Data odierna 22-09-2017

“In occasione delle elezioni regionali del 1995 Aniello Bidognetti (detenuto, figlio del boss Francesco Bidognetti alias Cicciotto ‘e Mezzanotte) mi disse che bisognava votare per Nicola Cosentino...

Un pentito: “Il boss ci disse di votare Cosentino”

“In occasione delle elezioni regionali del 1995 Aniello Bidognetti (detenuto, figlio del boss Francesco Bidognetti alias Cicciotto ‘e Mezzanotte) mi disse che bisognava votare per Nicola Cosentino perché così aveva deciso la cupola del clan; era lui, mi disse Aniello, il nostro referente politico, anche in considerazione della parentela tra Cosentino e la famiglia Schiavone”.

E’ quanto ha affermato il collaboratore di giustizia dei Casalesi Raffaele Ferrara, ex capozona nel comune di Parete, nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del deputato del Pdl Nicola Cosentino in corso di svolgimento al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. All’udienza il parlamentare era presente insieme ai suoi avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro.

Un’udienza che ha fatto registrare un solo momento di tensione proprio quando Ferrara, rispondendo al pm della Dda di Napoli Alessandro Milita, ha parlato di “parentela tra Cosentino e la famiglia Schiavone”, in riferimento al fidanzamento risalente ai primi anni Novanta tra la sorella di Peppe Russo, detto “O Padrino”, fedelissimo di Francesco Sandokan Schiavone, e un fratello del deputato (i due si sono poi sposati).

“Ma quale parentela, io non sono parente di nessuno”, ha affermato Cosentino a muso duro. Ferrara ha poi specificato che “durante la campagna elettorale del 1995 Aniello Bidognetti mi inviò i manifesti elettorali di Cosentino con cui tappezzai Parete e altri comuni limitrofi”. Il pentito, a precisa domanda dei legali del deputato, non ha poi saputo fornire indicazioni concrete su eventuali favori fatti da Cosentino al clan dopo la vittoria alle Regionali, spiegando però “che il clan non dà mai niente per niente. Aniello Bidognetti mi disse che dall’elezione di Cosentino il clan avrebbe avuto profitti sul fronte degli appalti pubblici e dei rifiuti, i due pilastri dei Casalesi, e minor tensione sul fronte della normativa anticamorra”.

Prima di Ferrara ha deposto il pentito Domenico Frascogna, che ha ricordato come “nel 1993 Dario De Simone (altro elemento di spicco del clan oggi pentito) mi disse di far votare Cosentino a Casapesenna, comune di mia competenza”. “Ma quell’anno Cosentino non era candidato” hanno contestato i legali del parlamentare.
Nella prossima udienza, in calendario il 4 marzo prossimo (alle 10.30), verranno sentiti i pentiti Luigi e Alfonso Diana, nipoti di Stanislao Cantelli, ucciso per ritorsione dal gruppo di fuoco di Giuseppe Setola il 5 ottobre del 2008 in un circolo di Casal di Principe; il 18 marzo (allee 11.30) sarà invece la volta degli altri due collaboratori di giustizia Domenico Bidognetti e Francesco Cantone.

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