Data odierna 18-11-2017

I toni duri con cui si è aperta ieri l’Assemblea Plenaria del Cgie hanno trovato seguito nel dibattito che è seguito alle relazioni del governo e del Comitato di Presidenza, presentate rispettivamente...

Dallo scontro al confronto: il contributo dei consiglieri e dei parlamentari alla plenaria del Cgie

I toni duri con cui si è aperta ieri l’Assemblea Plenaria del Cgie hanno trovato seguito nel dibattito che è seguito alle relazioni del governo e del Comitato di Presidenza, presentate rispettivamente dal sottosegretario Alfredo Mantica e dal segretario generale Elio Carozza. Toni che però non hanno precluso la possibilità di riflessioni aperte e confronto sincero, così come auspicato dai due relatori – del Mae e del Cgie –, tra i consiglieri ed i numerosi parlamentari eletti all’estero e non solo che hanno preso la parola.

Il primo a prendere la parola è stato Giuseppe Firrarello (PdL), presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, per il quale dallo “scontro odierno” è emersa la consapevolezza che “in un momento così difficile c’è bisogno di maggior pazienza e volontà di ascolto e confronto”, perché “il malessere manifestato dal segretario generale è quello di tutti” gli italiani nei cinque continenti. Insieme, ha detto Firrarello, “è possibile trovare punti di incontro da canalizzare in leggi utili per le comunità italiane all’estero”, a partire dall’iter di approvazione della legge di riforma di Comites e Cgie, che va accelerato perché si possa votare nel 2012 con la nuova legge.

Aperto al confronto anche Marco Fedi, deputato del Pd eletto in Australia, che ha accolto le critiche di Carozza ai parlamentari come un’occasione per “ragionare” e “migliorare il nostro lavoro”, ma “anche il Cgie deve interloquire di più con noi”, ha aggiunto. Insieme, Cgie e parlamentari devono dire “no” al “compromesso del nulla sul nulla” e, ancora insieme, “rilanciare l’azione della politica per gli italiani all’estero, che oggi è fatta di toppe e pezze, senza alcun raziocinio politico”. Fedi ha avuto parole dure verso il governo che, pur alle prese con una crisi che impone scelte complesse, “ha esautorato tutto il mondo degli italiani all’estero con la complicità di un’Amministrazione lontana mille miglia dalla comunità”. Persino “gli ambasciatori e i consoli dipingono una realtà che non c’è per far piacere al Palazzo”, ha denunciato il deputato. “Già hanno difficoltà a spiegare il nostro vocabolario politico”, ha aggiunto facendo riferimento ai “bunga bunga” italiani: “non diamo loro anche quest’altro peso”. Ed ancora: “oggi il sistema Italia nel mondo è inaffidabile. Facciamo in modo che non perda credibilità anche la nostra diplomazia, che deve essere all’altezza dei temi della politica estera” e di quelli degli italiani all’estero, che ancora attendono risposta. Fedi li ha elencati: dal problema delle pensioni e dell’assistenza alla questione della cittadinanza, dalla rete consolare “allo stremo” alla “insufficiente e tardiva” riforma di Comites e Cgie, che Fedi si è augurato vada a finire verso “un binario morto” affinché si possa “riaprire la discussione e trovare una soluzione condivisa”.

Anche Stefano Pedica, senatore dell’IdV e convinto sostenitore dell’abolizione del Cgie – per la quale ha presentato già due provvedimenti –, è contrario a questa proposta di riforma dei Comites, dalla quale ha ritirato la sua firma, perché, ha spiegato, riduce i Comitati a “organi di partito”.

Più chiaro ancora è stato il consigliere del Cgie Gian Luigi Ferretti che per descrivere la riforma dei Comites ha usato la stessa imbarazzante frase che, secondo le intercettazioni, il premier italiano avrebbe usato nei confronti di Angela Merkel. Molto diplomatico e di poche parole invece Amato Berardi del PdL. “Si può fare di più per noi italiani nel mondo, ma solo se siamo uniti”, ha detto salutando la platea e ricordando con affetto e riconoscenza il ministro Tremaglia.

Sulla riforma dei Comites è tornato Gianni Farina, deputato del Pd eletto in Europa, per il quale si tratta di una “inutile discussione”. “Di tutto c’era bisogno” tranne che “affrontare con metodi avventurosi” la riforma delle istituzioni rappresentative degli italiani all’estero. Peraltro, ha ricordato Farina, la legge istitutiva proposta dal Cgie e oggi in vigore è “moderna tuttora innovativa”. Cambiarla sarebbe un “assassinio”. Piuttosto, ha osservato il parlamentare, “il Cgie va rinnovato ed è da qui” è la sfida lanciata dal deputato, “che dovrà scaturire una nuova proposta”. Quanto al problema dei tagli e delle “potature” ai capitoli di bilancio del Mae, il deputato del Pd è stato chiaro: “una tragedia del Vajont si è abbattuta sugli italiani all’estero”.  Eppure Farina si è detto convinto che si sarebbe potuto rivedere il rapporto con le comunità all’estero senza penalizzare i servizi loro dedicati. Alcune riflessioni Gianni Farina ha poi riservato alla proposta di riforma costituzionale del ministro Calderoli, che, al di là della soppressione della circoscrizione estero, “è di straordinaria poca serietà”: non esiste infatti alcun Paese al mondo in cui Camera e Senato siano di pari grandezza. Per non parlare dell’ipotesi di riduzione a 5 deputati della rappresentanza italiana all’estero, contenuta in un altro provvedimento: in Francia, ha illustrato Farina, a fronte di 800mila connazionali iscritti alle liste elettorali – all’Aire ne abbiamo 4 milioni –, si apprestano ad eleggere 11 deputati! Quanto infine al tema della trasparenza del voto per corrispondenza, “i brogli e le disfunzioni” che in passato lo hanno caratterizzato “sono frutto di prassi tipicamente italiane”. Al contrario “la partecipazione democratica degli italiani all’estero è stata una grande esperienza”.

Contrario alla riforma di Comites e Cgie così come viene proposta si è detto Carlo Consiglio. Per il consigliere del Cgie però ci sono margini di manovra per qualche “aggiustamento”. Lo stesso dicasi per la ristrutturazione della rete consolare: qui, ha osservato Consiglio, i costi si possono ridurre “rivedendo una volta e per sempre il rapporto con il personale assunto in loco, che costa un quarto rispetto al personale inviato da Roma”. Infine il consigliere ha spossato l’invito del suo segretario generale all’unità del Cgie, che però, ha precisato, deve essere “reale” e con una “posizione univoca”. “Fermiamoci un attimo, buttiamoci alle spalle i rancori e andiamo avanti”.

L’idea di Carozza è piaciuta anche al deputato della Lega Nord Claudio D’Amico, che ha invitato il Cgie a definire quali sono le priorità, “perché quando la coperta è corta, qualcosa rimane fuori”. È così accade che vi siano meno fondi per gli italiani all’estero e più spese per la gestione dell’immigrazione in Italia.

Un paragone questo che non è piaciuto a molti e fra questi al consigliere Norberto Lombardi, il quale ha definito “indegna” e inappropriata alla sede la “contrapposizione” tra immigrazione ed emigrazione, laddove si tratta della stessa storia vissuta da popoli diversi. Una critica pesante alla quale D’Amico ha replicato definendo “indegno che ci siano cittadini italiani in Venezuela che non hanno assistenza sanitaria, quando qui la diamo a cani e porci”. “Stupidaggini”, ha replicato dalla sala il consigliere Oberdan Ciucci. “Razzisti”, ha aggiunto. E questo botta e risposta è stata l’unica nota di colore in una sessione incredibilmente pacata.

Di salvaguardia della diffusione della lingua italiana all’estero ha parlato il consigliere Primo Siena, per il quale sarebbe bene assumere docenti in loco perché costano meno di quelli inviati dal MIUR. Il 2012 sarà comunque un anno difficile per i corsi di lingua italiana, visto che, come ha riferito ancora Lombardi, ieri durante la riunione della Commissione Scuola e Cultura il direttore generale Zuppetti ha parlato di uno stanziamento pari a 7,5 milioni di euro, a fronte dei 27 del 2008. Dati raccapriccianti, anche se, ha tenuto a precisare proprio Zuppetti, si tratta di dati ancora non ufficiali diffusi impropriamente mentre le analisi sono ancora in corso. Poco importano se le cifre sono ufficiali o ufficiose. Per Franco Narducci, eletto in Europa con il Pd, “in questi tre anni il sistema italiani all’estero ha pagato un prezzo durissimo” ed ogni ulteriore “gesto di disaffezione del governo e delle istituzioni verso gli italiani all’estero rischia di creare una cesura forte come non c’è mai stata”.

Eppure l’ultima manovra di bilancio, che, ha riferito Narducci, ha tagliato le risorse del Mae di 207 milioni di euro per il 2012 e le taglierà di altri 72 milioni nel 2013 e 92 milioni nel 2014, è un ulteriore esempio della “mancanza di coraggio” di questo governo, che continua a togliere fondi “distruggendo un patrimonio” – quello dei Comites, degli enti gestori, della lingua italiana – “che tanto ha dato e tanto si è evoluto” negli anni. Quanto alla riforma Calderoli, per Narducci è “inaudita” e grossolana: “non c’è Paese federale al mondo in cui ci sia una legge del genere” e soprattutto, ha aggiunto il deputato del Pd, “la Costituzione non si può cambiare a spizzichi e bocconi”, non si può “fare a pezzi senza larghe intese, senza un piano”, come dimostrano le 6 riforme costituzionali su questioni diverse all’esame del parlamento. Insomma questo del governo è un “bluff”.

E lo è anche la “spending review” per la ristrutturazione della rete consolare, che, già criticata duramente da Narducci in sede di Commissione, “vuol dire anche ottimizzazione delle spese”. E qui si torna dunque alle scelte compiute dall’Amministrazione. Infine una riflessione sulla riforma di Comites e Cgie al vaglio del parlamento: per il parlamentare vi è un “difetto di costruzione a livello di articolato nel punto in cui si saldano” in due organismi di rappresentanza. Per questo se la prima parte della riforma, quella dei Comitati, potrebbe essere approvata con dei correttivi, la seconda dedicata al Consiglio generale contiene “troppe incongruenze”, dunque sarebbe meglio “tentare lo stralcio”.

Con o senza la riforma “il mancato rinnovo dei Comites” è per il consigliere Luciano Neri “una violazione reiterata della legge da parte del governo”, che ha attuato una versa e propria “strategia stragista” verso gli italiani all’estero e questo per un “problema culturale, di ignoranza” intesa come non conoscenza. Occorre dunque “lavorare tutti insieme in questi mesi”, è l’invito di Neri, “e con il 2012 presentare un decalogo di ciò che gli italiani all’estero possono fare e valere”. Il Cgie potrà così “aiutare” il governo, dove gli addetti ai lavori preferiscono fare i “ragionieri” e “tagliare”, rinunciando ad “alcun investimento”.

Ad una settimana dalla sua presenza nella stessa sala per la V Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, oggi è tornato alla Farnesina anche Fabio Porta, deputato del Pd eletto in Brasile, che parafrasando il ministro Frattini e le sue considerazioni sulla crisi internazionale – “l’America Latina è parte della soluzione, non parte del problema” -, ha detto: “gli italiani all’estero sono parte della soluzione”, ma questa, ha aggiunto, “non è ancora la percezione che hanno la società e la politica italiane” né il governo. E la riforma di Comites e Cgie è “indicativa” di ciò. Altre questioni come quella dell’assistenza sarebbero state “prioritarie ed urgenti”, ha rilevato Porta, “ed invece in Senato è partito come un treno l’iter di questa legge pessima nel metodo e nei contenuti”.

Il confronto con la comunità potrebbe aiutare a gestire nel modo migliore i problemi degli italiani all’estero, ma “noi non siamo né ascoltati né coinvolti”, ha rilanciato il consigliere Alberto Bertali. A lui e agli altri “onorevoli consiglieri del Cgie” ha rivolto il proprio “apprezzamento per il lavoro tenace” che “nonostante tutto” portano avanti.

Laura Garavini, deputata del Pd eletta in Europa, secondo la quale la riforma di Comites e Cgie è “l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso delle misure disastrose” verso gli italiani all’estero. Non era una priorità, ha concordato Garavini, e comunque non avrebbe dovuto compromettere il voto per il rinnovo dei due organismi. La deputata si è detta d’accordo con il collega del Pd Fedi: sarebbe meglio se la riforma finisse su un binario morto, ma, in caso contrario, “faremo del nostro meglio”, ha assicurato, convinta che i Comites e soprattutto il Cgie sono strumenti unici e indispensabili che collegano i parlamentari eletti all’estero al loro territorio di provenienza. Andrebbero perciò rafforzati i loro poteri, specie laddove viene meno la presenza dello Stato per via dei tagli e delle chiusure di Consolati, Istituti italiani di Cultura e l’appena soppresso Istituto nazionale per il Commercio Estero.

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