Data odierna 21-08-2017

“Eliminare l’impiego del contingente MAE nei corsi e destinare più risorse a soggetti privati, come proposto dal Coordinamento Svizzero, rappresenta l’ennesimo, goffo tentativo di privatizzare...

FLC CGIL contro la proposta degli enti gestori svizzeri: no alla privatizzazione dei corsi di lingua e cultura

“Eliminare l’impiego del contingente MAE nei corsi e destinare più risorse a soggetti privati, come proposto dal Coordinamento Svizzero, rappresenta l’ennesimo, goffo tentativo di privatizzare un servizio pubblico diretto dello Stato italiano a favore dei lavoratori italiani e dei loro congiunti”.

Così Massimo Mari della FLC Cgil – Settore Estero replica alla proposta di Riduzione del Contingente MAE da parte di alcuni Enti Gestori Svizzeri accusati di voler “cancellare l’intervento diretto dello Stato nella gestione dei corsi di lingua e cultura nelle sedi estere attualmente affidato al personale statale di ruolo nella scuola italiana”.

Per Mari, invece, “chiedere la soppressione della gestione diretta dello Stato nella speranza, o forse nell’illusione, che le risorse risparmiate vengano destinate ai vari soggetti gestori che operano non solo in Svizzera, ma in tutto il mondo, rappresenta una mera operazione di ricollocazione a proprio vantaggio delle risorse: operazione che poco ha a che vedere con un rilancio dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero che fino a qualche anno fa anche gli Enti gestori hanno in più occasioni evocato”.

“Gli Enti Gestori della Svizzera – osserva i sindacalista – dovrebbero ben conoscere le disposizioni legislative al riguardo che non solo sono coerenti con il dettato costituzionale, ma prevedono da parte dello Stato Italiano, per tramite del Ministero degli Affari esteri, l’istituzione e la gestione diretta dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero proprio perchè destinati al raggiungimento di ben precise finalità educative a favore dei nostri connazionali. Con questa richiesta – accusa Mari – gli Enti Gestori Svizzeri non solo vogliono uscire definitivamente dal sistema pubblico d’istruzione italiano ma vogliono condannare i nostri connazionali al ritorno ad un passato remoto discutibile da un punto di vista dell’efficacia e della trasparenza e nel contempo insostenibile da un punto di visto del diritto allo studio”.

Inoltre, aggiunge, “la presa di posizione del Coordinamento degli Enti Gestori in Svizzera, nel cavalcare con baldanza la linea della privatizzazione, non fa cenno a problematiche che pure da anni sono state poste alla loro attenzione:  la regolamentazione, anche attraverso criteri di verifica democratica del loro operato, il riferimento a precise regole per l’assunzione e il trattamento del personale, il rapporto con gli Uffici scolastici e con le Autorità consolari cui compete la responsabilità primaria dell’organizzazione e dell’amministrazione della rete dei corsi”.

La FLC Cgil, ribadisce Mari, “giudica le scuole e le iniziative scolastiche statali italiane all’estero una risorsa strategica nel settore della politica estera del nostro paese. La presenza di personale qualificato, proveniente dall’esperienza professionale nella scuola italiana, costituisce un fattore di primaria importanza in grado di garantire il collegamento di questo segmento educativo con il sistema scolastico nazionale e con le stesse istituzioni pubbliche locali. I corsi e le istituzioni scolastiche gestiti dallo Stato italiano costituiscono per noi l’asse portante per la diffusione e la promozione della lingua e cultura italiane nel mondo”.

“Proprio per questo – sottolinea – la FLC Cgil ritiene non più rinviabile una legge di riordino del sistema seria e coerente con i principi costituzionali che ribadisca la centralità dell’intervento pubblico e che, nell’ambito di ben precise regole, definisca l’orizzonte dei diritti e dei doveri degli altri soggetti privati chiamati a contribuire alla crescita del sistema scolastico italiano all’estero”. Concludendo, la FLC Cgil “valuta preoccupante, fuorviante e speculativa la posizione assunta dagli Enti Gestori della Svizzera e dal senatore Micheloni e dall’on Narducci perché si colloca all’interno di una visione della scuola  tutta privatistica e lobbistica che di fatto avvalora l’attuale politica del governo di centrodestra che, a cominciare dal sottosegretario Mantica, tenta in maniera pervicace di smantellare il sistema di istruzione pubblico negando di fatto ai cittadini italiani residenti all’estero il sacrosanto diritto all’istruzione costituzionalmente garantito”.

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