Data odierna 22-06-2017

L’Italia “è l’unico Paese ad aver predisposto i seggi all’estero per le Europee”, senza invece prevederli per elezioni di Comites e Cgie “che dovranno in qualsiasi...

Carozza: voto cartaceo per Comites, no seggi per Europee

L’Italia “è l’unico Paese ad aver predisposto i seggi all’estero per le Europee”, senza invece prevederli per elezioni di Comites e Cgie “che dovranno in qualsiasi condizione svolgersi entro novembre 2014″. Un vero e proprio controsenso, secondo il segretario generale del Cgie Elio Carozza, che si è rivolto direttamente al governo e ai presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso, al termine dei lavori del Comitato di presidenza del Consiglio generale degli italiani all’estero. Proprio stamattina il Cgie ha fatto recapitate al premier Matteo Renzi, ai ministri Federica Mogherini, Angelino Alfano e Pier Carlo Padoan “in cui ribadiamo quanto siano inappropriati i seggi negli stati membri: la normativa europea prevede che il cittadino dell’unione che risiede in stato diverso dal suo possa esprimere il suo diritto di voto attivo e passivo nel luogo in cui risiede” spiega Carozza.

“Io stesso ho sempre optato per votare in Belgio: il fatto che il nostro paese organizzi i seggi per le Europee va contro l’idea stessa di cittadinanza europea, per di più siamo l’unico paese e questo rischia di farci tacciare di antieuropeismo”. Ai ministri e ai presidenti delle due Camere dunque è giunto l’invito a valutare la questione, risolvibile anche con l’approvazione di un emendamento a firma Giorgio Tonini (Pd), anche alla luce del fatto che “l’ultima tornata europea e’ costata all’Italia 11 milioni solo per far votare il 6,5% degli aventi diritto, per una spesa di 130 euro a voto. E diciamo a Renzi che se non passa emendamento Tonini al senato c’è sempre la decretazione d’urgenza”.

Quegli 11 milioni spesi per i seggi alle Europee del prossimo maggio, peraltro, sarebbero guarda caso gli stessi che servirebbero per allestire i seggi per il rinnovo dei Comites, fermo ormai al 1997 e per i quali, spiega Carozza, “come Cgie sosteniamo che a qualsiasi condizione dobbiamo votare entro novembre 2014, senza nessun altro ostacolo”. Se non fosse che il regolamento sulle legge elettorale dei Comites attualmente giacente alle Camere non preveda solamente il voto elettronico, con modalità, secondo Carozza, piuttosto farraginose: “E necessario che la Camera modifichi il regolamento sulla legge del rinvio dei Comites che riguardano le modalità di voto, che a oggi prevedono solamente il voto elettronico – spiega Carozza – Si tratta di un regolamento contrario allo spirito della legge, ma per votare elettronicamente è necessario avere un pin, da ritirare presso il consolato. Oggi ci confermava il Mae che hanno 530mila mail su 4milioni di aventi diritto: una percentuale bassissima, se anche tutti questi 530mila poi votassero effettivamente”. Il Cgie è disposto, in ultima istanza, ad andare al voto anche in queste condizioni, “purché qualcuno al governo se ne assuma la responsabilità” perché “ciò significherebbe la delegittimazione di questi organismi e la loro morte naturale”.

Quindi la proposta, secondo Carozza irrinunciabile: “Il Cgie per far fronte a ciò e per far votare più gente, mette a disposizione tutto il proprio volontariato nel reperimento delle sedi per i seggi e per il personale di scrutatori e presidenti di seggi. Ci impegniamo a fare entro maggio una lista dei nominativi e dei locali. Non è un’autogestione, mettiamo a disposizione degli apparati sedi e persone gratis”, per l’appunto quei “12-13 milioni di euro che lo stato non spende. E’ necessaria però una leggera modifica al regolamento, che preveda il voto cartaceo, la composizione dei seggi la presenza dei seggi e la presenza di un delegato del Cgie, e approvare nel tempo più rapido possibile il decreto”.

Capitolo riforme istituzionali: su questo punto il Cgie “pretende che la questione degli italiani all’estero sia presente in ogni fase della discussione. Il Cgie è aperto a tutto, ci preoccupiamo solo che venga tenuto presente il dettato costituzionale e il diritto dell’esercizio di voto: chi immagina di poter smantellare il dritto di voto degli italiani all’estero si sbaglia. Vogliamo sapere a livello costituzionale dove ci collocheremo”. Sulla riforme del Senato, in particolare, “stando a quello che si sente, non dobbiamo fare passi indietro nel rapporto del Cgie con gli enti locali: in materia di italiani all’estero molte competenze sono ancora regionali, quindi una presenza sostanziale” in un Senato delle regioni “è più che necessaria”. Sulla ristrutturazione dei servizi consolari Carozza aveva già parlato stamattina nell’incontro alla Camera: “Speriamo che il ministro Mogherini sposi la questione di una rivisitazione della rappresentanza con una riforma che si basi sul risparmio e non sul numero di chiusure – aggiunge Quelli che costano meno e mi interessano di più sono i servizi consolari”.

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