Data odierna 24-09-2017

Estensione dell’elettorato passivo e attivo (e, dunque, la possibilità di eleggere ma anche essere eletti) a tutti gli stranieri e apolidi, dai consigli di Quartiere alle Regioni. La giunta regionale...

Estensione dell’elettorato passivo e attivo (e, dunque, la possibilità di eleggere ma anche essere eletti) a tutti gli stranieri e apolidi, dai consigli di Quartiere alle Regioni. La giunta regionale dell’Emilia Romagna, con apposita delibera, ha condiviso una proposta di legge in materia di voto agli immigrati; capofila del progetto, la Regione Toscana. Se la proposta di legge entrasse in vigore nel corso del 2012, i potenziali beneficiari del diritto di voto in Emilia-Romagna sarebbero non meno di 250mila persone.

La Regione, ha ricordato l’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi, in base al proprio Statuto, persegue l’obiettivo di assicurare “nell’ambito delle facoltà che le sono costituzionalmente riconosciute, il diritto di voto degli immigrati residenti”.

La legge regionale 5 del 2004 (articolo 8) stabilisce inoltre che la Regione, per promuovere un’effettiva partecipazione e il protagonismo dei cittadini stranieri immigrati nella definizione delle politiche pubbliche, “favorisce la realizzazione di percorsi a livello locale, con particolare attenzione all’equilibrio di genere e alle aree di provenienza e con particolare riferimento a forme di presenza nei Consigli degli Enti locali, di rappresentanti di immigrati e, ove consentito, all’estensione del diritto di voto degli immigrati”.

La proposta di legge che ha avuto parere positivo dalla giunta regionale dell’Emilia-Romagna riguarda in sostanza la ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo (febbraio 1992), sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, e la delega al governo a emanare un decreto legislativo per il riordino della normativa in tema di elettorato attivo e passivo e di liste elettorali, nel rispetto di alcuni principi e criteri: i cittadini stranieri e gli apolidi residenti in Italia hanno diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni locali; è necessaria la residenza da almeno 5 anni, la titolarità della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno, e l’assenza delle condizioni previste come causa di esclusione del cittadino italiano dall’elettorato.

Per elezioni locali si intendono le consultazioni per l’elezione del consiglio comunale e del sindaco, consiglio provinciale e presidente della provincia, consiglio regionale e presidente della giunta regionale (dove sia prevista l’elezione diretta). In base al disegno di legge il diritto di elettorato vale inoltre per le circoscrizioni di decentramento comunale, e per ogni altro organo elettivo a suffragio popolare istituito da statuti di Comuni, Province e Regioni.

“È una scelta di civiltà e democrazia – ha commentato Marzocchi – nei confronti di persone che vivono sul nostro territorio, lavorano, pagano le tasse. Garantire loro la possibilità di eleggere ed essere eletti significa coinvolgerli ulteriormente nella vita di una società che è già loro, a tutti gli effetti, e responsabilizzarli ancora di più. Significa, inoltre, costruire una società più sicura e più coesa”.

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