Data odierna 16-01-2018

“Da un anno sono sindaco della nostra cittá. È stato un lampo di tempo, eppure la mia vita è profondamente cambiata: passo in Municipio o a Verbania la gran parte del tempo, incontro...

“Da un anno sono sindaco della nostra cittá. È stato un lampo di tempo, eppure la mia vita è profondamente cambiata: passo in Municipio o a Verbania la gran parte del tempo, incontro tante persone, affronto problemi. Un impegno duro, ma non di più di quello che mi aspettavo, certo è coinvolgente. Penso di aver sbagliato alcune volte (imparando dagli errori), ma di aver comunque sempre agito con correttezza, lealtá, onestá assoluta e buona volontá, come ho giurato di fare il giorno del mio insediamento”. Inizia cosí la “lettera aperta” che Marco Zacchera, sindaco di Verbania e deputato del Pdl, invia ai suoi concittadini ad un anno dall’inizio del suo mandato.
“Sono contento della mia scelta – spiega Zacchera – perché mentre il ruolo di parlamentare ha progressivamente perso spazio in una legislatura molto scialba, essere sindaco è stare invece in mezzo ai problemi veri della gente, ascoltarla, viverla. È quello che provo quando scrivo ai genitori di ogni nuovo nato annunciandogli il “bonus bebè” e congratulandomi con loro, oppure quando mando un biglietto di partecipazione alle famiglie in cui è mancato qualcuno. Ogni settimana noto come sia sottile la cartellina dei nuovi nati e pesante quell’altra… e in quelle due cartelline c’è in fondo la storia della nostra comunitá, ma anche il momento particolare che vive tutta la nostra societá”.
“Ma essere sindaco – osserva il primo cittadino di Verbania – è soprattutto aver incontrato scolaresche e disoccupati, sposato tanti ragazzi, mangiato con gli “ultimi” alla mensa sociale, festeggiato centenari, salutato come neocittadini – raccogliendone il giuramento di fedeltá alla Repubblica – persone giunte da ogni parte del mondo e bene integratesi nella nostra cittá. Essere sindaco è avere la scrivania sempre piena di carte, ma trovare il tempo e saper ascoltare disperati, rispondere alle e-mail, sollecitare gli uffici, premiare benemeriti, stare con orgoglio sull’attenti con la fascia tricolore nei momenti importanti, quando vi rappresento tutti”.
“In questo anno – scrive ancora Zacchera – ho poi cercato ogni giorno di obbligare me stesso a non vivere solo per il “quotidiano” ma sempre ad agire pensando anche alla Verbania che voglio e che ho promesso di contribuire a realizzare con il nostro programma elettorale: una comunitá dove ci sia più forte spirito di appartenenza e solidarietá, dove si abbia il coraggio di crescere andando un po’ più in lá dell’ordinario magari pensando sempre un po’ più in grande del passato per poter meglio uscire dalla crisi e aprire una mentalitá spesso troppo chiusa su sé stessa. L’aver affrontato la problematica di un nuovo teatro – ricollocandolo vicino al lago per un suo multiuso turistico e di rilancio cittadino – credo sia stato l’atto più emblematico, cosí come dirigere ogni giorno una cittá dove spesso imporre una linea è difficile per pigrizia, contrapposizioni, preconcetti. Non sta a me dire se ci sto riuscendo, le critiche non mancano, certo mi spiace pensare al tanto lavoro che si fa quotidianamente dietro le quinte rispetto alla percezione che a volte ne hanno i cittadini che magari con ragione si lamentano, ma non immaginano i veri motivi del loro scontento. Per questo sono sempre attento alle critiche che mi giungono, cercando di distinguere tra quelle fondate e costruttive da quelle un po’ preconcette. “Non è cambiato quasi niente” si lamenta qualcuno, ma invece molte cose sono davvero cambiate e altre cambieranno – forse anche più visibili – ricordando che il nostro primo bilancio è stato approvato dal consiglio comunale solo 40 giorni fa e giá dovremo saper affrontare le conseguenze dei “tagli” dell’imminente Finanziaria”.
“Certo – riconosce – la realizzazione di qualsiasi opera pubblica ha tempi troppo lunghi e costa troppo rispetto al “privato”, ma le regole sono queste e non si possono cambiare, anche se credo che con i miei collaboratori – ad iniziare dagli assessori, che ringrazio uno ad uno – abbiamo cercato di lavorare con spirito pratico e di concretezza. Mi piace ricordare che in un anno non c’è stata alcuna polemica o contrapposizione politica in giunta come in maggioranza: vuol dire che possiamo sempre migliorare, ma c’è comunque reciproca attenzione e rispetto. In questo anno mi sono venuti tanti capelli bianchi e spesso – quando magari a tarda notte chiudo dietro di me, stanco morto, il portone del Municipio – mi chiedo se ne valga la pena. Qualcosa dentro di me mi dice peró sempre di “sí” perché in questo anno la cosa più bella e che mi ha arricchito di più è di avere la certezza (o è solo illusione?) di riuscire cosí a restituire con gli interessi quei quattro “talenti” che il Grande Capo mi ha dato e la mia ormai lunga avventura politica mi ha permesso di vivere”.

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