Data odierna 25-09-2017

Salvaguardare la circoscrizione estero e garantire la correttezza del voto: questo in estrema sintesi quanto ribadito nell’incontro dibattito “Riforma elettorale e voto degli italiani nel mondo: rappresentanza...

Salvaguardare la circoscrizione estero e garantire la correttezza del voto: questo in estrema sintesi quanto ribadito nell’incontro dibattito “Riforma elettorale e voto degli italiani nel mondo: rappresentanza e politiche per gli italiani all’estero”, promosso sabato scorso, 10 settembre, dal Pd Mondo nell’ambito della Festa Nazionale del partito in corso a Pesaro, come ormai accade da un decennio.

Lo ha ricordato Eugenio Marino, responsabile dell’Ufficio Italiani nel Mondo del Pd, aprendo il dibattito moderato da Daniela Binello giornalista di Radio24.

Tra i relatori l’onorevole Marco Fedi , il senatore del Pdl Lucio Malan – che, relatore del ddl di riforma elettorale alla Commissione Affari Costituzionali, ha accolto “con onore” l’invito non senza scherzare sul fatto che non avrebbe “mai immaginato di partecipare ad una festa del Pd!” – Franco Pittau, della Caritas Migrantes e Nico Stumpo, responsabile organizzazione del Pd, che ha sostituito il senatore Pd Franco Pegorer, colpito da un grave lutto familiare. Tra i presenti anche i deputati eletti all’estero Franco Narducci e Gianni Farina, il collega Maurizio Barbi, la presidente del Pd svizzero Anna Pompei Ruedeberg, il consigliere Cgie Claudio Pozzetti, presidenti di circoli Pd o delegati giunti a Pesaro da Svizzera, Francia, Lussemburgo, Belgio e Gran Bretagna.

Il voto, ha esordito Marino, “ha subito attacchi molto gravi”: dalle polemiche in occasione degli ultimi referendum alla cosiddetta “bozza Calderoli”, in molti in Italia hanno ricominciato a parlare di abolirlo. Un’ipotesi insostenibile per il Pd che da tempo,però, riconosce “carenze organizzative e gestionali” del voto per corrispondenza. È, ha detto Marino, un metodo “vulnerabile, come diciamo da tempo”, dunque da modificare, tenendo conto che “il voto degli italiani all’estero è un diritto che nessuno può mettere in discussione, salvo cambiamenti radicali della Costituzione che scindano il voto dalla cittadinanza”.

Il metodo per corrispondenza “è una conquista da tutelare, anche attraverso necessarie modifiche, come quelle presentate dal Pd in un’unica proposta di legge presentata sia alla Camera che al Senato”, dove ha iniziato l’iter in I Commissione. E proprio nella speranza che l’esame riprenda al più presto, il Pd vorrebbe “trovare con la maggioranza un’intesa per arrivare a delle modifiche che mettano in sicurezza questo voto”. Due, ha proseguito, i livelli di intervento, tanti quanti i possibili scenari della politica: se il Governo cade prima del 2013 “non ci sarebbe tempo per approvare una legge, ma si potrebbero comunque trovare insieme degli strumenti più veloci” al sistema di voto. Al contrario – “e mi auguro di no per il bene del Paese”, ha commentato Marino – la riforma seguirebbe l’iter normale.

Ma parlare di voto presuppone l’esistenza della circoscrizione estero, la stessa che il Ministro Calderoli nella nota bozza prevede di abolire. Previsione ammessa dal ministro,smentita da alcuni senatori del Pdl, di cui Marino ha chiesto conto a Malan, ricordando che “nell’ambito di una più ampia riforma costituzionale, il ruolo e il voto degli italiani all’estero va discusso in maniera chiara”.

“Gli italiani all’estero – ha sottolineato – vogliono contare ed essere presi in considerazione: ci sono politiche di cui la stampa nazionale non parla o lo fa sbagliando e la stessa Rai Internazionale non fa grande servizio di informazione, ma che non se ne parli nella politica è un errore grave” anche perché “nell’ottica di una governante mondiale i migranti sono una risorsa che non può essere considerata un peso e un costo da tagliare”. Il Pd, che ha la sua “posizione chiara sull’argomento”, cerca “un interlocutori nel Pdl per dialogare in modo franco e trasparente”.

Alla sua seconda Legislatura, Marco Fedi ha esordito lamentando il “deficit di attenzione” verso gli italiani nel mondo “nonostante 5 anni di rappresentanza in Parlamento”.Per questo, occorre anche riflettere sulla “qualità della rappresentanza”, sempre che “si abbia ascolto da un Governo disponibile a recepire ciò che proviene dalle comunità. Non è così oggi e non lo è stato in passato”, ha riconosciuto il deputato secondo cui occorre “essere concreti e superare posizioni di parte”.

Se è vero che la Legge Tremaglia “quest’anno compie 10 anni” ed è dunque giusto fare “una valutazione” e riconoscere l’esigenze di modifiche, occorre prima di tutto “garantire la circoscrizione estero” perché “se cade l’impianto tecnico non avremmo modo di esercitare il nostro diritto”.

“Di questo – ha aggiunto – ma anche di cittadinanza vorremmo discutere con il Governo che invece parla di riforme costituzionali, cosa che temo possa essere un diversivo, una distrazione, come sta accadendo in Inghilterra”.

La 459/2001 va modificata perché “lacunosa”; tra le modifiche previste dal ddl del Pd, Fedi ha citato l’inversione del diritto d’opzione (se vuoi votare lo devi dire),la creazione dell’elenco elettorale, l’aggiornamento dei recapiti postali, la stampa di tutto il materiale in Italia, l’inserimento di fotocopia di documento e firma dell’elettore nel plico, uno scrutinio diviso per ripartizione.

“Rimane aperta la questione politica del meccanismo: all’estero votiamo con le preferenze, in Italia no. Auspico un collegamento più stretto con la legge elettorale italiana, che spero cambi e che reintroduca le preferenze. Noi – ha concluso – crediamo nelle comunità italiane all’estero perché rappresentano un patrimonio di cultura, conoscenza e intelligenza che vuole trovare un rapporto con le istituzioni italiane”.

La circoscrizione estero non corre pericoli, ha assicurato Malan: “già siamo abbastanza preoccupati dalle cose che dice il Ministro Calderoli, delle “bozze” possiamo farne a meno”, ha esordito il senatore, secondo cui oggi “c’è la frenesia di ridurre qualunque cosa: atteggiamento giustificato solo per un millesimo dai costi”.

“La riforma della legge elettorale che prevedeva la riduzione del 20% dei parlamentari approvata nel 2005 e poi bocciata dal referendum nel 2006 – ha ricordato Malan – manteneva i 18 eletti all’estero, solo che diventavano 18 deputati perché il Senato diventava federale. In base a quel testo, gli eletti all’estero avrebbero rappresentato il3,6% dei deputati. Previsione che avrebbe senso anche oggi, ove arrivassimo alla discussione della riforma il cui obiettivo finale è la riduzione dei parlamentari”. Certo dimezzare il numero totale significherebbe “ridurre anche gli eletti all’estero” e questo “avrebbe riflessi sul sistema elettorale: già oggi al Senato in 6 rappresentano ripartizioni gigantesche; se i senatori divenissero 4 o 3 bisognerebbe accorpare altri territori e chiedersi se una tale rappresentanza abbia un senso”.

Quanto alla corrispondenza, il metodo “elimina spostamenti notevoli” per i connazionali; “non credo che il tema verrà affrontato”, ha aggiunto il Senatore, “anche perché Il Governo ha una maggioranza ristretta sia alla Camera che al Senato e parte di questa maggioranza sono parlamentari eletti all’estero, non tutti eletti con noi, che sono molto affezionati all’attuale sistema. Al di là del merito – ha ribadito – non ci sono circostanze per prevedere la cancellazione della circoscrizione estero. Le esternazioni non scritte del Ministro non devono essere tenute in conto”.

Dunque per Malan il voto all’estero sarà sicuramente ancora per corrispondenza, ma “modificata”, magari con l’inversione dell’opzione, con l’inserimento di documenti di cui parlava Fedi e con controlli più stringenti sull’Aire. “L’anagrafe italiana è la migliore del mondo: il nostro sistema non ha paragoni nel mondo per accuratezza”. Il punto è che all’estero non ci sono quegli automatismi che in Italia garantiscono un certo aggiornamento, come accade in caso di morte, ha spiegato Malan, per cui “la segnalazione all’Aire non è automatica, per cui se il connazionale muore solo o i familiari non ci pensano risulta ancora vivo”.

Il senatore ha invece escluso la modifica del sistema elettorale nazionale, prevedendo piuttosto la possibilità di liste bloccate anche all’estero: “corrispondenza e preferenze insieme sono pericolosi. Il penoso caso del senatore Nicola Di Girolamo lo dimostra. Certo, il problema della compravendita di voti ci sarebbe sempre, ma con le preferenze è acuito. Ecco perché – ha concluso – la mia proposta di legge prevede la lista bloccata, anche se sarebbe un uninominale particolare”.

La parola è quindi passata a Franco Pittau che ha richiamato i suoi tantissimi incontri con le comunità italiane all’estero e in Italia per parlare di italiani all’estero da cui ha capito che “la legge sul voto è scarsamente sentita dalla popolazione: ed è pericoloso. È successa la stessa cosa per la legge sull’immigrazione numero 40 del 1998 (turco napolitano?): era una legge interessante che però andava oltre la sensibilità degli italiani. Occorre stare attenti, dunque, perchè la 459 è una legge giusta ma non è scontata, soprattutto qui in Italia dove ci sono problemi enormi e a tutto si pensa tranne che agli iitaliani all’estero. Se parlare di popolo ha un senso, dobbiamo trasmettere i’obiettivi da conseguire e mantenere”.

Pittau ha quindi parlato del “rapporto tra la base e la politica” per sottolineare che “è importante pensare a come fare meglio la nostra parte per dare al Paese obiettivi accettabili. Troppo spesso parliamo di noi per lodarci invece che per sottolineare ciò che non siamo riusciti a fare”. Come ad esempio “far capire il valore degli italiani all’estero”.

“Con molto ritardo – ha citato a mo’ d’esempio – ho spulciato una statistica che la Banca d’Italia fa ogni anno su chi entra nel Paese. Nel 2009 –ultimi dati disponibili – sono venuti in Italia 2 milioni di persone per abitare in casa propria. Sono ex emigrati, oltre che cittadini esteri ricchi abbastanza da comprare qui. A questi si aggiungono 8 milioni che vengono a visitare parenti e amici; il che ci mostra dei legami. Ci saranno certo anche degli immigrati, ma per lo più sono italiani all’estero. Poi ci sono gli italiani che vanno all’estero a trovare i loro parenti emigrati. Come mai non riusciamo a tradurre questo movimento, questi legami in cose che interessino la gente? Forse perché parlando di emigrazione,  si parla spesso di cose noiose”. Così non è per il Rapporto redatto ogni anno dalla Caritas Migrantes, “ricco di contributi interessanti”, ma non adeguatamente sostenuto, neanche dalle comunità. “Utilizzate il volume per parlare di italiani all’estero!”, ha esortato Pittau. “Vi chiedo aiuto per far capire che i libri sono portatori di idee e che un libro costa energia: ci sono soldi per tutti ma non per i libri? Facciamo girare le idee”, ha aggiunto, “e finiamo di bisticciare. Svecchiamo la maniera in cui si parla di italiani all’estero che, lo ricordo a tutti, sono più giovani della popolazione italiana. Dire che i nostri emigrati sono tutti vecchi è l’ennesima dimostrazione di come la loro sia una realtà sconosciuta”. (m.cipollone)

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