Data odierna 21-08-2017

Sulla riorganizzazione della rete consolare i senatori 5 Stelle oltre a mostrare numerose perplessità, da tempo chiedono al Mae di fornire dati e numeri sui risparmi previsti dalla chiusura delle sedi....

Sulla riorganizzazione della rete consolare i senatori 5 Stelle oltre a mostrare numerose perplessità, da tempo chiedono al Mae di fornire dati e numeri sui risparmi previsti dalla chiusura delle sedi. Richiesta ribadita in particolare dalla senatrice Mussini in tutte le audizioni del Vice Ministro Dassù in Commissione Esteri e, ora, in una interrogazione a risposta orale al Ministro Bonino sottoscritta dai colleghi De Pietro, Orellana, Bencini e Romani.

“Nell’ambito della razionalizzazione e ottimizzazione nell’organizzazione delle spese e dei costi di funzionamento dei Ministeri, avviata con la legge finanziaria per il 2007 (legge n.296/2006), – si legge nella premessa – si è assistito negli ultimi 5-6 anni ad una sostanziale riduzione degli stanziamenti del bilancio per i ministeri stessi, che ha coinvolto in maniera sensibile anche il (MAE) Ministero degli affari esteri (ad esempio attraverso la riorganizzazione/riduzione degli uffici di livello dirigenziale generale e non generale o l’eliminazione delle duplicazioni organizzative esistenti ovvero, ancora, mediante strumenti di innovazione amministrativa e tecnologica); la legge finanziaria per il 2007 ha previsto che, per conseguire l’obiettivo della riduzione di spesa, il Ministero degli affari esteri avviasse la “ristrutturazione (…) della rete diplomatica, consolare e degli istituti di cultura in considerazione del mutato contesto geopolitico, soprattutto in Europa, ed in particolare l’”unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi sede nella stessa città estera”; il provvedimento di spending review (decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”), ha previsto per le amministrazioni centrali dello Stato, a decorrere dal 2013, una ulteriore riduzione della spesa in termini di saldo netto da finanziare ed indebitamento netto (art. 7, comma 12). La legge di stabilità 4 ottobre 2013, n. 117, infine, ha previsto ulteriori riduzioni di spesa per il Ministero e per l’acquisto di beni e servizi dello stesso”.

“Il bilancio del MAE – annota Mussini – è composto per l’83,3 per cento da voci non rimodulabili (retribuzioni del personale) o rimodulabili solo parzialmente (per esempio previe modifiche legislative dei contributi obbligatori: quasi due terzi – 375 milioni di euro – dei contributi obbligatori sono alle Nazioni Unite e non modificabili). La percentuale di bilancio su cui operare si riduce quindi al 16,7 per cento; la relazione della Commissione per la spending review, insediata dall’allora ministro Terzi, ha evidenziato i criteri per ottenere una riduzione fattiva delle spese del MAE, senza che questo vada ad intaccare il livello dei servizi offerto ai cittadini”.

“L’Italia – continua la senatrice – dispone all’estero di una rete diplomatico-consolare e culturale di dimensioni analoghe a quella dei principali partner europei, pur con un bilancio inferiore. Il costo totale della rete estera (inclusi Scuole e corsi italiani all’estero) è pari al 44 per cento del bilancio della Farnesina; i nuovi flussi migratori e le gravi criticità affrontate dalle sedi riceventi competenze e utenza dalle precedenti chiusure non consentono ulteriori carichi di lavoro, dal momento che anche il personale nei consolati è insufficiente pressoché in ogni sede; alcuni Istituti italiani di cultura (IIC) sopprimendi, inoltre, lungi dal rappresentare solo un costo per il Ministero, sono strutture che introitano fondi, come ad esempio l’IIC di Salonicco. In altri casi, come ad esempio per l’IIC di Copenaghen la sede risulta inalienabile come da Accordo firmato nel 1961 con la Danimarca”.

“Risulta agli interroganti – si legge ancora nella premessa – che la lista degli uffici all’estero da sopprimere non sembrerebbe recepire le raccomandazioni e raggiungere gli obiettivi fissati dalla suddetta Commissione. Quest’ultima, infatti, aveva raccomandato, tra l’altro: a) il riequilibrio delle sedi, orientato alle nuova priorità e alla riduzione delle sedi consolari situate in Europa, con il contestuale mantenimento dei servizi (consolari, economici, culturali); b) la gestione amministrativa unificata tra sedi situate nella stessa città e/o Stato o area geografica contigua; c) la revisione della rete degli Istituti Italiani di Cultura, con l’accorpamento funzionale e logistico degli stessi, ove possibile, all’interno delle Ambasciate (con un risparmio di circa 2,5 milioni di euro all’anno); d) l’individuazione della lista stabile degli Istituti di cultura; circa un terzo delle trentadue soppressioni di uffici all’estero previste avviene al di fuori dei confini europei; alcune delle stesse sedi europee da sopprimere o accorpare non sembrano, peraltro, essere state scelte seguendo le raccomandazioni della Commissione”.

“È il caso – ribadisce Mussini – dell’IIC di Salonicco, che produce fondi ed è, dunque, in grado di svolgere la propria attività con costi molto ridotti per il MAE; la soppressione di tale Istituto condurrebbe poi a concentrare nella sola (e lontana) Atene gli uffici italiani in Grecia. La soppressione di altre strutture quali l’IIC di Lione, dove è forte la presenza italiana, o quello di Copenaghen sembra seguire la logica dell’accorpamento degli Istituti con l’Ambasciata o il Consolato di riferimento, ma rischia così di incrinare quella che è la funzione principale degli IIC, la promozione della cultura italiana a favore dell’espletamento delle attività proprie di un’ambasciata. Lo stesso discorso può estendersi anche alle strutture extraeuropee, come quella di Washington, ove la sede distaccata dell’IIC è situata nella stessa ambasciata, e quella di Vancouver, sita nello stesso edificio del Consolato. La soluzione, poi, di affidare ad un unico IIC la competenza per una vasta area territoriale, come quella ad esempio dell’intera Turchia per il solo IIC di Istanbul (a seguito della soppressione della sede distaccata di Ankara), sembra acuire le difficoltà di mantenere elevato, o comunque efficace, lo standard degli IIC e il livello dei servizi offerto ai cittadini”.

Secondo i senatori 5 Stelle “l’Annuario statistico fornisce dati aggregati, che non sono sufficienti a stabilire l’efficacia degli interventi di chiusura e a permettere di valutare il possibile raggiungimento dell’obiettivo richiamato dalla Commissione di riequilibrare la rete diplomatico-consolare e culturale all’estero aggiornandone la struttura e la distribuzione geografica per riflettere i nuovi interessi dell’Italia; occorre porre attenzione ad alcuni dati necessari per rendere qualificanti gli interventi di riduzione della spesa proposti dal MAE e, altresì, per valutare l’adeguatezza degli stessi. Il Ministero avrà senza dubbio tenuto presente elementi di valutazione importanti e potrà, dunque, fornirli agevolmente al Parlamento, al fine di garantire una deliberazione consapevole sulla materia”.

Quindi, “considerato che “La rete diplomatico-consolare e degli Istituti di Cultura” – come si legge nella relazione della Commissione per la spending review – “rappresenta una risorsa preziosa per la protezione e la proiezione globale dei nostri interessi politici, economici, culturali-linguistici”", i senatori chiedono di sapere “quali programmi e attività preparatori siano stati svolti e quali criteri siano stati utilizzati per l’individuazione delle sedi da chiudere e se sia stato debitamente valutato l’interesse pubblico allo svolgimento delle attività delle sedi in chiusura, in modo tale da non generare svantaggi per la cittadinanza e una palese contraddizione con le linee programmatiche del Ministero di promozione della lingua e cultura italiana, nonché del’intero Paese all’estero; se sia stata valutata la possibilità di riorganizzare la struttura degli uffici sopprimendi per ridurre i costi di gestione, senza giungere alla chiusura e, in caso contrario, quali siano le ragioni per cui si è proceduto diversamente”.

E ancora: “quale sia la presenza numerica dei cittadini italiani nella zona di competenza degli uffici in chiusura; quali siano gli interessi economici attuali e futuri dell’Italia all’interno del paese nel quale si opererà la chiusura di uffici; quali siano i flussi turistici nell’area verso l’Italia (numero di visti turistici richiesti ogni anno) e gli eventuali effetti negativi sugli stessi in seguito alla chiusura delle sedi in questione; a quanto ammonti il risparmio effettivo derivante dalla chiusura delle sedi estere, sia quello complessivo sia quello relativo ad ogni singola sede in chiusura” e, infine, “se siano state valutate altre misure, e quali, per ottenere risparmi pari a quelli, di cui non è ancora nota la quantificazione, derivanti dalle chiusure delle sedi”. (aise)

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