Data odierna 20-09-2017

Da Antonio Zulian, collaboratore de “L’Italiano” da Olten, riceviamo e pubblichiamo una nota a commento della richiesta di dimissioni che Sinistra Ecologia e Libertà in Svizzera ha indirizzato...

Da Antonio Zulian, collaboratore de “L’Italiano” da Olten, riceviamo e pubblichiamo una nota a commento della richiesta di dimissioni che Sinistra Ecologia e Libertà in Svizzera ha indirizzato oggi all’onorevole Antonio Razzi (Noi Sud).
“Lungi da me il pensiero di voler difendere Antonio On. Razzi, che ha querelato noi de “L’Italiano” perché si è sentito diffamato dal mio articolo riportante i fatti del suo operato come presidente dell’associazione abruzzese di Lucerna. Articolo, ci tengo a sottolinearlo, che ha dato la stura all’inchiesta tuttora in corso da parte del tribunale di Lucerna, ma che non consente a chicchessia di fare l’eroe, adesso, che l’On. in questione ha saltato il fosso.
Quando prima, ancora militante dell’Idv-Svizzera e addirittura parlamentare, pur sapendo eccome del suo operato (che comunque è al vaglio di un Giudice che ne deciderà le sorti, in positivo o in negativo, decisione che comunque non permette a nessuno, prima che sia emessa una sentenza, di dichiararlo colpevole) si taceva alla stregua degli omertosi.
Vorrei ricordare ai signori di Sinistra Ecologia e Libertà (e non solo), che anche il signor Pillera, direttore de La Pagina di Zurigo, sapeva dei fatti lucernesi. Ma questi si è deciso a parlarne solo in questi giorni, a fosso saltato, in un giornale italiano a nome il “Fatto quotidiano”. Addirittura facendo pubblicare, senza nemmeno chiedere il consenso dell’attuale presidente dell’associazione in parola, Signora Maria Luisa Bevacqua, che conferma i fatti, la registrazione telefonica assolutamente privata che egli ebbe con lei alla fine 2008, inizio 2009. Non c’è che dire: un vero atto di cavalleria da parte dell’ex assistente dell’Onorevole. Ma prima, mai una parola sul suo giornale. Un anno esatto di silenzio. Possibile? Sì.
Sicché, se Razzi fosse rimasto Idv, nulla sarebbe trapelato, con la scusa che, se prima non c’è sentenza del tribunale, meglio tacere. Ma ora che lo stesso Razzi ha fatto il saltino, assai scomodo, giustificato o no, eccoli là, tutti addosso. E chissenefrega della sentenza. L’importante è colpire il traditore. Ma non era, Pillera, il portavoce di Razzi, e cioè quello che gli dettava i tempi e le regole grammaticali per il suo scrivere da Alessandro Manzoni e non da Onorevole operaio? Per caso, questi non fu nominato rappresentante dell’Idv-Svizzera solo un paio di mesi fa, nonostante il lucido e trasparente Di Pietro fosse a conoscenza (certissima) dei fatti imputati a Razzi?
“L’Italiano” però fu messo all’indice da certi signori, probabili futuri candidati dell’Idv; e ci toccò leggerne di tutti i colori nei nostri confronti. Addirittura che avevamo noi architettato tutto, in quanto di destra.
Allora diciamo così: Razzi dia pure le dimissioni o si mantenga dove gli pare –non ce ne può fregare di meno- , ma che ora tutto il centrosinistra si erga a vindice dell’infamia subita, per carità. Lasciamo perdere. Anzi no: assieme a Razzi, atto morale e giusto sarebbero le dimissioni anche dei responsabili dell’attuale Idv-Svizzera e di tutte le sinistre italiche in Svizzera, le quali, nemmeno sul terribile caso capitato ai truffati del signor Giacchetta, gran patronatista, mai sono intervenute con tale impeto, caparbietà, e senso del rispetto e della dignità come nei confronti del signor Razzi On. Antonio. E già che ci siamo, via, consiglio a Sinistra, Ecologia e Libertà (non sia mai) di indurre anche Di Pietro a dare le dimissioni. In nome della faccia pulita dei nostri emigrati in Svizzera. Vive cordialità, Antonio Zulian”.

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento