Data odierna 18-08-2017

Deputato del Pd eletto in Europa, Gianni Farina ha partecipato ieri alla prima giornata dell’assemblea plenaria del Cgie, in corso alla Farnesina. A causa dei tempi stretti riservati al dibattito, il...

Farina: Cercare strade nuove per superare questo difficile passaggio per gli italiani all’estero

Deputato del Pd eletto in Europa, Gianni Farina ha partecipato ieri alla prima giornata dell’assemblea plenaria del Cgie, in corso alla Farnesina. A causa dei tempi stretti riservati al dibattito, il parlamentare non ha potuto presentare in modo esaustivo alcune sue proposte per tutelare i diritti di cittadinanza degli italiani nel mondo e dare maggior peso agli eletti all’estero. Di seguito, dunque, riportiamo il testo integrale dell’intervento preparato per la plenaria.

“L’iniziativa del Consiglio generale degli italiani all’estero di aprire un confronto straordinario e diretto con Parlamento e Governo ben rende la serietà del passaggio che stiamo attraversando. In tempi ormai stretti si deciderà se la comunità italiana nel mondo potrà diventare un importante sostegno della ripresa dell’Italia a livello internazionale, come da tempo essa richiede, oppure dovrà subire lo smantellamento del sistema di rappresentanza democratica costruito nel tempo e una vera e propria regressione di diritti.

Ho sentito dunque con particolare sincerità il dovere di intervenire nell’Assemblea del CGIE in modo non rituale, ma cercando di dare un contributo di proposte e di riflessione. A partire dall’esigenza di trovare uno strumento istituzionale e politico che consenta di far sentire più nitidamente la voce degli eletti all’estero e di avere un peso sulle scelte che si compiono nelle politiche d’internazionalizzazione e verso le nostre stesse comunità. Questo strumento è possibile ed è una Commissione bicamerale, composta non solo dagli eletti all’estero ma anche da autorevoli parlamentari eletti in Italia e presieduta da una personalità di alto profilo. Una Commissione che, in forza della sua legge istitutiva, esprima non solo pareri, ma abbia anche poteri di proposta e di controllo e diventi un osservatorio sulle migrazioni che riguardano l’Italia: quelle ormai consolidate, quelle in entrata e le nuove mobilità.

Di fronte, poi, al tentativo di eliminare la circoscrizione Estero con il pretesto del dubbio funzionamento della legge elettorale, ho sentito di ribadire la mia proposta non solo di una messa in sicurezza del sistema di voto, ma anche di una riforma della stessa circoscrizione Estero, superando le attuali ripartizioni e andando in direzione di collegi più piccoli. In essi, non solo il contatto con gli elettori sarebbe più personalizzato, ma la regolarità del voto sarebbe rafforzata proprio da un rapporto democratico più diretto e trasparente.

Partendo dalla giusta preoccupazione del CGIE di assicurare le condizioni di una fisiologica partecipazione democratica nelle elezioni di rinnovo dei COMITES, dopo il superamento del voto per corrispondenza che la legge ha fatto, ho espresso in merito un’opinione e dato un suggerimento. L’opinione è di non arretrare di fronte ad una seria sperimentazione del voto elettronico, che pur non potendo oggi sostituire i seggi elettorali, può essere tuttavia un’utile carta per il futuro. La proposta, di fronte alla scarsità delle risorse disponibili per la creazione di un numero adeguato di seggi elettorali, è quella di costituire e tenere aperta per un paio di settimane, presso i nostri consolati superstiti, una “stanza del sovrano” (il popolo), dove si può andare a votare con il tempo necessario per assorbire un’affluenza non ristretta. Lo fanno stati civilissimi, non si capisce perché non potremmo farlo noi. L’importante è creare condizioni reali affinché non sia intaccata l’”effettività del voto” per la cui realizzazione si è dovuta fare una riforma costituzionale.

Sul tasto dolentissimo della riduzione della rete dei servizi consolari che sta avvenendo a seguito di decine di chiusure di strutture decentrate, ho ribadito infine la mia convinzione che se ci fosse stata una consultazione seria in Parlamento si sarebbe potuto fare meglio, molto meglio. Sarebbe bastato, infatti, puntare a realizzare più servizi di prossimità e a ridurre il peso, a volte arcaico e inutile, della diplomazia, anche per rispondere alle esigenze dei tanti, soprattutto in Europa, che varcano le Alpi in cerca di una loro prospettiva professionale e umana”. (aise)

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