Data odierna 18-08-2017

Un italiano di 61 anni, detenuto nel carcere di Najayo, a San Cristobal, località alle porte della capitale della Repubblica Dominicana, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame come “unica forma...

Detenuti italiani all’estero, MAIE RD a Comites e Ambasciata: non abbandonate Ambrogio Semeghini

Un italiano di 61 anni, detenuto nel carcere di Najayo, a San Cristobal, località alle porte della capitale della Repubblica Dominicana, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame come “unica forma di protesta nei confronti dell’ambasciata italiana di Santo Domingo”, la quale non garantirebbe al nostro connazionale “sufficiente assistenza medica e i prodotti di prima necessità”. A denunciarlo, tramite una lettera inviata a diversi organi di stampa, e, in copia, anche all’ambasciata d’Italia e al presidente del Comites di Santo Domingo, è un amico del connazionale detenuto. A trovarsi dietro le sbarre è Ambrogio Semeghini, il quale sta molto male: secondo quanto racconta chi lo ha potuto visitare di recente, sta perdendo la cornea dell’occhio destro a causa di una grave malattia, oltre a soffrire di crisi respiratorie. Per evitare che le proprie condizioni di salute peggiorino, Ambrogio ha bisogno di cure e di medicine, che tuttavia non arrivano o arrivano in maniera sporadica e insufficiente.

A dire la verità, l’ambasciata italiana di Santo Domingo ha dimostrato interesse verso le condizioni di salute dell’italiano, chiedendo alle autorità del carcere quali fossero le sue reali condizioni di salute. Non si sa, tuttavia, al momento, quali siano state le decisioni della nostra sede diplomatica per quanto riguarda il caso Semeghini.

Chi di recente ha visitato Ambrogio in prigione afferma che sta molto male e che uno sciopero della fame non farebbe altro che peggiorare la situazione. Il MAIE della Repubblica Dominicana, coordinato da Ricky Filosa, rivolge un appello all’ambasciata d’Italia e al Comites di Santo Domingo: “fate qualcosa. Non abbandonate Ambrogio al proprio destino”, chiede il coordinatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero; Semeghini “si sarà anche macchiato di colpe tali da meritare la prigione, ma la galera non può essere una condanna a morte”.

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