Data odierna 21-09-2017

NEL DIBATTITO IN AULA GLI INTERVENTI DI PEDICA (IDV) MICHELONI E RANDAZZO (PD) GIAI (MAIE) .  Più o meno alle 21 di ieri, 16 giugno, il Senato ha approvato definitivamente il decreto 63/2010 che...

NEL DIBATTITO IN AULA GLI INTERVENTI DI PEDICA (IDV) MICHELONI E RANDAZZO (PD) GIAI (MAIE) .  Più o meno alle 21 di ieri, 16 giugno, il Senato ha approvato definitivamente il decreto 63/2010 che è quindi diventato legge. Il voto favorevole, e prevedibile, è giunto a margine di un serrato dibattito che ha intervenire i senatori eletti all’estero del Pd, Micheloni e Randazzo, del Maie Giai, e il senatore di Italia dei Valori, strenuo “nemico” del Cgie, Pedica.
Relatore in Aula è stato il senatore Tofani (Pdl) che, illustrando l’articolo 2 e dunque le motivazioni che hanno spinto il Governo a rinviare le elezioni dei Comites, e quindi del Cgie, – e cioè la riforma allo studio del Senato – ha ricordato che “anche le precedenti elezioni dei Comites, prima dell’effettivo svolgimento nel marzo 2004, erano state prorogate da tre successivi decreti-legge (il n. 411 del 2001, il n. 52 del 2003 e il n. 272 del 2003)”.
Per Pedica (Idv) l’articolo 2 “cerca di sanare il ritardo con il quale si sta procedendo alla riforma degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Questioni concrete che il Governo avrebbe potuto risolvere utilizzando, invece che la sua potestá normativa, come sempre, gli strumenti diplomatici e politici. Infatti l’urgenza che il Governo invoca, e cioè la scadenza della prima proroga nell’elezione dei COMITES, che era stata fissata al 31 dicembre 2010 senza che la riforma sia stata varata, sono in realtá frutto di un totale disinteresse”. A dimostrarlo, per il senatore dipietrista, il fatto che “la riforma giace in Commissione esteri al Senato da più di un anno”. In questo modo gli italiani all’estero sono stati “privati del diritto di voto nella scelta dei propri rappresentanti, con un ulteriore posponimento che va a mantenere negli organi rappresentativi gli stessi soggetti, per di più su base totalmente volontaria, per ben nove anni. In pratica, se ne delegittima l’operato e si svilisce ancora di più la nostra politica in materia di italiani all’estero. Come Italia dei Valori abbiamo presentato un emendamento per sanare il secondo articolo del decreto, chiedendo che al rinnovo dei Comites si addivenga entro il 30 giugno 2011″. Emendamento respinto dall’Aula nelle votazioni seguite al dibattito.
Di tutt’altra opinione il senatore Filippi (Pdl) secondo cui il rinvio delle elezioni “è una questione di buon senso e nessuno vuole imbrogliare nessuno. Evidentemente si è a conoscenza che giá nell’ultima assemblea del CGIE è stata contestata la prima proroga al 31 dicembre 2010, ma sappiamo anche che proprio ora al Senato è in esame la legge che riforma proprio la materia riguardante i Comites, il CGIE e le modalitá di voto. Quindi, se si votasse oggi vi sarebbe il rischio, se non la certezza, di dover ripetere queste elezioni, con ovvi raddoppiamenti di costi per l’erario. Al di sopra di tutte le regole, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, credo che debba prevalere la regola del buonsenso”. A dimostrare la “buona fede” del Governo anche l’ordine del giorno approvato martedí dalla Commissione Esteri in cui “è stata prevista la possibilitá di andare alle votazioni degli organismi in oggetto “immediatamente dopo l’entrata in vigore della riforma attualmente in esame al Senato”. Quindi – ha concluso Filippi – se la lingua italiana è ancora abbastanza chiara, credo che una dicitura di questo tipo non possa lasciare dubbi sulla buona volontá e sulla correttezza, sia della maggioranza che del Governo”.
Per Randazzo (Pd) il decreto “presenta alcuni di quegli aspetti di forzatura, di insensibilitá e di illogicitá che hanno caratterizzato da un paio di anni a questa parte le politiche governative per gli italiani all’estero”. Rilevata l’inadeguatezza di un decreto che accorpa due temi distanti tra loro in altrettanti articoli, l’eletto all’estero ha ravvisato in ció la volontá di “sminuire l’incidenza della forte e attiva presenza degli italiani all’estero e delegittimarne gli istituti di rappresentanza elettiva”. Citata l’ultima riforma dei Comites, datata 2003, l’ulteriore rinvio al 2012 per Randazzo è “inquietante e anche offensivo per gli italiani all’estero”. Il senatore si è quindi chiesto “i componenti di quale altro organismo istituzionale tollererebbero prima la proroga di un anno e, subito dopo, a tamburo battente, un’altra proroga di due anni, perché nel frattempo se ne contempla, magari, un graduale smantellamento?”. Inutile appellarsi alla riforma, visto che “è ferma, parcheggiata, arenata in Commissione affari esteri, e nessuno in possesso di un minimo di buon senso puó venirci a dire che ci vorranno altri due anni per licenziarlo in Commissione e portarlo nell’Aula del Senato per poi proseguire l’iter – che potrá essere ancora più difficile e contrastato – nell’altra Camera”. Randazzo ha quindi richiamato le proteste di Comites e Cgie che chiedono chiesto di porre fine “ad una indecorosa farsa che sta trascinando fino al ridicolo e all’insostenibilitá quelle che dovevano e dovrebbero continuare ad essere le democratiche rappresentanze elettive di base degli italiani all’estero. Semplicemente avere avuto la sfrontatezza e l’impudenza di prorogare non di uno, ma ora fino a tre anni COMITES e CGIE costituisce un insulto ai cittadini residenti al di fuori del territorio nazionale, in massima parte in Paesi a conduzione democratica, dove decisioni politiche, come questo irragionevole stiracchiamento dei termini di organismi istituzionali non sono neppure immaginabili. Trattare in questo modo quattro milioni di elettori italiani all’estero, l’equivalente di una regione italiana di medie proporzioni, e le decine di milioni di oriundi è un’indegnitá per un Paese di emigrazione e di immigrazione”. Il senatore ha quindi rinvolto un appello “ai senatori della maggioranza eletti all’estero, se ce ne sono questa sera in Aula, perché convincano quanti più colleghi possibile della loro parte a far decadere questo illogico decreto ed a respingere questa ulteriore offesa ai nostri connazionali nel mondo”.
Per il senatore Benedetti Valentini (Pdl) “la requisitoria che abbiamo adesso ascoltato relativamente alla proroga in materia di Comites e Cgie è assolutamente infondata e pretestuosa”. La risposta della maggioranza, ha aggiunto, “è giá nel testo dell’ordine del giorno Tofani sul quale saremo chiamati a pronunciarci con il voto. Il tempo è pochissimo ed è inutile ripercorrerne i passaggi, ma è eloquentissimo; se si è d’accordo sul contenuto di quell’ordine del giorno si vede che sono pretestuose le polemiche”.
L’ordine del giorno è stato richiamato anche da Tofani che ne ha letto dei passaggi in replica a Randazzo: “nel dispositivo che impegna il Governo, si dice che le elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie debbono essere svolte immediatamente – e sottolineo immediatamente – dopo la definitiva approvazione della riforma attualmente all’esame del Senato e del relativo regolamento attuativo. Questo, per chiarire in maniera netta che dipenderá da noi quando far svolgere le elezioni, perché non è un tema che spetta al Governo, ma al Parlamento. Ci auguriamo che questo iter legislativo possa concludersi, sia al Senato che alla Camera, entro quest’anno, con l’auspicio che entro il mese di giugno del 2011 si possano finalmente rinnovare”.
Passando alla presentazione degli emendamenti, il senatore Micheloni (Pd) ha illustrato il suo, anticipando anche la dichiarazione di voto del Pd. Nell’emendamento, ha spiegato, “chiediamo di fissare la data entro cui svolgere le elezioni per il rinnovo dei Comites al 30 giugno 2011, semplicemente perché il 29 maggio 2010 si è tenuta a Francoforte la riunione continentale del Consiglio generale degli italiani all’estero e di tutti i presidenti dei Comites e delle associazioni italiane in Europa che hanno manifestato anche davanti al consolato d’Italia di Francoforte. In quell’occasione è stato chiesto che il decreto-legge venisse modificato portando la data al 30 giugno 2011. Dunque, il nostro emendamento è fondato sulla richiesta di questa assemblea per l’Europa”.
“Gli organismi di cui parliamo – ha ricordato – sono comitati eletti a suffragio universale, ma formati da persone che fanno volontariato puro e che non costano nulla allo Stato. Non si puó pretendere da persone che danno un servizio di volontariato di questo tipo e che sono stati eletti per cinque anni di rimanere in carica otto anni, perché questo prevede il decreto. Apprezzo lo sforzo massimo che ha fatto il relatore nel chiedere che, terminato il lavoro della riforma, si voti immediatamente. Apprezzo veramente questo sforzo, ma con il nostro emendamento chiediamo che sia data una certezza. Perché chiediamo questa certezza? Noi abbiamo difficoltá con questo Governo e con l’amministrazione del Ministero degli affari esteri; in questi anni abbiamo avuto l’impressione di avere un dialogo autistico: tutte le nostre proposte, che riprendono quelle avanzate dai comitati e dalle associazioni (prendo l’esempio della riforma dei servizi consolari), sono di buon senso, ma non hanno mai trovato accoglienza e possibilitá di dialogo con l’amministrazione e con il Governo. Si pensa di risolvere i problemi finanziari. Questa settimana – ha proseguito Micheloni – il sottosegretario Scotti ci ha detto che una parte dei tagli che la manovra finanziaria che siamo discutendo adesso in Senato prevede per il Ministero degli affari esteri saranno di nuovo pagati dagli italiani all’estero con ricadute sui servizi, sulla cultura e sulla diffusione della lingua italiana. Questo è quanto ci aspetta e quanto ci è stato detto dal Governo, che non accetta alcun dialogo sulle proposte di riorganizzazione e di risparmio che noi avanziamo”.
Il senatore ha quindi chiesto di allegare agli atti il documento finale della riunione del Cgie di Francoforte “perché di quella assemblea, come quella di Vancouver per l’America del Nord o quella di Buenos Aires in corso in questi giorni, nella stampa e nei media italiani non c’è traccia benché in questo settore non ci sia nessun bavaglio o rischio di imbavagliamento. Probabilmente nessuno in Senato è stato informato del fatto che le comunitá italiane nel mondo si sono mobilitate e organizzate con molto sacrificio, anche personale. Ringrazio gli italiani che fanno volontariato in questi comitati e che si sono riuniti nei tre principali continenti per esprimere il loro disaccordo sulla politica che si porta avanti nei confronti degli italiani all’estero e su questi rinvii indiscriminati”.
Durante il voto, gli emendamenti sono stati tutti respinti: sia quello Giai che chiedeva lo stralcio del rinvio, sia quelli di Micheloni e Pedica che chiedevano l’inserimento della data certa del giugno 2011.
Nelle dichiarazioni di voto, la senatrice Giai (Maie) ha richiamato la nota del Cdm: “ritenuta, altresí, la straordinaria necessitá ed urgenza di rinviare ulteriormente le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli italiani all’estero e del Consiglio generale degli italiani all’estero, anche al fine di consentire l’approvazione di un provvedimento di riforma degli organismi di rappresentanza dei cittadini italiani all’estero e la conseguente modifica delle modalitá e delle procedure previste dal citato rinnovo dei medesimi Comitati”. Quale straordinaria necessitá e urgenza ha il Governo a rinviare queste elezioni?”, si è chiesta, quindi, la Giai. “A che gioco stiamo giocando? Non si capisce. Perché non lasciare invariate le cose? Perché non votare nel 2010, visto che gli stanziamenti (pari a 6 milioni di euro) per il rinnovo dei Comitati sono stati giá determinati con legge di bilancio per gli esercizi finanziari cui le spese si riferiscono? Che fine faranno questi stanziamenti? Rimarrebbero sicuramente inutilizzati, mentre occorrerebbe disporre nuove risorse finanziarie per l’anno in cui verranno effettivamente svolte le elezioni. Perché – ha chiesto ancora la senatrice – tutto questo accanimento nei confronti dei cittadini italiani residenti all’estero? Perché non rispettare il criterio di paritá, che la Costituzione italiana sancisce, tra cittadini italiani residenti all’estero e cittadini italiani residenti in patria? A quanto pare non abbiamo gli stessi diritti”. La senatrice ha quindi auspicato “una rapida definizione dei disegni di legge di riordino dei Comites. Reputo inopportuno l’inserimento dell’articolo 2 all’interno del decreto-legge, non essendo questo lo strumento più adatto per affrontare l’argomento. Ribadisco quindi la mia contrarietá e preannuncio, anche a nome del mio Gruppo, che voteremo contro questo decreto-legge”.
Decreto infine approvato con i voti della maggioranza.

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