Data odierna 18-08-2017

“Lo sostengo fin dalla sua prima sfida alle Primarie per diventare Segretario del Partito Democratico perché ho ritenuto e ritengo che abbia la personalità giusta per questa fase della politica...

Bueno: Avanti con la legge elettorale, anche per l’estero

Lo sostengo fin dalla sua prima sfida alle Primarie per diventare Segretario del Partito Democratico perché ho ritenuto e ritengo che abbia la personalità giusta per questa fase della politica italiana”. Così, senza troppi giri di parole, Renata Bueno, deputata eletta nella Circoscrizione Estero (ripartizione America Meridionale) con la lista Usei ha elogiato il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e tutta la sua squadra di Governo.
L’Onorevole italo-brasiliana si è soffermata non solo sulla nuova legge elettorale, auspicando al più presto il “superamento del Porcellum”,  bensì anche sulla discussa legge elettorale che norma il voto all’estero, da sempre nell’occhio del ciclone.
Con l’approvazione alla Camera dell’Italicum, presupponendo che il passaggio al Senato non modifichi il testo approvato oggi, alle prossime elezioni i 12 seggi previsti per i Deputati eletti -come Bueno- all’estero non saranno conteggiati nel calcolo relativo al premio di maggioranza, nulla di più, perchè l’Italicum non può intervenire sulle modalità di voto dei residenti all’estero, per modificare il voto all’estero serve, infatti, intervenire sulla Costituzione modificando gli articoli 48, 56 e 57 della Carta.
L’Onorevole Bueno, rivolge lo sguardo verso il futuro e propone, presupponendo di fatto una modifica del voto all’estero, una modalità di voto innovativa, prendendo spunto proprio dal Brasile: prevederefin da subito il voto elettronico, così da agevolare chi abita nei posti più sperduti del pianeta”, annullando, sostanzialmente, anche “le possibilità di brogli.

 

Onorevole, che cosa le piace di Renzi e del suo nuovo Esecutivo?
Sostengo Matteo Renzi fin dalla sua prima sfida alle Primarie per diventare segretario del Partito Democratico perché ho ritenuto e ritengo che abbia la personalità giusta per questa fase della politica italiana. Essere giovani non è un valore assoluto, ma certamente aiuta quando dobbiamo mandare alla spalle un periodo della politica italiana non certo fra i più entusiasmanti. Guardavamo con ammirazione i giovani ministri di altri Paesi europei: adesso anche l’Italia ha scelto la strada dell’entusiasmo dei giovani, che però, nel caso del nostro Esecutivo, è accompagnato anche da una buona dose di esperienza. Un mix di forza e competenza che farà certamente un buon servizio al Paese.

Qual è la riforma che approva maggiormente del Governo Renzi?
Sicuramente quelle ipotizzate prima di diventare Presidente del Consiglio, ossia la riforma del Senato e nuova legge elettorale, l’Italicum.

Cosa ne pensa dell’Italicum?
La cosa importante a mio parere è il superamento del Porcellum, la legge elettorale già cancellata dalla Consulta, legge che non ha fatto altro che alimentare l’ingovernabilità degli ultimi anni.

Tra i punti maggiormente discussi dell’Italicum: premio di maggioranza e soglie di sbarramento troppo alte.
Concordo con queste novità: un premio di maggioranza per assicurare la governabilità e una soglia di sbarramento per l’eliminazione della miriade di piccoli partiti che troppo spesso sono stati determinanti per la tenuta o meno dei governi che si sono fin qui succeduti.

Alle ultime elezioni lei è stata eletta nella Circoscrizione Estero. L’Italicum non incide sulla Circoscrizione Estero, è però vero che il voto all’estero sarà interessato da questa riforma con l’abolizione del Senato. A questo punto le chiedo: con le riforme in atto (Italicum e abolizione Senato) che accadrà alla Circoscrizione Estero?
Innanzitutto aspettiamo l’approvazione definitiva della legge. Sono soddisfatta che la proposta attualmente allo studio non incida sulle modalità di rappresentanza che la legge attuale riconosce a tutti quegli italiani che vivono all’estero e sentono ancora forti le loro radici di appartenenza al bel Paese. Sarebbe importante studiare come sopperire alla perdita dei Senatori eletti all’estero per non mortificare questo bisogno di rappresentanza.

Nel Senato delle Regioni è forse ipotizzabile una presenza di quella ‘regione virtuale’ ‘inventata’ da Mirko Tremaglia che è la Circoscrizione Estero, insomma gli italiani all’estero?
Sarebbe auspicabile, soprattutto come tangibile riconoscimento del diritto di rappresentanza dei tanti italiani all’estero anche nell’altra Camera.

Sulla Circoscrizione Estero si sono avuti una serie oramai troppo numerosa di brogli davvero vergognosi, molti -al di là del colore politico- hanno invocato nel corso degli anni, l’abolizione del voto sulla Circoscrizione Estero o addirittura l’abolizione del diritto di voto degli italiani all’estero. Le chiedo: l’Italicum sarà l’occasione buona per seppellire il voto degli italiani all’estero?
In effetti nelle passate legislature si è assistito ad una serie di brogli che hanno minato la credibilità degli eletti all’estero, ma purtroppo questo è capitato anche all’interno dei nostri confini nazionali. E quindi, come non si è messo in dubbio il diritto degli elettori residenti in Italia ad esprimere il loro voto, così è assurdo immaginare di sottrarre un diritto costituzionalmente riconosciuto agli italiani all’estero. Anzi, a mio parere, uno degli eletti all’estero dovrebbe sedere di diritto tra i banchi dell’Esecutivo.

Lei quale riforma auspica del voto degli italiani all’estero? E sarebbe favorevole al voto sulla Circoscrizione di origine?
Più che di riforma elettorale, io parlerei di modalità di voto. Come capita ormai da tempo in Brasile, si potrebbe regolamentare fin da subito il voto elettronico, così da agevolare chi abita nei posti più sperduti del pianeta e nel contempo diminuire, se non annullare, le possibilità di brogli. Non credo che il voto nella Circoscrizione di origine sia una valida alternativa all’attuale sistema, perché si snatura il senso della rappresentanza dell’eletto all’estero.

Voi eletti all’estero siete spesso accusati di essere oltre che assenteisti anche di fatto una ‘riserva indiana’ che in Parlamento siede solo per difendere interessi particolari, quelli, appunto degli italiani all’estero. Che ci può dire in merito?
Sull’assenteismo, vorrei solo far notare che ogni eletto in Italia ha la possibilità di avere rapporti con i suoi elettori ogni fine settimana che ritorna nel suo collegio. Anche gli eletti all’estero hanno la necessità di rapportarsi con il Collegio di elezione, ma sia la dimensione del Collegio (il mio, ad esempio, è tutto il Sudamerica) sia la sua lontananza, consigliano di organizzare più appuntamenti ravvicinati nell’arco di una settimana intera, durante la quale ovviamente l’eletto non può presenziare ai lavori in Aula e in Commissione. Sulla ‘riserva indiana’, come dice lei, vorrei solo ricordare che mai come oggi l’Italia che vive e lavora fuori dai confini nazionali può essere utile al Paese, proprio per la sua naturale vocazione di ambasciatrice delle eccellenze italiane: per questo piuttosto che parlare di interessi degli italiani all’estero parlerei degli interessi dell’Italia all’estero.

Lei è ‘figlia d’arte’, Suo padre è uno stimatissimo parlamentare brasiliano. In primo luogo: perché ha deciso di candidarsi per rappresentare gli italiani all’estero in Italia e non, per esempio, gli italo-brasiliani in Brasile?
Devo premettere che ho passato tanti anni per studio qui in Italia e che in Brasile ho già avuto una mia esperienza politica come eletta alla Camera Municipale di Curitiba, la città in cui vive la mia famiglia. E’ evidente che viviamo in un mondo sempre più globalizzato, in cui lavoro, studi, vacanze, scambi commerciali, joint-ventures industriali coinvolgono sempre più un numero crescente di persone sparse per il mondo. Essere facilitatore dei rapporti tra Italia e Brasile, in maniera continuativa e strutturata, è stato il motivo che mi ha spinto a candidarmi al parlamento italiano, mettendo a sistema anche l’esperienza e le relazioni derivanti dalla mia precedente attività politica in Brasile.

Quali sono le differenza tra il parlamentarismo italiano e quello brasiliano?
La sostanziale differenza sta nel fatto che in Brasile abbiamo il presidenzialismo. Il Presidente è eletto dal voto diretto della maggioranza della popolazione ed è lui che controlla la maggioranza di alleati alla Camera e al Senato.

La Lega Nord in questi anni ha voluto fortemente il federalismo? Secondo lei è utile utilizzare un tipo di federalismo come in Brasile?
Sono molto favorevole al principio di sussidiarietà e il federalismo è certamente un modello che agevola l’attuazione di questo principio. La mia perplessità sull’applicabilità del federalismo brasiliano all’Italia sta nel fatto che in Brasile tale modello è quasi naturale, date le dimensioni dei nostri Stati e le distanze tra essi. Ogni Stato è così diverso da un altro per economia, clima, caratteristiche orografiche e idrografiche, che sarebbe veramente difficile immaginare un unico Governo centrale che sia in grado di amministrare al meglio ogni angolo del Paese.

Per il futuro dell’Italia spera in una forma di presidenzialismo? Non crede che ormai di fatto stiamo andando in quella direzione?
Se il presidenzialismo saprà garantire governabilità e soprattutto decisioni rapide ed efficaci, nei modi e nei tempi, allora ben venga il presidenzialismo. Il Presidente Napolitano ha incarnato in questi ultimi mesi questa necessità, pur dovendo forzare ogni tanto quei limiti che la Costituzione impone al suo ruolo.

Quale giudizio riesce dare di questi pochi mesi al Parlamento italiano?
Ho iniziato e continuo a vivere con grande entusiasmo e partecipazione la mia esperienza di deputato al Parlamento italiano. Vivere da protagonista questa pagina, spero storica, della politica che accompagnerà l’Italia nella cosiddetta Terza Repubblica, è certamente per me motivo di orgoglio. Sedere nel Parlamento più giovane della storia italiana, sia anagraficamente sia per passato politico, è l’aspetto che più mi coinvolge in questo momento. Spero che ci sia il tempo per portare a termine le cose iniziate in questo primo anno di attività parlamentare, in cui ho cercato di portare in Italia la mia esperienza sulle cose che funzionano in Brasile.

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