispetto a quella che è la storia dell’emigrazione italiana”. Egli ribadisce infine l’importanza del Cgie “principale fonte di approfondimento e riflessione  sulle questioni degli italiani nel mondo, anche per noi parlamentari” e annuncia, come la collega Garavini, “la messa in campo di tutto l’impegno necessario alla Camera per cambiare il testo di riforma”.

Anche Franco Narducci ribadisce l’importanza del Cgie, “palestra nella quale ho capito la grande realtà degli italiani all’estero”, richiamando i tempi in cui gli esponenti delle più diverse estrazioni politiche vi si trovavano per discutere e “trovare la coesione necessaria a proporre un qualsiasi progetto che coinvolgesse le nostre comunità”. Per Narducci questo è lo spazio che il Cgie deve poter recuperare, “per continuare ad avere potere negoziale e la dignità di rappresentare le nostre collettività nel mondo”. “In un contesto economico già molto difficile, i connazionali si trovano a scontare anche la disattenzione del governo nei loro confronti – prosegue Narducci, citando tra le problematiche in campo, la riorganizzazione della rete consolare. “Mi sono impegnato affinché l’indagine sulla razionalizzazione fosse di Camera e Senato insieme e ribadisco come non sia essenziale mantenere la presenza di consolati generali all’estero, quanto garantire servizi di prossimità ai connazionali – prosegue, mentre ripercorre i passi che hanno prodotto il rinvio del rinnovo di Comites e Cgie. “Tutto è nato con un ordine del giorno di Marco Zacchera, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero della Camera, che propose di destinare i soldi necessari alle elezioni ai corsi di lingua italiana all’estero – afferma Narducci, ribadendo in questo modo le responsabilità della maggioranza al governo su questioni così a lungo dibattute nello stesso Cgie. “Il Consiglio è intervenuto tantissime volte sulla riforma del sistema di rappresentanza, ma a mio avviso sarebbe stato più utile se i 18 parlamentari eletti all’estero fossero stati chiamati ad intervenire su una proposta di riforma che provenisse dall’interno del Cgie – conclude Narducci, ribadendo anche da parte sua l’impegno alla Camera per apportare modifiche alla riforma Tofani che possano recuperare i suggerimenti e le proposte più volte formulati dal Consiglio generale. (Viviana Pansa)

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