Data odierna 19-08-2017

“Sono qui oggi per chiedere il voto di fiducia per un nuovo inizio, con obiettivi realizzabili e tempi certi, soprattutto con la determinazione a lottare con tutto me stesso per evitare di rigettare...

Un voto per un nuovo inizio, Letta chiede la fiducia al Parlamento

“Sono qui oggi per chiedere il voto di fiducia per un nuovo inizio, con obiettivi realizzabili e tempi certi, soprattutto con la determinazione a lottare con tutto me stesso per evitare di rigettare nel caos il Paese proprio nel momento in cui esso è in grado di rialzarsi”. Così il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha iniziato il suo discorso alla Camera, dove questa mattina è tornato a chiedere la fiducia al suo Governo.

Un Esecutivo nato col sostegno di forze politiche – Pdl e Scelta Civica – che nel frattempo si sono divise in altri gruppi o partiti.

Se l’Italia “è oggi una società fragile e stordita dalla crisi”, secondo Letta “è però nello stesso tempo una società pronta, dopo tanti sacrifici, a ripartire”. Dunque “è nostro compito, anzi è nostro obbligo, anche generazionale, guidarla in questa ricostruzione”.

Dopo aver criticato duramente Beppe Grillo per le sue ultime affermazioni su Parlamento, Presidente della repubblica e Forze di polizia, Letta ha chiesto ai deputati di “confermare” la fiducia data il 2 ottobre “per segnare anche formalmente una discontinuità, per distinguere per bene tra un prima e un dopo”.

Per non approntare le riforme di cui ha bisogno il Paese “il nostro alibi è stato il conflitto”, ha detto Letta, ricordando che il suo “non è un Governo a tutti i costi”.

“Accettando l’incarico dalle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano cui va ogni giorno, oltre che la mia gratitudine personale, il ringraziamento per il sacrificio con cui adempie”, ha aggiunto tra gli applausi di quasi tutti i partiti, “in condizioni difficilissime, all’incarico cui questo Parlamento l’ha impegnato per la seconda volta a larghissima maggioranza, avevo però detto che il mio non sarebbe stato un Governo a tutti i costi”.

Secondo il Premier “la trasformazione politica determinatasi in questi sette mesi è di gran lunga la più radicale di tutta la Seconda Repubblica. C’è stato un prima, ci sarà un dopo e il dopo è una storia nuova da scrivere; può e deve farlo una leadership politica ringiovanita di alcuni decenni in soli pochi mesi, legittimata grazie a coraggio e partecipazione, da una parte all’altra di quest’Aula. Può e deve farlo il Parlamento, pena la condanna all’ingovernabilità perenne, alla paralisi, al caos simile o addirittura peggiore di quello vissuto nei due mesi di limbo che hanno separato il voto di febbraio dalla rielezione del Presidente della Repubblica”.

Oggi che “la coalizione è diversa, è più unita” per Letta “ci sono le condizioni per definire nelle prossime settimane un patto di Governo tra chi sceglie di concederci la fiducia, un patto che chiamerò da adesso in poi “impegno 2014″. Questa discussione all’interno della maggioranza servirà per declinare in modo più definito i punti sui quali oggi vi chiedo la fiducia. Ma, per essere chiari, il nuovo inizio è oggi. Gli approfondimenti che faremo nella maggioranza non saranno occasioni per rimettere in discussione i punti cardinali del lavoro per il 2014, che sono nel discorso sul quale vi sto chiedendo, in questo momento, la fiducia”.

“L’impegno – ha spiegato – è quello che assumiamo con l’Italia, prima che tra di noi: comporta un’articolazione più collegiale tra i nuovi gruppi parlamentari della maggioranza; comporta affidamento, fiducia reciproca; comporta rispetto e linearità”.

“Il grande obiettivo, entro il quadro temporale dei diciotto mesi, è avere istituzioni che funzionino e una democrazia più forte e più solida”, ha aggiunto. “L’urgenza e il nuovo quadro politico ci inducono al realismo: la scelta di Forza Italia di non garantire il sostegno al percorso rafforzato di riforma costituzionale, che era giunto proprio alla soglia dell’ultimo passaggio parlamentare, obbliga a un’onesta presa d’atto della necessità di cambiare percorso per evitare una dilazione dei tempi che sarebbe un errore capitale. Dobbiamo quindi arrivare al risultato e rapidamente. Per questo propongo che si lavori sulla procedura dell’attuale articolo 138 della Costituzione e che ci si concentri su quattro obiettivi di cambiamento”.

Il primo è “la riduzione del numero dei parlamentari, priorità largamente condivisa in questo Parlamento e che necessita di un intervento di cambiamento della Carta costituzionale”. A seguire “l’abolizione delle province dalla Costituzione”. Il terzo, “la fine del bicameralismo perfetto, con un’unica Camera che dia la fiducia e faccia le leggi e l’altra che esprima più compiutamente il disegno di raccordo con le autonomie, già presente nella Carta costituzionale”. Infine “una riforma del Titolo V della Costituzione che metta ordine nel rapporto tra centro e poteri decentrati, migliori il ruolo delle specialità e chiarisca le responsabilità di ciascun livello di governo, limitando al massimo quelle concorrenti in favore della competenza esclusiva dello Stato oppure delle regioni”.

“Chi proverà a far saltare il banco – ha intimato Letta – ne risponderà di fronte ai cittadini, cittadini che con un referendum saranno comunque chiamati a decidere se confermare o meno una riforma che consentirà alle nostre istituzioni di funzionare meglio e all’Italia di scrollarsi di dosso l’immagine del Paese barocco, instabile, che non riesce mai a decidere”.

E poi la legge elettorale, che “deve evitare un eccesso di frazionamento della rappresentanza, che ci condannerebbe all’ingovernabilità”. Se la sentenza della Consulta ha di fatto cancellato le liste bloccate, “negazione di ogni criterio di merito e rappresentanza, inno alla cooptazione”, per Letta “è fondamentale ora facilitare le scelte dei cittadini e creare un legame, il più diretto possibile, tra elettori e il loro eletto”.

Tutti, quindi, “nelle prossime 8 settimane devono lavorare per dare pronta attuazione al pronunciamento della Consulta e restituire ai cittadini lo scettro, vale a dire il diritto di scegliere chi li rappresenta e chi li governa”. Impegno che Letta ha chiesto anche per abolire il finanziamento pubblico dei partiti.

Chiusa la pagina “politica”, il Premier si è soffermato su quella socio-economica. Posto che l’obiettivo è “far ripartire l’Italia”, Letta ha elencato “cinque punti” che “devono essere alla base del nostro impegno per il 2014″.

“Dobbiamo innanzitutto continuare a far scendere contemporaneamente il debito, il deficit, le spese di parte corrente e le tasse su famiglie e su imprese, piccole e grandi”, poi “raggiungere l’anno prossimo la crescita dell’ordine di grandezza dell’1 per cento e arrivare alla crescita del 2 per cento nel 2015″; al terzo punto il “rilancio degli investimenti pubblici”, al quarto “l’aggiornamento delle nostre politiche di competitività industriale a sostegno di imprese”. Infine, “dobbiamo creare un clima più favorevole agli investimenti attraverso il piano “Destinazione Italia”, con le sburocratizzazioni, l’apertura dei mercati, le semplificazioni, in particolare dei codici del lavoro e di quello fiscale, e le riforme della giustizia civile”.

Il 2014 “sarà il primo anno con il segno più dopo il buio della crisi. È un risultato non scontato. Pur con molte difficoltà, possiamo incassare il dividendo della stabilità, senza il quale avremmo avuto certamente un innalzamento dei tassi di interesse, che a loro volta avrebbero strangolato la crescita. Siamo l’unico grande Paese d’Europa, con la Germania, sotto il 3 per cento di deficit; il surplus primario – cioè la spesa al netto degli interessi – è oggi al 2,5 per cento; siamo, quindi, sempre assieme alla Germania, i più virtuosi tra i grandi Paesi d’Europa. È vero, – ha riconosciuto Letta – abbiamo il debito pubblico che è colossale”, ma “lo stiamo aggredendo” non solo “perché ce lo chiede l’Europa”, ma soprattutto “perché un debito pubblico così alto in rapporto al PIL ci costa troppo: quest’anno spenderemo quasi 90 miliardi di euro in interessi. Novanta miliardi di euro: una decina di leggi di stabilità, soldi buttati”.

Quindi, focus sul lavoro, a sostegno di chi l’ha perso e di chi sta pagando più di altri il costo della crisi, sulla previdenza – “completeremo la riforma degli ammortizzatori sociali” – e sul rilancio della parola “omunità”: il 2014 “sarà l’anno delle misure sulla conciliazione lavoro-famiglia, delle quali stiamo già preparando i contenuti”.

“L’Italia è, quindi, e deve essere una comunità, non mi stancherò mai di ripeterlo; l’Italia è capacità di impresa, innovazione, dedizione, fierezza del lavoro”, ha sottolineato Letta. “Siamo la quinta potenza manifatturiera del mondo, la seconda in Europa. Tra le prime venti filiere industriali in Europa, dieci sono tedesche e sei sono italiane. Abbiamo la seconda agricoltura europea per valore aggiunto; il nostro export cresce, si rinnova e trova nuovi mercati; siamo uno dei pochi grandi Paesi al mondo a presentare stabilmente un surplus commerciale strutturale nel manifatturiero”. Quindi “stiamo quindi reagendo: non dobbiamo rinunciare ad usare i nostri talenti e, in particolare, le tre risorse più importanti: il nostro capitale umano, innanzitutto, cioè le persone, puntando sull’istruzione dei giovani e sulla ricerca. In secondo luogo, la bellezza e la cultura, puntando sul turismo, sull’ambiente, sulla grande occasione dell’expo, sulla vitalità e la creatività. In terzo luogo, le imprese: è vero che abbiamo perso, in questo ventennio, molta capacità industriale anche nei servizi, ma molta ce n’è ancora e molta possiamo recuperarne”.

Citata ancora “Destinazione Italia”, Letta ha parlato del piano di dismissione lanciato dal Governo, rassicurando il Parlamento che “nessuno di noi si sogna di svendere per fare cassa”. Il Governo, inoltre, proseguirà “sulla strada di una maggiore apertura” anche sul fronte “mercati, infrastrutture e tutela dei consumatori”.

“Per riportare la fiducia nei cittadini, lo Stato deve fare la sua parte. Dico chiaramente come: in primo luogo, la revisione della spesa”, ha aggiunto Letta. “Il lavoro del commissario Cottarelli, che deve andare avanti senza alibi”, ha proseguito citando i tagli di auto e aerei blu alla Presidenza del Consiglio.

“Vogliamo cambiare una amministrazione che perde e fa perdere troppo tempo”, ha detto ancora Letta, citando i dati di “Doing Business” secondo cui “l’Italia è al centotrentottesimo posto al mondo per le complicazioni fiscali. Per pagare le tasse le nostre imprese impiegano 269 ore l’anno contro le 176 della media dei Paesi OCSE”.

Ma “un Paese più semplice si ottiene solo con le leggi? No. Passa per i risultati e la valutazione delle politiche pubbliche. Troppe semplificazioni slogan sono rimaste sulla carta. Per questo nel 2014 entrerà in funzione un contatore della semplificazione per verificare e valutare le performance della pubblica amministrazione”.

Nell’ultima parte del suo intervento, Letta ha citato il sovraffollamento delle carceri, la lotta contro la corruzione e contro le mafie, i reati ambientali e la lotta alla criminalità organizzata.

Infine l’Europa: “chi vuole conquistare consenso con il populismo antieuropeo non voti la fiducia al mio Governo”. L’Italia “ha una solida, profonda e nobile identità europea. Dobbiamo esserne fieri. Per questo la discussione sull’Europa che vogliamo nei prossimi anni deve, una volta ancora, passare dal protagonismo italiano: è un nostro dovere”.

“Senza l’Europa non si salva nessuno, nemmeno i Paesi e il Paese più grande dell’Unione europea”, ha aggiunto Letta, indicando “quattro obiettivi concreti” sui cui lavorare, anche alla luce del prossimo semestre di presidenza italiana: “vera unione bancaria; dare alla zona euro una capacità finanziaria che incentivi gli Stati membri a compiere l’ultimo miglio delle riforme e li renda più resistenti agli shock economici; spingere per un Governo più equilibrato dell’unione economica e monetaria e per politiche più convincenti per la lotta alla disoccupazione, specie giovanile; interpretare la nostra Presidenza – è questo il punto più importante – come quella che chiude la legislatura 2009-2014, della crisi e della sola austerità e che apre la legislatura 2014-2019, della stabilità e della crescita in Europa e quindi anche in Italia”.

“Oggi più che mai – ha osservato Letta – l’Italia ha bisogno di competenza e di passione. Servono quei valori e quelle sensazioni che ognuno di noi in qualche momento della sua vita ha provato sentendosi davvero parte di una squadra. In mente un obiettivo preciso. Serve la fatica, indispensabile sempre per riuscire in qualche cosa. Servono giocatori che si fidino gli uni degli altri, servono poche parole, buoni esempi. Abbiamo tutti avuto un insegnante, un maestro che ci esortava a dare il meglio di noi per raggiungere obiettivi che sembravano irraggiungibili. Forse ci siamo tirati indietro, abbiamo deciso di non provarci nemmeno. “In fondo io sono fatto così, non ci riesco”, è un alibi sempre a portata di mano. Forse, invece, abbiamo trovato una squadra per cui valeva la pena di provarci e ci siamo alle volte riusciti, perché la squadra è il luogo dove il punto di forza dei gruppi supera il limite dell’individuo e dove il punto di forza dell’individuo viene messo a disposizione del gruppo. No, oggi quell’”io sono fatto così” non può più valere. Sono orgoglioso di essere qui per convincervi che giocheremo all’attacco, perché gli italiani hanno diritto a vedere ripagati i loro sacrifici. Ora che questo sta per succedere, – ha concluso – non permetteremo che l’Italia sprofondi di nuovo”. (aise)

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