Data odierna 23-10-2017

STELLA: ITALIANI ALL’ESTERO “TRADITI” – FOGLI STORICI VERSO LA CHIUSURA “Dopo Mal dei Primitives e i cineforum su Ejzenstein son passati di moda anche gli italiani all’estero....

STELLA: ITALIANI ALL’ESTERO “TRADITI” – FOGLI STORICI VERSO LA CHIUSURA

“Dopo Mal dei Primitives e i cineforum su Ejzenstein son passati di moda anche gli italiani all’estero. Uniche vittime sacrificali della “grande operazione di moralizzazione” che doveva fare pulizia negli aiuti di Stato ai giornali di partito, semipartito, cooperativa, semicooperativa e furbetti. Hanno salvato tutti, o quasi tutti. Meno i giornali dei nostri emigranti.

Amputati del 50% dei finanziamenti con una stilettata in più: il taglio è retroattivo. E i soldi che hanno già speso perché mai avrebbero immaginato che l’Italia li avrebbe traditi? Peggio per loro”. A scrivere è Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore, autore di libri come “L’orda. Quando gli emigrati eravamo noi”, che oggi pubblica sul “Corriere della sera” questo articolo in difesa dei quotidiani e periodici italiani all’estero penalizzati dai tagli del Milleproroghe. Tagli “rientrati” per radio e tv locali, ma non per la stampa degli italiani nel mondo che, di fatto, rimane l’unica penalizzata dalle misure prese nel decreto citato. Nell’articolo, che riportiamo integralmente di seguito, Stella ricorda il ruolo storico dei giornali italiani all’estero e dell’importanza che hanno tutt’oggi nel mantenere i legami tra emigrati e Italia e nell’essere “sentinelle” nei cinque continenti in difesa dell’immagine del nostro Paese.
“Sgombriamo subito il campo da una tema: in un sistema quale quello italiano dove la concorrenza sul mercato pubblicitario è falsata dal noto conflitto di interessi e dove il premier “invita” gli imprenditori a non comprare pubblicità su questo o quel quotidiano, questa o quella rivista, gli aiuti ai giornali di partito o fatti in cooperativa sono di fatto obbligati. Vale per la Padania e per Liberazione, per l’Unità e per il Secolo d’Italia e così via. Immaginare un taglio indiscriminato a tutto e tutti, come era stato sbandierato, non ha senso. Cosa pensiamo degli ultimi residui delle agevolazioni che finiscono anche alla nostra azienda, sia pure concorrendo al bilancio per il 4,4 per mille (per mille!) lo abbiamo già scritto. E sugli aiutini a giornali che sono di partito solo per finta e incassano sotto varie forme di aiuti anche il 20% del fatturato non vogliamo neanche entrare per non spostare l’obiettivo dal tema di oggi: è giusto spingere alla chiusura quei giornali che da decenni mantengono un legame tra noi e i nostri emigrati? E tutto solo perché (questo è il sospetto) non possono spostare voti alle Regionali?
I quotidiani italiani all’estero, ai quali occorre aggiungere circa 150 fogli periodici più o meno antichi e diffusi, sono cinque: America Oggi negli Usa, La Voce d’Italia in Venezuela, il Corriere Canadese in Canada, il Globo di Melbourne e la Fiamma di Sidney (stesso editore, un contributo) in Australia e Gente d’Italia in Uruguay. Una volta, certo, erano e pesavano di più.
Basti ricordare il Progresso italo americano che per decenni, prima della tivù e di Internet, mantenne un filo diretto tra i nostri emigrati e la madrepatria. O Il Vesuvio. The oldest and the most influential paper in Pennsylvania (il più vecchio e influente giornale della Pennsylvania) determinante nel denunciare il linciaggio di cinque italiani a Tallulah, in Louisiana, nel 1899, sollevando l’indignazione di Roma. Ma non si tratta soltanto di vecchi ricordi.
Sono stati il Globo e la Fiamma, pochi mesi fa, a ribellarsi contro la volgarità dell’australiano Financial Review, che si era spinto a pubblicare una mappa dell’Italia bollata come “Berlusconia” dove, in italiano maccheronico, al posto di Roma c’era la città di “Puta”, al posto di Venezia “Venerea”, di Ferrara “Merda”, di Taranto “Tarantula”, di Crotone “Cretino” e infine al posto della Sicilia l’isola di “Mafia” e al posto della terra dei lombardi quella dei “Lombastardi”. Una schifezza. Contro la quale i nostri giornali hanno reagito duramente in difesa dell’onore degli italiani. Tutti gli italiani.
È successo questa volta in Australia, era successo tante volte a Caracas per merito di quella Voce d’Italia di Gaetano Bafile che Gabriel Garcia Marquez ricorda nel libro “Un Giornalista Felice e Sconosciuto” con ammirazione. È successo ad America Oggi, sempre pronto a battersi contro gli stereotipi più insultanti (italiani=mafiosi) rovesciati sulla nostra comunità anche attraverso telefilm di successo come i “Soprano”.
Per capire come è cambiata l’aria da quando la destra definì i nostri emigrati “un’enorme risorsa politica, morale, culturale, sociale ed economica” e Berlusconi — grazie alla legge voluta dal ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia — chiese il loro voto alle Politiche 2008 (è su Youtube: “Io garantisco che manterremo rapporti sempre più stretti con le vostre comunità”), lasciamo il commento proprio al quotidiano newyorkese che tira 32 mila copie al giorno e viene distribuito in circa 3.000 edicole della costa atlantica, da Boston a New York a Philadelphia.
Ha scritto l’altro ieri il direttore Andrea Mantineo: “Il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto legge Incentivi inteso a stimolare l’economia, nel quale, tra le altre disposizioni, è stato incluso uno stanziamento di dieci milioni di euro per “riparare” al taglio inflitto dal Decreto Milleproroghe a tv e radio locali. Contrariamente però alle assicurazioni della vigilia, i quotidiani editi e pubblicati all’estero sono stati ancora una volta ignorati”. Risultato: un taglio del 50%. Con l’aggravante citata. “Questi tagli, approvati dal Parlamento nel 2010, hanno valore retroattivo al 2009″. E dimostrano “ancora una volta una totale indifferenza e discriminazione nei confronti degli italiani all’estero” spingendo “a rischio di chiusura America Oggi e gli altri quotidiani in lingua italiana”.
Quotidiani che, tra l’altro, sono usati nelle università e nelle scuole canadesi, americane o australiane come testi di studio e aiutano al recupero della nostra lingua, che un tempo era conosciuta e parlata da uomini come Thomas Jefferson e dopo decenni di disinteresse sta tornando ad essere richiesta nelle scuole di mezzo mondo. “Non si venga a dire che è una decisione dettata da condizioni economiche”, accusa Mantineo. “L’esiguità della cifra risparmiata (5 milioni in tutto) non serve certo a risanare il deficit del bilancio statale. Essa però rischia di lasciare gli italiani residenti negli Stati Uniti, Canada, Australia e Venezuela senza un mezzo di informazione. E il presidente della Repubblica che ne pensa?”.
Insomma, come si è chiesta sul Corriere canadese Paola Bernardini, “lo sa il governo di Roma che ci sono quasi 64 milioni di italiani nel mondo, con o senza passaporto? Senza nulla togliere a L’Araldo Lomellino o all’Italia ornitologica — salvati in extremis— il Corriere canadese da oltre 54 anni arriva tutte le mattine nelle case degli italiani che risiedono in Canada”. Resta un dubbio. Malizioso: sarebbe stato fatto, il taglio, se al posto delle Regionali fossero in programma le Politiche?”.

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