Data odierna 22-06-2017

Il ministero degli Esteri chiude in tutto il mondo ambasciate, consolati e istituti di cultura, abbandonando di fatto gli italiani residenti all’estero. Mentre fa questo, però, continua a regalare milioni...

Farnesina, prende a calci gli italiani all’estero ma butta i soldi in Africa – di Laura Neri

Il ministero degli Esteri chiude in tutto il mondo ambasciate, consolati e istituti di cultura, abbandonando di fatto gli italiani residenti all’estero. Mentre fa questo, però, continua a regalare milioni di euro all’Africa sub-sahariana, al Medioriente, al Maghreb, all’America centrale. Paolo Bracalini, in un articolo sul Giornale, la chiama “Farnesina onlus”, il “ministero degli Esteri e della Beneficenza internazionale”. L’Italia è il settimo Paese donatore più importante al mondo. I progetti di “cooperazione allo sviluppo” finanziati dal Mae, con i nostri soldi, sono moltissimi. Quattrini destinati a finalità nobili, pare. Quasi 300 milioni solo nel 2013 partiti dalla Farnesina verso mete esotiche. Un fiume di denaro, osserva Bracalini, “impermeabile agli allarmi di esperti come Dambisa Moyo, economista di origini africane, sugli effetti controversi, a volte addirittura controproducenti, degli aiuti al Terzo mondo (La carità che uccide, Rizzoli)”.

Qualche esempio? “Proprio nei giorni scorsi – si legge sul quotidiano diretto da Alessandro Sallusti – il Comitato per la cooperazione presieduto dal viceministro Pistelli (ex mentore di Renzi, suo ex portaborse) ha annunciato le nuove «linee guida triennali», cioè i nuovi finanziamenti in partenza, per complessivi 51,2 milioni: 20 milioni di euro per lo sviluppo rurale del Myanmar (la Birmania), 31,2 milioni di euro all’Honduras «per il progetto di schema irriguo nella valle del Nacaome», 500mila euro per l’assistenza agli sfollati in Sud Sudan, 30 milioni di euro «per lotta contro Aids, Tbc e malaria»”. C’è poi il Senegal, a cui la Farnesina ha girato 45 milioni di euro (per tre anni); oppure la Repubblica Centrafricana, a cui son stati donati 400mila euro (prima tranche di un finanziamento complessivo di 1 milione) “per la prevenzione della violenza di genere, l’assistenza psicosociale e attività di formazione rivolti a leader locali”. In Tanzania, sempre a febbraio, è andato circa 1 milione di euro come “Supporto al settore della formazione professionale ed allo sviluppo del mercato del lavoro”.

Non è finita. “Per scolarizzare i giovani dell’Angola, invece, il progetto di 1,1 milioni di euro è stato finanziato per il 70% dal ministero degli Esteri. Vale 1,1 milioni anche il progetto di «Sostegno allo sviluppo socio-sanitario nella provincia della Ngounié», in Gabon, mentre per finanziare i giovani ricercatori mozambicani in ambito di biotecnologie sono impegnati 1,6 milioni di euro”.

L’articolo a firma Bracalini racconta di altri finanziamenti a fondo perso, ma non vogliamo affliggere i tanti italiani che ci seguono da oltre confine. Tuttavia, i dati parlano chiaro: evidentemente per il ministero degli Esteri sono più importanti i giovani ricercatori del Mozambico o la valle del Nacaome in Honduras, piuttosto che milioni di connazionali residenti oltre confine, che trovando chiuse le porte delle proprie sedi diplomatiche di riferimento, dovranno arrangiarsi se vorranno rinnovare un passaporto, registrare un matrimonio, certificare una firma. E quando avranno bisogno di assistenza, non resterà loro che mettersi le mani nei capelli e picchiare la testa contro il muro.

Con tutto il rispetto per Africa e Medio Oriente, la nostra opinione è che prima di ogni altra cosa, la priorità siano gli italiani. Residenti in Italia o meno. Altro che necessità di bilancio e spending review: è una scelta politica bella e buona. Lo Stivale continua a prendere i propri figli a calci nel di dietro, butta i soldi in “beneficenza” e degli italiani nel mondo se ne frega altamente.

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