Data odierna 22-10-2017

Da Marco Tommasini, presidente del Comitato Difesa Famiglie nato con lo scopo di risarcire le vittime della truffa perpetrata dal signor Giacchetta, ex direttore dell’INCA-CGIL di Zurigo, riceviamo...

Da Marco Tommasini, presidente del Comitato Difesa Famiglie nato con lo scopo di risarcire le vittime della truffa perpetrata dal signor Giacchetta, ex direttore dell’INCA-CGIL di Zurigo, riceviamo e pubblichiamo questa “lettera aperta” indirizzata a Sergio Sinchetto, responsabile del settore Estero dell’INCA, in cui, in sostanza, accusa il patronato di non essersi fatto carico delle proprie responsabilità.

“Egregio Sig. Sinchetto, chi le scrive è il presidente del CDF (Comitato Difesa Famiglie) a cui Lei si rivolge nella suddetta intervista. Con la presente Le invio le mie osservazioni personali e qualche richiesta per aiutare i lettori a meglio capire ciò che lei ha dichiarato.
Lei informa che a seguito di varie vicende l’INCA/ CGIL ha sporto denuncia nei confronti del direttore dell’ufficio di Zurigo. Siccome non ho mai avuto occasione di vedere documenti in merito, Le sarei molto grato se potesse inviare una copia di tale denuncia, a conferma di quanto asserisce, in modo da informare chi ha letto l’intervista da lei rilasciata, magari mettendola direttamente a disposizione della redazione.
Lei afferma che tutte le volte che vi siete imbattuti in una delle vittime del direttore del Patronato INCA/CGIL di Zurigo avete dovuto faticare sette camicie per convincere le suddette persone a presentarsi alla Magistratura. Dichiara inoltre che tra i presunti (sic!) truffati ed il presunto (sic!) truffatore vi era un rapporto fiduciario fortissimo.
Caro Sig. Sinchetto, noi del Comitato CDF rappresentiamo 40 vittime e le assicuro che nessuno di noi Vi ha visti cambiare le “sette camicie sudate” per convincerci ad andare a sporgere denuncia: noi non vediamo l’ora che sia fatta giustizia! Forse Lei potrà fornire delle prove anche per questo?
Ma è la “capacita” di reazione di noi vittime che la colpisce e sottolinea il fatto che l’INCA/CGIL non ha responsabilità in quanto l’unico responsabile è il vostro direttore di Zurigo che, infedelmente e fraudolentemente, ha utilizzato il nome dell’INCA per perpetrare la truffa.
Caro Sig. Sinchetto, se ho ben capito Lei avvisa ogni persona che si rivolge ad un ufficio INCA/CGIL di fare attenzione perché potrebbe incappare in un suo impiegato che sta infedelmente e fraudolentemente utilizzando il nome del Patronato? Perché non avvisa anche tutti coloro che si rivolgono al Patronato INCA/CGIL di mettersi il cuore in pace qualora l’impiegato di turno fosse veramente un criminale? Eh sì, perché in quel caso, come nel nostro, l’INCA/CGIL se ne laverebbe le mani! Grazie per l’avvertimento, credo che i lettori Le saranno molto riconoscenti. Peccato che Lei non abbia avvisato in tempo anche i nostri genitori!!!
Dalle sue parole si evince che i pensionati che si erano rivolti al Vs. Patronato per essere assistiti nella complessa materia pensionistica (d’altronde compito principale dei Patronati) devono ora arrangiarsi da soli e rivalersi sulle assicurazioni o sulle banche per il danno causato dal vostro direttore di Zurigo.
Ci fa presente che, una volta che gli assistiti sono veramente nel bisogno, si devono rivolgere direttamente alle casse pensioni, in barba allo statuto dell’INCA/CGIL? Non Le nascondo che l’operato del vostro Patronato mi sorprende sempre di più.
Nel resto dell’intervista si leggono poi accuse contro le persone che hanno avuto il coraggio di assumere la nostra difesa, che Lei definisce personaggi politici che hanno scarso peso nella politica italiana o avvocati di dubbia credibilità. Senza fare tanta polemica, le rammento che il Comitato può contare soltanto sul volontariato dei singoli membri e, in tal senso, è costretto ad accettare ogni aiuto che gli viene offerto. Se i politici di grande peso della politica italiana e gli avvocati di indubbia credibilità non ci danno appoggio….beh, non so cosa risponderLe! Le faccio comunque presente che i pensionati che stiamo difendendo sono i nostri genitori e, mi creda, non gli abbiamo mai chiesto un centesimo né li abbiamo mai esposti a nessun rischio incalcolabile. Facciamo tutto il possibile con i pochi mezzi a nostra disposizione e lo facciamo decisi e convinti che si tratti di una giusta causa.
Ribadisco che chi si sente solidale e vuole aiutarci è sempre il benvenuto. Chi, invece, si siede in poltrona aspettando l’esito della vicenda, sapendo solo puntare il dito contro di noi che stiamo cercando di combattere contro un sistema ingiusto e crudele, che sa approfittare solo dei più deboli, non merita altro se non parole di disprezzo. Chi si sottrae alle proprie responsabilità non può certo godere della nostra stima. Responsabilità che tutti dovrebbero assumersi perché al posto dei nostri genitori avrebbe potuto esserci chiunque altro. La truffa è stata perpetrata contro tutta la collettività italiana. Del Comitato, caro Sig. Sinchetto, potrà dire tutto quello che vuole ma mai che non abbiamo cercato di rendere giustizia ai più deboli che, in questo caso, sono i nostri genitori. Forse perderemo la battaglia ma la perderemo con dignità e coraggio (e ce ne vuole tanto per combattere contro i potenti!), consapevoli di non essere rimasti seduti in poltrona”.

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