Data odierna 22-08-2017

Colombo. Italiani. Valigie. Navi. Mondo. Genova e il suo porto ne hanno vista di gente partire, ma in questi giorni tanti sono arrivati. È qui che il Partito democratico ha organizzato la sua festa nazionale....

A Genova i punti interrogativi del PD Mondo sulle politiche per gli italiani all’estero

Colombo. Italiani. Valigie. Navi. Mondo. Genova e il suo porto ne hanno vista di gente partire, ma in questi giorni tanti sono arrivati. È qui che il Partito democratico ha organizzato la sua festa nazionale. Ed è qui che l’Ufficio Italiani nel Mondo coordinato da Eugenio Marino ha promosso, sabato 7 settembre, una tavola rotonda.

“La svolta mancata? Quale politica per gli italiani nel mondo”

Moderati da Anna Ruedeberg, presidente del Pd Svizzera e consigliere Cgie, sono intervenuti al dibattito anche diversi rappresentanti dei circoli Pd esteri, giunti a Genova da Francia, Belgio, Svizzera e Australia.

Quella di incontrarsi alle feste nazionali, ha esordito Marino, è ormai consuetudine per il Pd Mondo. Obiettivo della tavola rotonda, ha aggiunto, è stato quello di capire “se c’è ancora speranza per la svolta attesa, quella cui abbiamo lavorato negli anni in cui siamo stati all’opposizione mentre si destrutturavano le istituzioni e si tagliavano i capitoli per i connazionali”.

Durante i governi Berlusconi e Monti “abbiamo preparato un percorso nuovo fondato su tre principali direttrici: radicamento del partito su territori e nella società; iniziativa politica sempre al fianco degli italiani all’estero; riflessione politica e programmatica sul mondo migratorio”. Tre direttrici, ha ricordato, che “preparavano quella che doveva essere l’alternativa del Pd col Governo Bersani”. Non è andata così. Dalle urne di febbraio è uscito un Governo “di servizio” che non ha esponenti Pd nei luoghi dove si decidono le politiche migratorie: “il ministro Bonino non è del Pd – ha elencato Marino -, il viceministro Archi è del Pdl, le altre deleghe sono spacchettate”, senza dimenticare che “persino i presidenti delle Commissioni Esteri non sono del Pd”. Così, “in un Parlamento dove tutto procede per decreti legge, catapultati in aula con il voto di fiducia, i parlamentari riescono a fare poco”.

Per Marino, “se si continua così, la svolta non ci sarà mai”: il che significa che “non solo non possiamo realizzare quanto promesso”, ma che “si mette in discussione l’intero sistema” perché “ci sono provvedimenti”, come quello sull’Imu o sui consolati, “da cui non possiamo più prescindere”. Per questo, ha concluso, “il Pd e i nostri gruppi devono far valere sui ministri il loro peso per dare alle comunità almeno qualche segnale di attenzione e servizi minimi che consentano loro di sentirsi legati all’Italia, non solo affettivamente ma anche dal punto di vista istituzionale”.

Eletta in Europa, Laura Garavini ha ammesso le difficoltà di lavorare in un Parlamento dove “la sensibilità nei nostri confronti continua ad essere molto carente”. A complicare la situazione, “il dover intervenire oggi, laddove dai Governi precedente le risorse sono state cancellate o drammaticamente ridotte”. Emblematico il caso lingua e cultura, con soldi decurtati del 75% in due anni. In più, “questo Governo è purtroppo alle prese con una serie di emergenze” che danno vita anche a soluzioni “discutibili”, come quella di condonare i debiti delle concessionarie del gioco d’azzardo per “coprire” l’abolizione dell’Imu. E poi c’è la dialettica interna: “siamo un piccolo gruppo di parlamentari ma le spaccature ci sono anche tra di noi. Se al Senato si va in una direzione – tipo sulle scuole italiane all’estero – e alla Camera si va in un’altra, non andiamo da nessuna parte”. In ogni caso “abbiamo bisogno che il partito sia dalla nostra parte; che si renda conto del valore straordinario delle comunità e del Pd all’estero e che ci sostenga”. Un appello necessario più che mai, vista la calendarizzazione della riforma costituzionale e della legge elettorale, con la circoscrizione estero sempre in pericolo. Per difenderla “serve l’impegno forte di tutto il partito” anche perché “è il Pd mondo che ha fatto del Pd il primo partito in Italia. E abbiamo fatto fatica a farlo capire al partito stesso”.

Un partito che si prepara al congresso per eleggere il suo nuovo leader.

A Marco Fedi, deputato eletto in Australia, “piacerebbe che qualcuno di noi eletti all’estero avesse il coraggio di candidarsi alle primarie: sarebbe il modo più bello per portare all’attenzione del Paese non solo gli italiani all’estero ma anche le questioni del mondo globale: il nostro ruolo non è solo stare in Parlamento ma anche rappresentare all’estero le potenzialità del nostro paese. Dobbiamo far capire all’estero che c’è ancora da puntare sull’Italia”. Tornando alla “sfida congressuale”, secondo Fedi “i futuri candidati devono dirci cosa pensano del nostro mondo e come collegarlo ai temi nazionali. Se no rimaniamo residuali perché non abbiamo voci nelle grandi questioni. Su quelle che riguardano gli italiani all’estero noi siamo presenti, ci accorgiamo degli errori del Governo e cerchiamo di rimediarvi, anche grazie al lavoro di approfondimento di Cgie e Comites”. La svolta “è mancata, senza punto interrogativo”, ha detto Fedi riferendosi al titolo dato del dibattito, “ma mi chiedo: ci faremmo la stessa domanda se avessimo vinto le elezioni? Oggi – ha ricordato Fedi – la gravità politica e sociale è che l’emigrazione è ripresa: e questa volta l’Italia li abbandona in tutti i sensi: perché devono partire e perché al loro arrivo non trovano più la rete di sostegno di servizi, ormai decimata dalle riduzioni delle risorse. L’Italia non può abbandonare due volte i suoi giovani”. Sul fronte interno, “manca la discussione politica su temi di parità, di uguaglianza: sull’Imu non è un privilegio che chiediamo, ma equità, una mediazione tra l’ingiustizia e il privilegio”.

Italo-canadese alla sua prima legislatura, Francesca La Marca ha parlato degli italiani all’estero come “cittadini di serie b, i cui temi interessano poco o niente agli italiani. Ma l’Italia ha bisogno dei suoi cittadini all’estero. Non siamo un peso per l’economia. È vero il contrario”, ha affermato, indicando nella promozione di lingua e cultura, negli incentivi alle start up di giovani italiani all’estero e nel turismo di ritorno tre buoni esempi di come l’Italia potrebbe valorizzare la presenza dei suoi connazionali nel mondo.

Già dirigente del partito, anche Nico Stumpo è alla sua prima legislatura. Eletto alla Camera il 24 e 25 febbraio, per Stumpo il risultato delle ultime politiche ha rappresentato “un’occasione mancata per tutto il Paese. Dalle elezioni ci attendevamo tutti un risultato diverso. L’unico risultato centrato dal Pd è venuto proprio dall’estero e di questo ringrazio tutti voi per il grande lavoro fatto negli anni”. “Abbiamo fatto delle battaglie con voi su tante proposte”, ha ricordato Stumpo, secondo cui “un grande paese e un grande partito non devono aver paura di guardare al futuro e, contemporaneamente, alle proprie radici. È quello che fate voi quando contribuite al dibattito sulla cittadinanza col ministro Kyenge”. “Il Pd deve tenere insieme passato e futuro per costruire il presente”, ha ribadito Stumpo, secondo cui “non c’è alcuna utilità a far finire questo Governo”, ma è altrettanto vero e necessario “trovare risposte alle vostre domande”, cioè “il partito deve elaborare punti fermi, certi, da cui partire. Non è la fase di progettualità che avremmo voluto”, ha ammesso. “Con un nostro Governo, con Bersani alla guida, non avremmo avuto un Ministro degli Esteri non del Pd, tanto meno un sottosegretario. Abbiamo fatto un accordo di governo con chi non ha la stessa visione sugli italiani all’estero”, ha ricordato, dunque a maggior ragione il Pd “deve avere una posizione comune su temi centrali come la circoscrizione estero o la rete consolare”.

“Oggi è un punto di partenza. Non dovremmo sentire questi momenti come diversi, fuori dal partito. Gli italiani all’estero sono parte integrante del Pd: se davvero vogliamo dare una rappresentazione diversa della politica e della società dobbiamo rompere steccati e barriere e considerare il mondo come prospettiva. Il Pd ha l’obbligo di ragionare in un campo più aperto, più ampio del recinto nazionale; voi siete le sue antenne all’estero. Un grande partito – ha concluso – deve capire che ognuno di noi ha una responsabilità che può mettere in campo”. (manuela cipollone\aise)
il tema su cui si sono confrontati, insieme a Marino, i parlamentari eletti all’estero Laura Garavini, Marco Fedi e Francesca La Marca, il deputato Nico Stumpo – già responsabile dell’organizzazione – e il segretario del Cgie Elio Carozza, che ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio generale se il ministro Bonino non indirà le elezioni dei Comites entro novembre.

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