Data odierna 25-09-2017

Nella seduta di ieri l’Aula del Senato ha detto sì al disegno di legge, già approvato dalla Camera, che introduce incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia. Il ddl è stato approvato...

Nella seduta di ieri l’Aula del Senato ha detto sì al disegno di legge, già approvato dalla Camera, che introduce incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia. Il ddl è stato approvato con il voto favorevole del Popolo della Libertà, del Partito democratico, della Lega Nord, dell’Italia dei Valori e dell’Unione di Centro. Da segnalare il voto contrario di Futuro e Libertà per l’Italia e l’astensione della senatrice del Pd Donetella Porretti secondo cui il provvedimento contiene una discriminazione di genere nell’individuazione del beneficio fiscale a vantaggio delle donne.

Nel corso della discussione generale il relatore del disegno di legge Raffaele Fantetti, senatore del Pdl eletto in Europa, ha spiegato come il provvedimento si prefigga  “di contrastare il grave fenomeno dell’emigrazione dei lavoratori più qualificati, favorendo, attraverso l’assegnazione di benefici fiscali, il loro ritorno in Italia. Esso costituisce – ha continuato Fantetti – uno dei pochi disegni di legge di iniziativa parlamentare capace di godere di un consenso unanime presso le due Camere”. Il relatore ha poi ricordato come un ordine del giorno della Commissione Finanze, accolto come raccomandazione, impegni il Governo “ad individuare le categorie dei beneficiari tra i cittadini dell’Unione europea nati dopo il 1 gennaio del 1969, che per almeno 24 mesi abbiano vissuto in Italia e che per un analogo periodo di tempo siano stati residenti all’estero, come risulta dalla registrazione negli appositi elenchi dell’AIRE. Essi devono inoltre essere in possesso di un titolo accademico di primo o di secondo livello riconosciuto dal ministero dell’Istruzione e devono essere assunti in Italia, ovvero devono aver avviato un’impresa a un’attività di lavoro autonomo”. L’Odg impegna inoltre il Governo ad assumere iniziative volte ad evitare eventuali aggravi di oneri per gli uffici della rete diplomatico-consolare.

Durante la discussione generale, dopo l’intervento del senatore del Pdl Stefano De Lillo che ha auspicato l’introduzione di ulteriori misure – contenute in un disegno di legge analogo – atte a delineare meglio la materia in esame, Elio Lannutti dell’Italia dei Valori ha sottolineato come il problema del rientro dei lavoratori qualificati emigrati all’estero non possa essere risolto attraverso la mera introduzione di benefici fiscali, ma vada affrontato con la valorizzazione del lavoro intellettuale in Italia e l’aumento delle risorse destinate alla ricerca. Da Giuliano Barbolini (Pd) è stato precisato come l’abbandono dell’Italia da parte di giovani brillanti e laureati rappresenti una perdita per il Paese e un segnale di debolezza del sistema scientifico e produttivo. Barbolini ha inoltre sollecitato il ministero dell’Economia ad individuare quanto prima nello specifico i soggetti beneficiari degli incentivi fiscali. Il senatore del Pd Enrico Morando ha invece espresso perplessità sull’articolo 8 del provvedimento in esame che non prevede maggiori oneri a carico dello Stato per l’attuazione del disegno di legge. Un’ipotesi che, la norma avrà la ricaduta sperata, potrebbe creare problemi per la copertura finanziaria.

“Il paese – ha affermato il senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa –  anziché offrire incentivi fiscali ai cosiddetti cervelli in fuga, dovrebbe piuttosto,  assai più correttamente e proficuamente,  interrogarsi sulla sua incapacità di trattenere ed attirare dall’estero giovani laureati per fare ricerca. Provvedimenti come la riforma universitaria – ha proseguito Micheloni dopo aver annunciato il suo voto favorevole al disegno di legge in discussione –  e i consistenti tagli finanziari alla ricerca non aiutano certo a valorizzare il capitale umano presente in Italia, cui andrebbero offerte prospettive di lavoro e di crescita professionale migliori e in grado di concorrere con quelle offerte dagli altri Paesi”. Delle difficoltà del nostro paese ad attirare i “cervelli” dall’estero ha parlato anche Massimo Livi Bacci (Pd) che ha sottolineato come questo problema sia imputabile alla scarsa internazionalizzazione delle università e del sistema formativo italiano e al contenuto sviluppo strutturale e dei redditi da lavoro. Il senatore ha anche espresso perplessità su alcune incongruenze presenti nella categorie dei soggetti beneficiari degli incentivi fiscali.

Mario Baldassarri (Fli) si è invece detto contrario al provvedimento che, a suo giudizio, presenta, con la soluzione degli incentivi fiscali, un carattere prettamente demagogico. Secondo Baldassari per affrontare il problema sarebbe invece necessaria, seguendo la strada della riforma dell’Università appena approvata, una ristrutturazione complessiva che renda il sistema formativo italiano più competitivo, riducendo ad esempio le troppe sedi universitarie. Di parere contrario Tiziano Treu (Pd) che vede nell’introduzione degli incentivi fiscali uno strumento, preciso e circoscritto, atto a favorire la circolazione della manodopera altamente qualificata in Europa e soprattutto in Italia. “Sebbene questo appaia un contributo parziale e non comprenda la categoria dei ricercatori, – ha aggiunto Treu – costituisce pur sempre un significativo segnale di incoraggiamento al rientro in Italia di importanti eccellenze che potranno così contribuire allo sviluppo del Paese”. In sede di replica Fantetti  ha spiegato come, per quanto concerne la  copertura finanziaria del provvedimento, il rientro in Italia di entrate fiscali dall’estero possano rappresentare per le casse dello Stato solo un vantaggio e non un onere. “I dati sull’emigrazione italiana – ha aggiunto Fantetti – ne evidenziano la componente prevalentemente giovanile e devono indurre ad una riflessione più ampia sulle condizioni penalizzanti che inducono le giovani generazioni a realizzare le proprie legittime aspettative all’estero.

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