Data odierna 23-09-2017

Stipendi che variano di mese in mese imponendo in base alle fluttuazioni del cambio euro/franco: è quanto accade in alcune aziende ticinesi, a danno dei lavoratori frontalieri. A denunciarlo i deputati...

Tutelare i frontalieri in Svizzera: Braga (Pd) interroga Frattini e Sacconi

Stipendi che variano di mese in mese imponendo in base alle fluttuazioni del cambio euro/franco: è quanto accade in alcune aziende ticinesi, a danno dei lavoratori frontalieri. A denunciarlo i deputati del Pd Braga, Marantelli, Narducci e Codurelli in una interrogazione ai Ministri degli esteri e del lavoro Frattini e Sacconi cui chiedono di sapere “quali iniziative intenda assumere il Governo italiano per tutelare i propri cittadini”.

“Il Cantone Ticino – si legge nella premessa – rappresenta da decenni un importante sbocco occupazionale per i cittadini italiani residenti nei comuni della fascia di confine; infatti, degli oltre 60 mila cittadini italiani occupati con il permesso di frontaliere nei cantoni di frontiera Ticino, Vallese e Grigioni, più di 51 mila sono impiegati nel Cantone Ticino. La maggior parte di essi proviene dalle province di Como, circa 18 mila, e Varese, circa 26 mila. I lavoratori frontalieri hanno dunque dato un grande contributo allo sviluppo dell’economie cantonali e a quelle dei comuni italiani compresi nella “storica” fascia di demarcazione di 20 chilometri dalla linea di confine”.

“In forza dell’Accordo bilaterale tra la Confederazione svizzera e la Comunità europea e gli Stati membri, tra cui l’Italia, sulla libera circolazione delle persone entrato in vigore il 1° giugno 2002, – ricordano i deputati – i cittadini di una parte contraente che soggiornano legalmente sul territorio di un’altra parte contraente non sono soggetti ad alcuna discriminazione fondata sulla nazionalità (articolo 2 “Non discriminazione”) e godono del diritto alla parità di trattamento con i cittadini nazionali per quanto riguarda l’accesso a una attività economica e il suo esercizio, nonché le condizioni di vita, di occupazione e di lavoro (articolo 7 “Altri diritti”); in particolare, secondo quanto disposto all’Allegato I del suddetto Accordo, articolo 9 “Parità di trattamento”, comma 1 “il lavoratore dipendente cittadino di una parte contraente non può ricevere sul territorio dell’altra parte contraente, a motivo della propria cittadinanza, un trattamento diverso da quello riservato ai lavoratori dipendenti nazionali per quanto riguarda le condizioni di impiego e di lavoro, in particolare in materia di retribuzione, licenziamento, reintegrazione professionale o ricollocamento se disoccupato”".

Al contrario di quanto previsto dalla legge, però, “da alcuni mesi, per effetto delle condizioni di cambio franco/euro sfavorevole, alcune aziende del Canton Ticino, facendo proprio un orientamento sostenuto dall’Associazione industriali ticinesi (AITI), stanno sottoponendo ai lavoratori frontalieri la sottoscrizione di accordi che prevedono un trattamento salariale discriminatorio, imponendo il pagamento dei salari in funzione delle fluttuazioni del cambio euro/franco, determinandone una condizione discriminatoria e di evidente svantaggio per i lavoratori frontalieri, spesso portati ad accettare per non incorrere nella perdita del posto di lavoro; tali comportamenti – per i deputati – appaiono in netto contrasto con i contenuti dell’Accordo bilaterale sulla libera circolazione sopra citato, configurando comportamenti discriminatori nei confronti dei lavoratori frontalieri”.

Per questo, si chiede ai ministri “quali iniziative intenda assumere il Governo italiano per tutelare i propri cittadini nonché lavoratori frontalieri riguardo a quella che agli interroganti appare una discriminazione messa in atto da alcune aziende ticinesi, sostenute dall’Associazione industriali ticinesi (AITI) in materia di trattamento salariale in funzione del cambio euro/franco”.

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