Data odierna 25-09-2017

Verificare alcune modalità di gestione del voto all’estero e provvedere a velocizzare la calendarizzazione delle tante proposte di legge presentate negli anni per modificare la Legge Tremaglia. Questo,...

Verificare alcune modalità di gestione del voto all’estero e provvedere a velocizzare la calendarizzazione delle tante proposte di legge presentate negli anni per modificare la Legge Tremaglia. Questo, in sintesi, il dispositivo della mozione che il gruppo di Futuro e Libertà ha presentato alla Camera.

“La Camera, premesso che:

Ai sensi dell’art. 48 della Carta Costituzionale italiana “sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività”;

ai sensi della normativa vigente anche gli italiani residenti all’estero ed iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), nonché particolari categorie di italiani temporaneamente all’estero, come disposto dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 37 del 2011, hanno potuto partecipare alle consultazioni referendarie indette in Italia il 12 e il 13 giugno 2011, esprimendo il proprio voto per corrispondenza;

entro il 25 maggio 2011 ciascun consolato italiano di riferimento ha inviato a ciascuno degli elettori sopra indicati, presso il domicilio, il plico elettorale contenente le schede e le istruzioni sulle modalità di voto;

stando alla normativa di riferimento, le schede votate dagli italiani residenti all’estero pervenute ai consolati entro le ore 16 del 9 giugno 2011 sono state poi trasmesse in Italia, dove ha avuto luogo lo scrutinio a cura dell’ufficio centrale per la circoscrizione estero, istituito presso la corte di appello di Roma;

già a poche ore dalla conclusione delle procedure di trasmissione dei plichi elettorali presso i singoli consolati si sono moltiplicate in ogni area della Circoscrizione elettorale estera le denunce di plichi smarriti, di plichi mai recapitati, di refusi ortografici ed anagrafici sulle schede trasmesse nei plichi ai singoli cittadini presso il loro domicilio;

migliaia di cittadini italiani residenti oltre confine hanno segnalato ai Consolati, ai parlamentari italiani eletti oltre confine, alle redazioni dei giornali dell’emigrazioni nonché ai vari social network il mancato recapito del plico elettorale e la conseguente impossibilità da esercitare il proprio diritto di voto;

il moltiplicarsi dei refusi anagrafici che ha contribuito al mancato recapito dei plichi nonché – in alcuni casi – all’invalidamento di alcuni voti espressi, evidenzia un chiaro problema gestionale presso le anagrafi consolari che in taluni casi risultano aver registrato informazioni diverse rispetto a quelle contenute nelle liste Aire dei comuni italiani di provenienza dei cittadini residenti oltre confine;

in virtù dei molteplici errori di archivio molte schede sono state inviate alle donne italiane residenti oltre confine ed iscritte all’Anagrafe degli italiani all’estero indicando però il loro cognome da nubili, con la conseguenza che ad oggi sono migliaia i plichi mai recapitati o ritornati presso i consolati, in considerazione del fatto che in Paesi, come Germania, Belgio e Australia, le donne coniugate assumono il cognome del marito e, dunque, il domicilio indicato sui plichi non coincide con il nominativo corrispondente;

in data 8 giugno 2011, nell’ambito della discussione di una interrogazione a risposta immediata in Aula, il deputato Aldo Di Biagio ha evidenziato talune criticità in merito alla gestione e alle modalità di esercizio del diritto di voto dei connazionali residenti all’estero chiedendo al Ministro dell’Interno “quali iniziative a carattere urgente si intendano predisporre al fine di garantire la legittima espressione del diritto di voto in capo ai nostri connazionali nell’ambito delle consultazioni referendarie, eventualmente attraverso la salvaguardia delle preferenze già espresse e la rettifica degli errori di procedura maturati nelle dinamiche di trasmissione dei plichi elettorali presso i domicili dei connazionali residenti oltre confine”;

in occasione del suindicato confronto istituzionale il Ministro Elio Vito, chiamato a rispondere per conto del Viminale ha evidenziato che con riguardo all’inconveniente tecnico che ha determinato la restituzione dello 0,8 per cento dei circa 485.000 plichi inviati in Germania, il Ministero degli affari esteri fa sapere di essere immediatamente intervenuto dando puntuali istruzioni ai consolati interessati per risolvere il problema. I plichi restituiti dalle poste tedesche sono stati quindi prontamente registrati in un apposito elenco e, dopo la sostituzione della busta esterna e l’apposizione del corretto cognome del coniuge delle elettrici, sono stati nuovamente recapitati alle destinatarie in tempo utile per la restituzione entro il termine del 9 giugno;

Inoltre secondo il ministero degli affari esteri non risulterebbero problematiche analoghe in altri Paesi come ad esempio in Belgio e in Australia;

le dichiarazioni dei ministeri coinvolti, manifestando completa disinformazione riguardo agli eventi esposti in premessa, lasciano emergere un evidente scollamento tra amministrazione e società civile, caratterizzato – a detta dei presentatori – da un completo disinteresse unito ad una deprecabile superficialità manifestata nella gestione delle dinamiche di esercizio del diritto di voto di oltre tre milioni di cittadini aventi diritto;

secondo i dati del Ministero degli interni, i cittadini italiani residenti oltre confine aventi diritto all’esercizio del voto in occasione del referendum del giugno 2011 risultano 3.300.496;

stando ai dati ufficializzati dal Ministero dell’Interno all’indomani delle operazioni di scrutinio i cittadini italiani iscritti all’Aire e quelli residenti temporaneamente all’estero che hanno esercitato il diritto di voto per le consultazioni referendarie 2011 risultano essere circa 762 mila, per un totale di circa il 23,07 % di votanti;

il suindicato dato lascerebbe emergere un netto calo nelle affluenze rispetto ai dati delle elezioni politiche del 2008, in occasione delle quali i cittadini italiani residenti all’estero votanti ammontavano a circa  1.100.000 per un totale di circa il 39% di votanti;

in considerazioni delle criticità che hanno accompagnato la distribuzione dei plichi elettorali e ogni fase delle gestione dell’esercizio del diritto di voto dei suindicati cittadini, appaiono chiare le cause che hanno condotto ad un ridimensionamento di circa il 15-16% del numero dei cittadini votanti e che vanno rinvenute certamente non nella mancata volontà da parte degli stessi di partecipare alla vita democratica del loro Paese;

in data 13 giugno 2011 un referente diplomatico in Venezuela, dove la comunità italiana risulta tra le più vessate in termini di negazione o complessità nell’esercizio del diritto di voto in questo referendum – ha evidenziato che una delle cause dei problemi verificatisi andava ricercata nel lavoro della ditta che si è occupata di stampare le schede che stando alla dichiarazione non avrebbe rispettato un contratto commettendo dunque un errore grave;

la vergognosa impasse che ha contraddistinto la gestione delle suindicate dinamiche elettorali referendarie lascia emergere un doppio livello di criticità sebbene strettamente interconnesse: da un lato l’evidente debolezza normativa di una legge – la legge n. 459 del 2001 – che, sebbene sia storicamente e normativamente encomiabile, l’attualità ha dimostrato che necessita di essere perfezionata sotto più profili. Dall’altro le evidenti difficoltà gestionali in capo alle strutture consolari che hanno dimostrato in questa occasione elettorale, confermando una certa tendenza già consolidata in precedenti consultazioni, di avere difficoltà nel disbrigo delle procedure basilari dell’esercizio di voto con la conseguenza di incorrere in grossolani quanto incostituzionali vizi di procedura;

alla luce di tali criticità, emerge dunque anche l’esigenza di rivedere la legge n. 459 del 2001, la c.d. legge Tremaglia, in virtù dell’oggettiva lacunosità nel sistema di controllo, monitoraggio ed organizzazione  delle operazioni preliminari e successive all’esercizio del voto per i nostri connazionali;

le principali criticità riscontrate nelle consultazioni elettorali che hanno coinvolto la circoscrizione Estero, afferiscono per l’appunto alle modalità di gestione – spesso poco trasparenti – delle schede elettorali nel passaggio consolato-elettore, ma anche e soprattutto nelle dinamiche attinenti alla stampa del medesimo materiale elettorale che nell’attuale disposto legislativo spetta al consolato di riferimento;

sarebbe auspicabile rendere più fruibile e maggiormente trasparente la partecipazione alle elezioni nazionali ed ai referendum dei cittadini italiani residenti all’estero, al fine di legittimare un chiaro e fondamentale adempimento costituzionale sancito dall’articolo 56 della Costituzione, oltre a creare uno strumento concreto attraverso cui sia possibile materializzare il legame tra le nostre comunità oltre confine e la terra di origine;

impegna il Governo

a riferire al Parlamento di quanto verificatosi nella Circoscrizione estero e descritto in premessa;

ad avviare – nell’ambito delle proprie competenze – un’indagine che coinvolga la rete diplomatico-consolare italiana oltre confine, le modalità di gestione da essa utilizzate nonché gli appalti da essa affidati a società esterne per il disbrigo delle procedure di stampa e di distribuzione, al fine di chiarire le ragioni e le responsabilità inerenti le lacune e le mancanze registrate in premessa;

a procedere in tempi rapidi alla calendarizzazione delle proposte di legge di modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, attualmente depositate presso la Camera dei Deputati, recanti norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero al fine di approdare ad un testo di riforma, completo ed esaustivo, tale da rendere maggiormente trasparente un istituto partecipativo costituzionalmente sancito, garantendo la massima sicurezza del procedimento, attraverso le necessarie garanzie per la segretezza, la genuinità e l’efficacia del voto dei nostri connazionali oltre confine”.

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