Data odierna 19-08-2017

È iniziata questa mattina alla Farnesina la X Conferenza degli Ambasciatori italiani nel mondo. Giunti a Roma a loro spese, come più volte ribadito nella sessione di apertura, gli ambasciatori sono stati...

X Conferenza Ambasciatori, Valensise saluta i Marò. Bonino: Nuovi strumenti per una nuova diplomazia

È iniziata questa mattina alla Farnesina la X Conferenza degli Ambasciatori italiani nel mondo. Giunti a Roma a loro spese, come più volte ribadito nella sessione di apertura, gli ambasciatori sono stati accolti dal Segretario generale del Ministero degli Esteri, Michele Valensise, dal Ministro Emma Bonino e dal Presidente del Consiglio Enrico Letta.

Loro gli interventi che hanno aperto i lavori, che proseguiranno fino a domani, sul tema “L’Italia attrae il mondo: la diplomazia italiana per investire nel sistema Paese”. In agenda tavoli tematici e geografici, ma anche un panel dedicato ai Marò in India, di cui parlerà domani pomeriggio Staffan de Mistura.

A fare gli onori di casa, come detto, l’ambasciatore Valensise: “chi si occupa di relazioni internazionali sa quanto sia importante la stabilità e la credibilità del proprio assetto istituzionale”, ha esordito, esprimendo “riconoscenza” a Letta e Bonino “per l’impegno svolto in questi primi, intensi, 8 mesi intensi di Governo” così da assicurare “una guida autorevole all’Italia”.

La diplomazia, ha aggiunto, “è uno strumento antico, ma sempre attuale. Noi, e intendo tutto il personale degli Esteri, siamo orgogliosi di essere le antenne dell’Italia nel mondo”. Antenne che hanno “l’onore di sopportare sacrifici, disagi e rischi spesso poco conosciuti fuori da queste mura: la mia gratitudine a quanti tra voi lavorano in aree di guerra o dai forti rischi per la sicurezza”. Pensando a loro, Valensise si è detto “amareggiano per gli attacchi di alcuni cultori dell’uso della clava”.

Il ministero ha “innovato e razionalizzato la sua struttura e i suoi metodi di lavoro” e “vuole continuare” a farlo. “Ulteriori misure” saranno prese in questi giorni, ha ricordato il segretario generale, confidando “nel Governo e Parlamento affinchè il nostro impegno sia riconosciuto anche con risorse adeguate” perché “senza mezzi dovremmo ridimensionare gli obiettivi, cosa che già sta avvenendo, ma l’importante è esserne consapevoli”.

Citato il tema della conferenza, l’assistenza ai connazionali temporaneamente o residenti all’estero, Valensise ha rivolto un “pensiero di vicinanza e forte solidarietà” a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Di loro si parlerà domani “per discutere di ciò che facciamo e faremo con massima determinazione per averli definitivamente in patria prima possibile”. Infine, un grazie al Ministro Bonino perché “con lei la Farnesina ha una guida politica sicura, appassionata e partecipe. A lei – ha concluso – si deve un clima di collaborazione armoniosa e proficua”.

Lungo e articolato l’intervento del Ministro, che ha parlato di investimenti e internazionalizzazione, “fattori essenziali per crescita del Paese”, ma anche di diritti umani, cooperazione e, marginalmente, di rete consolare.

“Non chiedo né voglio che gli ambasciatori siano dei piazzisti”, ha detto Bonino, riferendosi a Destinazione Italia e più in generale alla “diplomazia della crescita” che, ha ricordato, “ho fin da subito segnalato come corollario della politica estera italiana”. Una politica che può essere “efficace solo dando l’identità vera del nostro Paese, che è in piedi, anzi in marcia, anzi che deve attrezzarsi per andare di corsa, con l’aiuto di tutti voi. Di corsa per trasmettere il nostro ruolo di protagonisti significativi e responsabili nel mondo globale, consapevoli delle nostre potenzialità” in grado di “competere senza chiuderci in noi stessi”.

L’Italia per cui lavora il Ministro e il Ministero è “europeista”, protagonista nei teatri del mondo, a cominciare da quelli più vicini – Mediterraneo, Balcani, Medio Oriente – senza dimenticare i rapporti “solidi e strettissimi” con gli Stati Uniti, quelli “schietti e a volte su posizione diverse” con la Russia, con la Cina, con l’Africa e con l’America Latina.

“Fare politica estera con poche risorse significa che è necessario scegliere delle priorità: le nostre sono Ue, Atlantico, vicino oriente, Mediterraneo e Balcani, senza trascurare tutto il resto”.

“Stiamo riorientando la nostra rete consolare e quindi la nostra attenzione verso i paesi del Golfo e il sud est asiatico. Le risorse e le leggi hanno imposto delle scelte: l’abbiamo fatto guardando avanti, al domani, anche se per qualcuno è difficile disancorarsi dal passato”.

Bonino ha quindi rivendicato l’impegno dell’Italia sul fronte dei diritti umani e della promozione della legalità; della sicurezza energetica, della cooperazione in Afghanistan. Quindi, un accenno alla cultura italiana nel mondo: anche qui “le poche risorse” hanno imposto una “significativa razionalizzazione degli IIC, per essere più presenti ed efficienti e rispondere ad una domanda sempre più forte di cultura italiana”.

Quanto agli italiani all’estero “l’assistenza consolare è imponente. Il Ministero segue direttamente con le ambasciate circa 10mila casi di connazionali a vario titolo in difficoltà, mantiene contatti con famiglie e avvocati. Nel 2013 abbiamo assistito più di 3mila detenuti e siamo intervenuti in 300 casi di minori contesi”. Poi, ha aggiunto, “c’è l’assistenza diretta e indiretta ai connazionali indigenti. Si tratta di un’azione imponente. Qualche caso ha avuto ha avuto in questi mesi più che un rilievo informativo una strumentalizzazione politica eccessiva. Spesso non è utile politicizzare i casi”, ha ribadito Bonino, secondo cui è “particolarmente scorretto dare un’immagine del Ministero come ente di tutoraggio del connazionale in vera o presunta difficoltà”.

Nei rapporti con le collettività, ha aggiunto, “intenderemmo affiancare nostra presenza un qualificato rapporto con le migliaia di giovani in giro per il mondo. È quella componente dei cosiddetti “cervelli in movimento” verso cui corre l’obbligo di una crescente attenzione”.

Infine, il Ministro è tornato su Destinazione Italia e su come si debba “portare l’Italia nel mondo e il mondo in Italia con una politica coerente, che dipende solo da noi”, cioè dal Paese. “Non ci sono chiusure preconcette nei nostri confronti, anzi c’è amicizia verso l’Italia. Se le imprese non vengono qui è perché non siamo abbastanza attrattivi”.

E allora bisogna diventarlo, continuando a promuovere il made in Italy – “quello meno conosciuto e meno immediatamente riconoscibile come le eccellenze scientifiche” – e aiutando le Piccole e Medie Imprese ad internazionalizzarsi,”perché i grandi fanno da soli”. Con il MiSE, la Farnesina ha in agenda nel 2014 un “road show per spiegare tutto questo”.

Quanto agli investimenti solo l’1,6% di quelli mondiali arrivano in Italia. Destinazione Italia “serve a invertire questa tendenza” attraverso “50 misure, alcune delle quali puntuali e importanti”.

“Dopo il decreto approvato venerdì scorso – ha sottolineato – siamo pronti per ricominciare a correre. Per aiutare questo progetto, abbiamo riorientato la nostra presenza diplomatica, spostandola dai Paesi di antica emigrazione – quindi smagrimento in Europa – verso i Paesi emergenti. Domani – ha annunciato Bonino – il Vice Ministro Dassù presenterà il documento “Farnesina 2015″ al Parlamento: contiene le linee guida sulle nostre priorità politiche e consolari”.

“Abbiamo le carte in regola per svolgere i compiti che ci affida il Parlamento”, ha detto Bonino agli ambasciatori, ma rivolgendosi a tutto il personale del Mae “Provo quotidianamente questa professionalità. La diplomazia e la Farnesina continueranno a servire lo Stato con abnegazione e qualità, in un contesto in cui sono ben chiari i limiti imposti dalle risorse che ci vengono assegnate. In politica estera – ha sottolineato – la continua contrazione di risorse significa contrazione di azione, perché la Farnesina offre servizi al cittadino. Non vorrei che il risparmio diventasse disinvestimento. Il sacrifico imposto inq questi anni, mi riferisco alle promozioni bianche, è stato riconosciuto legittimo perché eccezionale e transitorio, speriamo che rimanga così”, ha detto il Ministro raccogliendo il primo applauso dagli ambasciatori, subito bonariamente redarguiti (“potevate applaudire anche prima”).

Concludendo, il Ministro ha detto che “la diplomazia ha bisogno di continuare ad attrarre i migliori servitori dello Stato tra i giovani. E sono i giovani che devono potersi veder percepiti all’altezza della loro riconosciuta qualità, delle loro aspirazioni e delle loro crescenti responsabilità al servizio del Paese”.

Le scale della Farnesina hanno “emozionato” Letta ricordandogli di quando, 20 anni fa, accompagnò Andreatta, nominato Ministro degli Esteri di un altro “governo straordinario”.

“La mia prima scelta di politica estera è stata scegliere Emma Bonino”, ha aggiunto. “Non sempre, ma non solo in Italia, ovunque, Premier e Ministro degli Esteri lavorano d’amore e d’accordo, quindi rivendico il fatto che noi l’abbiamo saputo fare”, costruendo un “rapporto leale e di fiducia reciproca. È un rapporto che racconta un Paese unito, che condivide i suoi obiettivi”.

Alla Farnesina, ha aggiunto, c’è “grande dedizione e professionalità nonostante il Mae sia uno dei più colpiti dalla logica perversa dei tagli lineari degli anni passati. Stiamo tentando di applicare la spending review in modo diverso”, ha assicurato Letta, ringraziando i diplomatici per “l’assistenza agli italiani all’estero, che suscita sempre aspettative elevate, dimenticando la complessità delle situazioni”. Un “grazie” anche a Valensise “per lo sforzo complesso sulla razionalizzazione della rete consolare; uno sforzo difficile che parte dalle risorse e dalle priorità, che – non dimentichiamolo – cambiano con la geopolitica e la geoeconomia”.

“Oggi assistiamo a cambiamenti straordinari e imprevedibili”, ha detto Letta. “Il 2013 è stato un anno di transizione molto complesso, ci sono stati cambiamenti anche inaspettati”, ha ribadito, citando l’Iran, il Mediterraneo, e poi l’India e i marò per la cui sorte “il nostro è un impegno continuo e quotidiano che continuerà fino al risultato che ci aspettiamo”.

Europa, internazionalizzazione ed Expo i punti toccati da Letta che ha sottolineato più volte l’importanza del 2014, anno di elezioni e del semestre di presidenza italiana. Un impegno che il Paese deve svolgere al meglio e valorizzare al meglio, lasciando il segno, come successe nel 1985 e nel 1990. “Questa Legislatura europea è stata caratterizzata dalle parole “crisi” e “austerità”. Le prossime parole d’ordine dovranno ruotare intorno alla parola “crescita”", ha detto il Premier, auspicando un’Europa “che racconta se stessa in modo diverso” e che attraverso buone politiche – in primis contro la disoccupazione giovanile – riesca a far ricordare ai suoi cittadini “le conquiste dovute all’integrazione europea”. Al semestre Ue “ci presenteremo con i conti in ordine e in crescita”.

Quanto alla internazionalizzazione e a “Destinazione Italia”, la Presidenza del Consiglio “ha investito moltissimo su questo tema”. Ora alle decisioni “devono seguire i fatti. Le norme che abbiamo preso per facilitare gli investimenti e per applicare la giustizia troveranno applicazione, sfruttando tutti i talenti del nostro paese”.

Infine Expo 2015 un “grande opportunità” non solo “per il tema scelto”, ma anche per “le iniziative a corollario, come “Women for Expo”. Quando abbiamo una scadenza, l’Italia dà il meglio di sé. Expo è una scadenza importante per far sì che il mondo racconti un’esposizione europea, positiva e che abbia l’impatto delle Olimpiadi di Roma: nel 1960 l’Italia raccontò al mondo la ricostruzione. L’Expo deve rappresentare al mondo il messaggio di un’Italia punto di attrazione europea, che dà segnali fondamentali sui grandi temi del futuro”.

“Questo Governo è stato otto mesi sulle montagne russe, nei prossimi continueremo a lavorare con determinazione e impegno nonostante le difficoltà politiche e istituzionali per far sì che l’Italia torni a pensare in grande. Expo e il semestre di presidenza Ue saranno due grandi opportunità per tornare a pensare in grande e io sono convinto che ce la faremo”. (m.cipollone\aise)

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