Data odierna 18-06-2018

“Ho passato quasi quarant’anni della mia vita all’estero, da quando cioè decisi di stare vicino a mio marito emigrato in Belgio per lavoro e, soprattutto, decidemmo di crescere insieme con lui i...

Chiedere l’esenzione IMU per gli iscritti all’AIRE è un atto di equità

“Ho passato quasi quarant’anni della mia vita all’estero, da quando cioè decisi di stare vicino a mio marito emigrato in Belgio per lavoro e, soprattutto, decidemmo di crescere insieme con lui i nostri due figli, dedicandomi a tempo pieno alla famiglia. Lo sa che il lavoro della casalinga non solo non produce reddito, ma non dà nemmeno diritto alla pensione? E vengo al dunque: possiedo in Italia un piccolo appartamento che ho ereditato dai miei genitori, sul quale pago tutte le tasse, l’IMU, la TASI e la tasse sui rifiuti, e riflettevo: ma perché i pensionati residenti all’estero che ricevono una pensione dello Stato dove hanno lavorato sono esentati dal pagamento di queste tasse e io, che pure ho ormai 67 anni, ma purtroppo non ho nessuna pensione, devo pagare, pur non avendo reddito, anche se ho lavorato tutta una vita?”.

“Questo è una parte della lettera che mi scrive una nostra connazionale residente all’estero, alla quale, purtroppo, non riesco a dare una risposta convincente”. Così Alessio Tacconi (PD) eletto nella Circoscrizione Estero/Europa. “Pur soddisfatti dell’ottimo risultato raggiunto con l’esenzione dal pagamento dell’IMU da parte dei cittadini italiani residenti all’estero “già pensionati nei Paesi di residenza”, insieme ai colleghi del Partito Democratico eletti all’estero, avevamo immediatamente chiesto chiarimenti al Ministero dell’Economia sulla reale portata della norma e se non fosse possibile includervi l’intera platea dei pensionati, non solo quelli che ricevono una pensione straniera o in convenzione internazionale. Come si ricorderà la risposta del MEF era stata negativa. Personalmente ho insistito, già a marzo del 2015 e a febbraio del 2016, con due distinte proposte di legge. Con la prima proponevo di sostituire la dizione “già pensionati nei Paesi di residenza” con il concetto anagrafico di “età pensionabile, secondo le norme vigenti in Italia”: l’intento era quello, da un lato, di sgombrare il campo da ogni dubbio interpretativo circa la platea dei beneficiari – includendovi i percettori di sola pensione INPS o di una pensione erogata da uno stato estero diverso da quella di attuale residenza e anziani senza pensione – dall’altro sollevare i beneficiari stessi dall’onere della prova del loro status di pensionati e le nostre Rappresentanze diplomatico-consolari dall’aggravio di lavoro per certificazioni varie. La seconda proposta di legge, invece, sottoscritta da più di 50, deputati mirava all’esenzione su una ed una sola abitazione di tutti i cittadini italiani residenti all’estero”.

“Ho ritenuto giusto presentare queste proposte per rispondere alle attese dei nostri connazionali residenti oltre confine che quasi unanimemente ritengono la tassazione della loro prima casa una palese ingiustizia e una mancanza di equità fiscale . Un’ingiustizia che essi sommano alle sofferenze materiali e morali che hanno dovuto affrontare quando, per necessità, hanno lasciato l’Italia per cercare lavoro all’estero. Posso testimoniare che li assale un senso di frustrazione e sconforto ogni qual volta essi pensano ad una casa che avrebbe dovuto essere il legame indissolubile con l’Italia, dove passare le vacanze annuali o trascorrere gli anni della vecchiaia e che invece, a causa della pesante tassazione unita alla miriade di balzelli e alle spese di gestione è diventato un inutile peso da cui, ironia della sorte, non è nemmeno facile disfarsi. Molti piccoli centri, infatti, soprattutto al Sud, sono diventati “paesi fantasma”, con oltre il 70% di case disabitate, che si rianimano solo nei mesi estivi, quando vi fanno ritorno i cittadini emigrati che ne rivitalizzano le strade e i quartieri e, soprattutto, danno una boccata d’ossigeno alla loro asfittica economia. In tale contesto, perciò, il valore di mercato delle abitazioni è pressoché uguale allo zero e la pesante tassazione equivale ad un graduale esproprio” – aggiunge il deputato.

“L’insistere su questi temi perciò – sottolinea con una punta polemica Tacconi, con chiaro riferimento a qualche attacco mediatico dei giorni scorsi – non ha nulla a che fare con la facile demagogia che qualcuno mette in campo durante le campagne elettorali. Risponde piuttosto a una profonda convinzione di fare la cosa giusta, di rispondere a un’esigenza di giustizia e di equità che sale da tutti i cittadini italiani residenti all’estero che, spesso, si trovano addirittura a essere i maggiori contribuenti di molti comuni senza minimamente usufruire dei loro servizi, se non per qualche settimana all’anno. Continuerò perciò a battermi – conclude Tacconi – per un obiettivo che rimane in cima alla mia agenda politica”.

On. Alessio Tacconi

Membro della Commissione Esteri

Camera dei Deputati

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