Data odierna 18-07-2018

Dossieraggio. Brutto neologismo e bruttissima vicenda che rischia di riportare ad altezze di incomunicabilità vertiginosa il dialogo fra Pdl e finiani. Oggi, in Transatlantico, Giulia Bongiorno e Piccolo’...

Dossieraggio. Brutto neologismo e bruttissima vicenda che rischia di riportare ad altezze di incomunicabilità vertiginosa il dialogo fra Pdl e finiani. Oggi, in Transatlantico, Giulia Bongiorno e Piccolo’ Ghedini, che trattano sugli aspetti tecnico-giuridici della questione giustizia, hanno parlato a lungo ma e’ calato il gelo dopo l’escalation degli attacchi mediatici contro Gianfranco Fini. I finiani denunciano, infatti, che, a fronte della disponibilità di Fli a trovare un’intesa che stabilizzi i rapporti all’interno del centrodestra si registra contemporaneamente un’escalation della campagna mediatica contro il presidente della Camera da parte della stampa vicina al presidente del Consiglio. Secondo l’AGI, sempre in ambienti vicini a Fini, si sarebbe venuti in possesso di “elementi che evidenziano una vera e propria attività di dossieraggio, con utilizzo di ingenti risorse di denaro in Italia e all’estero al fine di produrre e diffondere documentazione falsa”. L’accusa viene esplicitata proprio da uno degli uomini più vicini al Presidente della Camera, Carmelo Briguglio, che proprio oggi, in qualità di membro del Copasir, ha annunciato l’intenzione di chiedere, al presidente D’Alema, “che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica assuma una decisa iniziativa in relazione alla pubblicazione di atti di dubbia autenticità, se non addirittura falsi, formalmente intestati ad Autorità di Stati stranieri, con lo scopo di alimentare la campagna scandalistica contro la terza carica dello Stato italiano”. “In particolare – aggiunge Briguglio – chiederò di approfondire, al di là delle smentite ufficiali, sia la possibile partecipazione a questa azione di dossieraggio di pezzi di Servizi deviati, sia l’attivita’ della nostra intelligence a tutela delle massime cariche della Repubblica rispetto a manovre messe in atto anche all’estero ai danni del Presidente della Camera dei Deputati”. Negli ultimi giorni, il ministro Angelino Alfano e Italo Bocchino sul versante politico, e Niccolò Ghedini e Giulia Bongiorno sul versante tecnico, avevano avviato colloqui e approfondimenti per definire un’intesa per mettere al riparo il presidente del Consiglio dalle vicende giudiziarie cui è interessato. Ma adesso trattativa si interrompe bruscamente: i finiani denunciano che, a fronte della disponibilità di “Futuro e Libertà” a trovare un’intesa che stabilizzi i rapporti all’interno del centrodestra, si registra contemporaneamente un’escalation della campagna mediatica contro il presidente della Camera da parte della stampa vicina al premier. Stamattina l’ultima novità riguardante un documento che attesterebbe che le società off-shore utilizzate per comprare la casa  di An a Montecarlo erano intestate a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini. Lo stato delle cose è al punto che la terza carica dello Stato ed i suoi hanno fatto capire che se non cessa questa campagna contro Fini, il Fli non è disponibile a discutere di nessuno scudo di nessun tipo. Nel pomeriggio una sorpresa in questa vicenda senza fine. TG com fa sapere che il capogruppo di Futuro e libertà alla Camera, Italo Bocchino, ha chiamato in causa lo stesso Gianfranco Fini e detto: “Se dovesse emergere che la proprietà è veramente di Giancarlo Tulliani, Fini dovrebbe dare una risposta”. ”Conoscendo Fini – ha però aggiunto Bocchino – sono assolutamente certo che se questo è vero lo apprende anche lui oggi dai giornali”. Seguiremo gli sviluppi della vicenda in attesa del 29 settembre, quando il premier Berlusconi parlerà alla Camera, ma certo il monito di Fini è chiaro, anche se le parole di Bocchino fanno percepire un certo fastidio fra i suoi. A Omnibus di La7 Italo Bocchino aggiunge: “La vicenda di Montecarlo ha due aspetti uno di merito e uno relativo al metodo con cui è stata posta la questione all’opinione pubblica. Il metodo è preoccupante ed è stato scandaloso”, spiega Bocchino. “Fini discute con Berlusconi, punta il dito contro Berlusconi e c’è questo lavoro di bastonatura mediatica, barbaro nei modi perché utilizza un giornale del Presidente del Consiglio in persona fittiziamente intestato al fratello“. Ma, insomma, il fastidio c’è, anche perché, alla luce delle ultime rivelazioni, la posizione di Fini appare più delicata e compromessa. Come scrive Affarinitaliani.it, giallo sulla proprietà della casa di Boulevard Princesse Charlotte 14 a Montecarlo, l’appartamento venduto da Alleanza Nazionale, sembra ormai risolto. Il beneficiario delle società Printemps ltd e Timara ltd non è altri che Giancarlo Tulliani. Il cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini. L’affittuario, per caso, dell’appartamento monegasco. La rivelazione è confortata da documenti ufficiali del governo dell’Isola di Santa Lucia, sede legale delle due società immobiliari che hanno acquistato da An l’appartamento nel Principato.  La data sui documenti è del 16 settembre scorso e la rivelazione invero arriva dal quotidiano El Nacional di Isola Santa Lucia, che pubblica i documenti del governo dell’isola caraibica. Si tratta della lettera con cui L. Rudolph Francis, ministro della Giustizia di Santa Lucia, comunica al capo del governo e ministro delle Finanze dell’isola caraibica che il beneficiario reale delle società Printemps ltd e Timara ltd altri non è che “Mr. Giancarlo Tulliani”. Nelle due pagine della lettera, con stemma e intestazione ufficiale, si legge tra l’altro: “Visti i doveri degli agenti registrati a Santa Lucia, una richiesta di informazioni è stata fatta ai loro corrispondenti, la Corpag Services Usa… Dai documenti dei corrispondenti è stato possibile accertare che il beneficiario possessore della compagnia è il signor Giancarlo Tulliani…”. Alla luce di queste nuove prove, la posizione del presidente della Camera Gianfranco Fini diventa sempre più imbarazzante. Le giustificazioni in otto punti di Fini diventano così balbettii. Il primo a chiedere, però, chiarimenti è un transfugo di An. Francesco Storace affida a una nota richieste di chiarimenti. “Il presidente della Camera è in grado di imporre a Giancarlo Tulliani una rapida smentita della notizia diffusa da Dagospia sulla proprietà della società off-shore che hanno gestito l’affare di Montecarlo? – chiede il leader della Destra – Il silenzio ostinato fa male alle istituzioni oltre che a una comunità ferita”. Ed anche dal fido Bocchino vengono parole per una maggiore e più franca chiarezza.

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