Data odierna 21-10-2018

  In Svizzera, circa il 14% della popolazione in età lavorativa ha difficoltà nella lettura e scrittura. L’insieme delle difficoltà quali la compilazione di un formulario, la lettura di un’etichetta...

Buone notizie dalla Svizzera in tema di formazione ed educazione

 

In Svizzera, circa il 14% della popolazione in età lavorativa ha difficoltà nella lettura e scrittura. L’insieme delle difficoltà quali la compilazione di un formulario, la lettura di un’etichetta su un prodotto in un negozio, la comprensione di una notifica che arriva dalla scuola dei figli, si definisce analfabetismo funzionale. Esso è misurato su una scala che va, come spiega la Federazione svizzera Leggere e Scrivere, dall’incapacità di leggere informazioni di base (livello 1) alla difficoltà di trarre informazioni specifiche da testi complessi e di comparare gli stessi (livello 5).

Nei primi anni 2000, circa 800mila persone tra i 16 e i 65 anni in Svizzera hanno raggiunto solo una competenza di livello 1 nella lettura di testi tematici. Grazie a una collaborazione tra la Conferenza inter-cantonale per la formazione continua e vari partner nazionali e cantonali, è ora attiva (in tedesco e in francese; da ottobre in italiano) una linea telefonica (0840 47 47 47), con il fine di orientare su corsi di formazione adatti alle single specifiche necessità del richiedente, in ogni regione svizzera. La campagna di sensibilizzazione nazionale, che partirà in autunno, mira anche a sensibilizzare sull’importanza di avere (ed aumentare) certe competenze di base nell’era digitale, attraverso diversi strumenti di comunicazione (http://www.leggere-scrivere-svizzera.ch).

 

Un altro programma governativo nell’ambito formazione ed educazione, e nello specifico in tema di pari opportunità nelle scuole universitarie, si chiama P7 2017-2020 (https://www.swissuniversities.ch/en/organisation/projects-and-programmes/p-7/). È stato lanciato agli inizi di marzo, con un finanziamento di 12 milioni di franchi e la partecipazione di 27 istituti di istruzione superiore. A livello di singole realtà universitarie, quella di Basilea già nel 2014 aveva lanciato Stay on Track, che mira a ridurre il divario tra uomini e donne per quando riguarda la carriera universitaria dopo il dottorato. Sono in maggioranza maschi infatti coloro che occupano posti di post-dottorato, che si fa di solito dalla fine dei 20 fino alla metà dei 30 anni di età, quando molte donne scelgono invece la maternità. Delegando ad altri per un semestre alcune delle incombenze lavorative principali del post-dottorato, il programma Stay on Track si pone l’obiettivo di consentire alle donne che rientrano dal periodo di maternità di concentrarsi sulla propria attività di ricerca.

 

Perché parlare di questi progetti? Non solo perché sono importanti di per sé, ma anche per la rilevanza per gli italiani. Si pensi ai nostri connazionali che, pur risiedendo in Svizzera da tempo, presentano difficoltà nella comprensione di comunicati ufficiali regionali e cantonali, ad esempio, e alle giovani ricercatrici italiane che, senza alcun supporto famigliare vicino, trovano estremamente difficile conciliare carriera e maternità.

di Valeria Carmia (leggi altri articoli su https://laltraitaliadotblog.wordpress.com/)

 

 

 

 

 

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