Data odierna 18-11-2017

MA NON CI SONO I SOLDI PER SANATORIA DEGLI INDEBITI, CONVENZIONI E PENSIONI DEGLI EMIGRATI. Il compiacimento di tutti è stato sentire anche quest’anno il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua,...

MA NON CI SONO I SOLDI PER SANATORIA DEGLI INDEBITI, CONVENZIONI E PENSIONI DEGLI EMIGRATI.

Il compiacimento di tutti è stato sentire anche quest’anno il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, nel corso della relazione annuale presentata a Montecitorio alcuni giorni orsono, informarci che il bilancio 2009 dell’Istituto previdenziale italiano chiude con un saldo attivo di quasi 8 miliardi di euro.

La relazione sembra non lasciare spazi a dubbi:  l’Inps gode di buona salute; i conti stanno in ordine; le riforme stanno funzionando; la spesa è sotto controllo; il bilancio ha chiuso in attivo di oltre 7 miliardi di euro. La nostra amarezza invece deriva dal fatto che non riusciamo a capire perché a fronte di un saldo così positivo non si riescono a trovare i soldi per la sanatoria degli indebiti dei pensionati emigrati e per un assegno di solidarietà a favore  degli emigrati italiani indigenti (così come è stato chiesto per l’ennesima volta dall’Assemblea plenaria del CGIE) o per pagare prestazioni dovute come l’importo aggiuntivo della tredicesima mensilità introdotto dalla finanziaria per il 2002 e la maggiorazione aggiuntiva introdotta dalla finanziaria per il 2003 ma mai erogate ai nostri pensionati che vivono all’estero (pagamenti che sorprendentemente NON sono stati chiesti dall’Assemblea plenaria del CGIE). Né ci sono i fondi (me lo ha confermato il sottosegretario Scotti in risposta ad una mia interrogazione) per stipulare o rinnovare le convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi di emigrazione e di immigrazione. Insomma la tutela socio-previdenziale del mondo dell’emigrazione è praticamente un “optional” non essendo affatto contemplata nella già sconquassata agenda delle politiche per l’emigrazione caratterizzate solo da tagli penalizzanti.

Che manchi la volontà politica di interessarsi delle questioni e dei problemi dell’emigrazione ho potuto constatarlo personalmente all’Assemblea del CGIE dove si è vissuto quest’anno una squallida atmosfera di dismissioni. Invece di discutere dei problemi reali dell’emigrazione ci si è azzuffati in ordine agli istituti di rappresentanza degli italiani all’estero. In parole povere un dibattito incentrato sulla forma e non sulla sostanza. E’ evidente che ci sia un urgente bisogno di riforma ma è altrettanto chiaro che l’obiettivo del Governo è l’affossamento delle tutele e dei diritti dell’emigrazione.

E allora noi continuiamo a fare esercizi di retorica (ma vi assicuro che non mi stancherò mai) denunciando l’abbandono  delle trattative per la stipula ed il rinnovo delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale sia con i Paesi di emigrazione che con quelli di immigrazione; l’accanimento contro i pensionati indigenti che hanno “beneficiato”, senza aver compiuto dolo, di pagamenti indebiti ed ai quali  l’Inps riduce la pensione e chiede la restituzione di somme anche ingenti, causando loro gravi disagi economici e psicologici; la violazione di diritti previdenziali sanciti per legge, come la decisione di non pagare all’estero l’importo aggiuntivo di 154 euro e l’incremento alla maggiorazione sociale; e poi le promesse mai mantenute sull’assegno di solidarietà, la confusione normativa e informativa sulle convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, l’abolizione dell’Unità di consulenza per la sicurezza sociale al Ministero degli esteri, il ridimensionamento delle amministrazioni preposte alla gestione assistenziale e previdenziale.  L’Inps sta vantando i propri risultati tramite il Presidente Mastrapasqua.

Sul fronte degli italiani all’estero nel campo della sicurezza sociale si registrano però ritardi ed inadempienze. La nostra attività parlamentare non ha dato finora i frutti sperati. Ma la colpa non è solo nostra. Viviamo in un periodo ed in una società caratterizzati da egoismi ed insensibilità. Ovviamente ne pagano le conseguenze i più deboli, gli emigrati e gli immigrati.

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