Data odierna 24-04-2017

“Fatti, non parole”. È quello che Mariano Gazzola, coordinatore del Maie in Argentina, chiede al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una intervista rilasciata a Ricky...

Gazzola (MAIE): a Berlusconi chiediamo fatti non parole – di Ricky Filosa

“Fatti, non parole”. È quello che Mariano Gazzola, coordinatore del Maie in Argentina, chiede al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una intervista rilasciata a Ricky Filosa, direttore del portale di informazione on line per i connazionali all’estero ItaliaChiamaItalia.

Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo.

D. Mariano Gazzola, tu sei il coordinatore Maie in Argentina. Come procede nel Paese sudamericano il lavoro del movimento fondato e presieduto dall’on. Ricardo Merlo?

R. Noi abbiamo incominciato a costruire il Maie in Argentina poco prima delle elezioni politiche del 2008. Allora qualcuno pensava che fosse soltanto una questione elettorale: due o tre persone che si mettevano insieme in una lista anche se pensavano in maniera diversa, solo perché conveniva elettoralmente, e che poi se elette avrebbero preso ognuna la propria strada. Non è stato cosí. Penso che abbiamo dimostrato, in tutti questi tre anni e mezzo di lavoro, che il Maie è un movimento autentico, con dei principi e con struttura e partecipazione interna. Oggi siamo strutturati in tutte e nove le circoscrizioni consolari, con dei coordinatori circoscrizionali affiancati da un coordinamento integrato da dirigenti locali. Non abbiamo mai smesso di crescere e di lavorare nella costruzione del movimento, nell’organizzazione territoriale. Questo è possibile perché i nostri dirigenti hanno continuato a rapportarsi con la gente, a lavorare nel volontariato della comunità. Sono pochi in Argentina i partiti politici che si sono presentati alle politiche del 2008 e che tre anni dopo continuano a riunirsi organicamente e a svolgere delle attività sul territorio.

D. In particolare, quali sono – secondo le segnalazioni che ricevete come Maie – le richieste, le necessità più urgenti per i connazionali residenti in Argentina?

R. Le richieste sono tante e in gran parte sono istanze di vecchia data. C’è tutta la problematica legata alla assistenza sociale: è vero che la situazione economica argentina è migliorata, ma ancora i pensionati argentini sono molto arretrati nell’ammontare delle loro pensioni e tanti italiani che hanno lavorato in forma indipendente oggi hanno soltanto la minima. Il problema dell’insegnamento della lingua italiana, il pagamento delle pensioni e gli indebiti dell’Inps… E poi le richieste delle nuove generazioni: l’insegnamento della lingua italiana, la richiesta di formazione e di interscambio culturale, economico e scientifico con l’Italia, ecc. Senza dimenticare la problematica legata al riconoscimento della cittadinanza, dei servizi consolari, del rilascio dei passaporti. Tante richieste, ma anche e soprattutto tanta voglia di continuare a mantenere un vincolo con l’Italia.

D. Gli italiani d’Argentina si mostrano interessati al Maie? In questi anni di lavoro e di presenza sul territorio, quale riscontro avete ricevuto?

R. Sì certo, sono interessati. Lo si vede nelle diverse iniziative che il Maie ha organizzato in tutto il territorio argentino nelle quali abbiamo riscontato un grande interesse dei nostri connazionali, soprattuto delle nuove generazioni. In Argentina si verificano, da una parte, nella società in genere, una maggior voglia di partecipazione civica e politica rispetti ad anni fa. Dall’altra, all’interno della nostra comunità italiana si sta superando quel vecchio tabù della politica. Queste due condizioni ed il fatto che il nostro sia un movimento pluralista costruito dal basso permettono di diventare un vero canale di partecipazione del singolo cittadino, che si sente protagonista. I nostri parlamentari, quelli del Maie, votano secondo gli interessi degli italiani all’estero e non seguendo ordini di partito; questo è quello che dà credibilità al nostro movimento.

D. Raccontaci le ultime iniziative portate avanti dal Maie Argentina e i programmi per il futuro.

R. Sabato 24 settembre realizzeremo il IV Congresso Nazionale del Maie Argentina a Buenos Aires, con la partecipazione di 70 delegati provenienti da tutta l’Argentina. Il congresso è stato preceduto da diversi incontri tenutisi nell’ambito di ogni Circoscrizione Consolare, quale l’Assemblea del Maie della Circoscrizione Rosario tenutasi a Santa Fe il 3 settembre scorso. Non sono mancati, certo, incontri dei nostri parlamentari on. Ricardo Merlo e sen. Mirella Giai con le diverse comunità italiane dell’Argentina e i corsi di formazione politica per i giovani. Ma anche iniziative culturali, come la traduzione e pubblicazione in lingua italiana del libro “La legione italiana a Bahia Blanca, 1856 il fronte dimenticato del risorgimento” dello scrittore italo-argentino César Puliafito, che sarà presentato nel mese di novembre a Roma.

D. Si dice che in Argentina il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sia visto “como el mismo diablo” (“come il diavolo in persona”, ndr). È vero questo?

R. A me personalmente questi tipi di appellativi non piacciono, perché se c’è uno “come il diavolo” vuol dire che c’è un altro “come Iddio”. Il diavolo è il Diavolo, Dio è Dio e i politici sono persone che vanno giudicate per ciò che fanno nelle diverse circostanze storiche. Ma certamente l’immagine del presidente Berlusconi in Argentina non è buona. Da tempo la sua figura viene equiparata a quella dell’ex presidente argentino Carlos Menem, non tanto per eventuali coincidenze di pensiero, ma perché le loro figure vengono associate alla banalità del potere, all’esercizio del potere quale strumento per godersi la vita. Allora quando sembra che tutto va più o meno bene, sono figure popolari a cui tanti vogliono assomigliare proprio perché la banalità del potere a volte affascina. Ma quando le cose economicamente vanno male, allora, proprio perché esercitano il potere banalmente, diventano i padri di tutti i mali. Non interessa se fanno le cose che devono fare o no secondo le circostanze, cambia l’umore della gente e cambia anche la percezione che la gente ha di loro. L’immagine in politica è importante, l’avevano già capito gli antichi romani: la moglie di Cesare non solo doveva essere casta, doveva anche apparire tale.

D. In qualità di esponente del Maie, sei soddisfatto dell’operato del governo in generale e più in particolare per ciò che riguarda gli italiani all’estero?

R. Sembra che il Governo non sappia come risolvere i problemi del Paese, soprattutto come superare la crisi. Tutta la discussione dell’ultima finanziaria con delle decisioni prese e poi rimangiate, con litigi interni, con un ministro che dice di un collega “quello non capisce un c…”, sono forse la dimostrazione più palpabile di questa sensazione di smarrimento da parte dell’esecutivo. Per quanto riguarda gli italiani all’estero, penso che sia evidente che il Governo non abbia oggi una politica per questo settore. Ma attenzione: il vero nostro problema è che oggi c’è una visione trasversale degli italiani all’estero, che vengono visti come un peso del quale l’Italia in questo momento di crisi deve liberarsi. Un’idea, questa, che non è presente solo fra tanti esponenti del governo, ma anche fra tanti dell’opposizione. Non è una questione ideologica, è una questione di visione. Perció è importante un movimento politico come il Maie non cada nell’errore di adottare pregiudizi ideologici e dire “con questi mai”. Noi dobbiamo cercare di appoggiarci a tutti quelli che veramente condividono con noi la visione degli italiani all’estero quale una risorsa per l’Italia. Noi del Maie non siamo “contro questo o quel governo”, siamo contro le politiche nefaste per la nostra comunità e per la continuità del nostro rapporto con l’Italia.

D. In Argentina risiede anche il sen. Juan Esteban Caselli, guida del PdL nel mondo. So che tu sei un rappresentante del Maie, ma in questo caso te lo chiedo come cittadino italiano residente in Argentina: Caselli, che tu ne sappia, è conosciuto dalla comunità italiana ivi residente? È apprezzato come politico?

R. Per il mio incarico di consigliere Comites Rosario e consigliere del Cgie, conosco tutti gli altri eletti all’estero. Quelli eletti in Sud America, cioè Merlo, Giai, Angeli e Porta li conoscevo già prima che fossero stati eletti perché erano assai impegnati nelle strutture della nostra comunità. Conoscevo anche da tanto tempo il sen. Pallaro e poi ho conosciuto il sen. Pollastri e l’on. Bafile. Posso dirti che loro sono apprezzati come persone, quello è l’unica cosa che alla fine conta.

D. Torniamo al Maie. Come viene vista dagli italiani residenti in Argentina l’alleanza Maie-Udc?

R. C’è una grande aspettativa. L’accordo tra Maie e Udc è una vera e propria alleanza, nel senso che ognuno conserva la sua identità e autonomia. L’alleanza è stata possibile proprio per ció che dicevo prima, la condivisione del fatto che gli italiani nel mondo rappresentano una risorsa per il Paese.

D. Ricardo Merlo: che tipo di leader politico è? E come si pone nei vostri confronti, nei confronti di chi rappresenta il Maie nel mondo? Cerca di essere più sincero possibile…

R. Tu lo sai bene, io sono amico di Ricardo molto prima della sua esperienza politica, lo conosco dal 1992. È davvero un leader: non perché controlla o indirizza le azioni del movimento, ma perché ha una grande capacità di indurre i consensi. Gli piace convincere, nel vero senso della parola, cioè non sconfiggere l’altra parte, ma “vincere con”, superare assieme all’altro gli ostacoli che rendono difficile la convivenza.

D. Tu sei un uomo giovane, fai anche parte del Cgie. Come vedi il futuro dei giovani nel mondo dell’emigrazione? Non si sente, secondo te, il bisogno di avvicinare le nuove generazioni al mondo degli italiani all’estero? Come osservatori, di giovani interessati ai temi legati agli italiani nel mondo, all’associazionismo italiano all’estero, ne vediamo molto pochi…

R. Certo che abbiamo bisogno di avvicinare le nuove generazioni alle stutture della comunità all’estero. Proprio per questo si è organizzata la Conferenza Mondiale dei giovani italiani nel mondo, proposta dal Cgie e realizzata dall’attuale governo. È stato un peccato che il Governo poi non abbia dato continuità alle richieste e proposte dei giovani. Penso che l’importante non sia tanto il numero, ma la capacità e la voglia di fare di quelli che già si stanno avvicinando. Nel Maie cerchiamo sempre di dare spazio ai giovani e di incoraggiarli a partecipare, è una delle nostre priorità. Ma non solo i giovani, dobbiamo tener presente che in Argentina, come in tutto il Sud America, la nostra comunità italiana è prevalentemente formata da persone nate all’estero, cioè non emigranti ma “nuove generazioni” e anche a loro dobbiamo puntare, riuscire a coinvolgerli nelle strutture associative e di rappresentanza della comunità. Nella nostra struttura Maie Argentina, tutti i 9 coordinatori circoscrizionali sono persone nate in Argentina e tre di loro giovani con meno di 35 anni. Nelle prossime elezioni del Comites, che speriamo si tengano a breve tempo, il Maie candiderà un importante numero di giovani in ogni circoscrizione.

D. Se potessi avere davanti a te il premier Berlusconi, che cosa gli diresti?

R. Sicuramente mi verrebbe in mente il vecchio proverbio latino, “res, non verba”. Lui ha governato il nostro Paese 8 degli ultimi 10 anni: gli annunci vanno bene, ma c’è scritto che saremo riconosciuti dai nostri frutti. E mi sembra che i frutti del suo governo, fino ad oggi, non siano buoni. Soprattutto per noi residenti all’estero. Forse è arrivata l’ora di dare spazio a politici più giovani, che certo non mancano neanche nel suo partito.

D. In conclusione, lancia un messaggio agli italiani all’estero e a chi leggerà questa tua intervista, attraverso ItaliaChiamaItalia.

R. Non mollare. Noi siamo coscienti dell’importanza strategica che le comunità all’estero hanno per un Paese come l’Italia. Già solo questo deve incoraggiarci a continuare a mantenere il legame con l’Italia, che è e sarà sempre il nostro Paese, anche se a volte sembra che il Paese Italia non sia più interessato a noi”.

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