Data odierna 24-10-2017

“Da oggi alla Camera prende l’avvio il lavoro sulla nuova legge elettorale, sulla base del cosiddetto Italicum di cui tanto si è discusso tra le forze politiche e in occasione della formazione del...

Fedi: Si discuta pure ma senza giudizi sommari e con cognizione di causa

“Da oggi alla Camera prende l’avvio il lavoro sulla nuova legge elettorale, sulla base del cosiddetto Italicum di cui tanto si è discusso tra le forze politiche e in occasione della formazione del nuovo governo.

Dal punto di vista degli italiani all’estero, è berne precisare tuttavia che l’Italicum può fare davvero poco per modificare l’attuale impianto costituzionale che prevede, come unico strumento di realizzazione dell’esercizio in loco del diritto di voto, la soluzione della circoscrizione Estero. Per modificare questo impianto, infatti, occorre intervenire sulla Costituzione modificando gli articoli 48, 56 e 57″. Alla vigilia dell’esame in Aula della riforma della legge elettorale e dopo la pubblicazione sul Sole 24 ore di un articolo molto critico sul voto all’estero, il deputato Pd Marco Fedi – eletto in Australia – interviene sul tema per chiarire che “l’Italicum, semmai, partendo da una base proporzionale, può di fatto facilitare il passaggio ad una partecipazione elettorale che preveda il voto sulle circoscrizioni italiane. Perché accada, occorre tuttavia attendere l’approvazione definitiva della legge e poi iniziare a lavorare sulle modifiche costituzionali”.

“Queste cose – aggiunge Fedi – vorrei dire agli autori dell’articolo apparso sul Sole24Ore, che in sostanza chiede sommariamente l’abolizione del voto e della circoscrizione esteri. Si può invocare una modalità di partecipazione al voto diversa da quella fino ad oggi attuata, ed è legittimo pensare che questa soluzione non sia la più adatta, ma – annota – è forse il caso di usare maggiore prudenza su alcune euforiche dichiarazioni che lasciano pensare che un voto proporzionale senza preferenza sia meglio del voto per corrispondenza e della circoscrizione Estero, che prevede invece il voto di preferenza. Anche l’affermazione che non esisterebbe all’estero un rapporto serio tra elettori e rappresentanti non risponde alla realtà, perché il rapporto con gli elettori esiste nella circoscrizione estero mentre è stato nullo con il Porcellum ed è tutto da verificare con l’Italicum”.

“Sui costi, infine, torno a dire che 12 deputati e 6 senatori non sono aggiuntivi ma – ricorda Fedi – parte del numero complessivo previsto sempre dalla Costituzione. Per ridurre il numero dei parlamentari occorre, ancora una volta, mettere mano alla Costituzione. Sorvolo sul concetto di carità per dire invece con le prove alla mano che ogni passaggio parlamentare relativo ai connazionali nel mondo ha visto sempre la nostra partecipazione. Ogni esito positivo è costato impegno e lavoro. I risultati sono stati spesso positivi, altre volte negativi, ma sempre marcati dalle fasi della politica nazionale e dalle logiche di Governo”.

“Sinceramente – argomenta il deputato Pd – dubito che l’Italicum e la partecipazione al voto sulle circoscrizioni italiane possano modificare questo stato dell’arte che richiederebbe, invece, una più matura visione delle nostre comunità nel mondo. Francamente, almeno da un residente all’estero, ci si poteva attendere una diversa visione della politica e della partecipazione. Direi, ad esempio, come residente all’estero prima che come deputato della circoscrizione Estero, che i tempi sono maturi per migliorare l’esercizio in loco del diritto di voto, che tale miglioramento si può realizzare con il voto per corrispondenza degli iscritti a un elenco degli elettori cui si iscrivono liberamente nonno, figli e nipoti che desiderino votare, con un voto libero e segreto riversato sulle circoscrizioni italiane”.

“Mi limiterei a queste considerazioni invece che strumentalizzare l’Italicum per dire che gli eletti all’estero sono inutili, anche perché – conclude Fedi – in questo modo si pone sul piano normativo ordinario una questione da risolvere sul piano costituzionale e, soprattutto, si dà l’impressione di non avere la più pallida idea del lavoro svolto, nella quotidianità parlamentare, da 12 deputati e 6 senatori”. (aise)

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