Data odierna 26-04-2017

Di Egidio Todeschini per “aise” Come al solito, in Italia le polemiche e le discussioni politiche imperversano. Ora, dopo le dimissioni di Matteo Renzi e l’insediamento del Governo retto...

Serve una legge che rispetti le Istituzioni e gli elettori

Di Egidio Todeschini per “aise

Come al solito, in Italia le polemiche e le discussioni politiche imperversano. Ora, dopo le dimissioni di Matteo Renzi e l’insediamento del Governo retto da Gentiloni, vertono sulla data delle eventuali prossime votazioni che l’ex premier vorrebbe effettuare il 25 giugno, data su cui, a stare ai sondaggi, il 70% degli italiani concorda, mentre alcuni esponenti del Pd e di altri partiti preferirebbero far rimandare. Per vari motivi, tra i quali il timore di una mancata rielezione, ma forse anche per il fatto che, secondo il regolamento approvato dal Governo Monti nel 2012, chi è eletto per la prima volta ha diritto alla pensione solo se è stato parlamentare per 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.
Durata temporale che non tutti hanno e che spinge molti politici del Pd e del M5S a sperare che non si voti prima del 15 settembre. Al che si aggiunge la scarsa volontà della sinistra di far cadere un Governo guidato da un membro del suo partito. Motivi che spingono Bersani, D’Alema, i presidenti delle due Camere, e tanti altri a rifiutare l’idea di Renzi di votare prima. Come, invece, vorrebbero Matteo Salvini, segretario della Lega, e la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni.
L’ultima parola, però, spetta al capo dello Stato. Che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulle due leggi elettorali ora vigenti, ha invitato i parlamentari ed il Governo ad elaborare una legge elettorale identica per Camera e Senato. Ora inesistente, in quanto, per effetto della modifica costituzionale sul bicameralismo perfetto, poi bocciata dal referendum del 4 dicembre, i senatori sarebbero eletti in base al “Consultellum”, i deputati con l’Italicum. Il che potrebbe comportare una scarsa governabilità se si hanno maggioranze differenti tra i due rami del Parlamento.
Compito non facile che può comportare tempi lunghi, dato che il sistema elettorale deve permettere di avere maggioranze stabili, quindi Governi in grado di lavorare e decidere. Il che può rendere impossibile votare il 25 giugno. Anche per i tanti contrasti attualmente esistenti, ai quali si aggiungono gli ostacoli di chi preferisce rinviare le elezioni per motivi personali, nonché la tendenza ad elaborare una legge utile a qualche partito, ma non al Paese.
Non a caso molti giornalisti ritengono che “dopo oltre cinque anni di democrazia sospesa e quattro governi non eletti, non sarà un mese in più o in meno ad aggravare la situazione nazionale”. Certo. Ma peggiorerebbe quella di Renzi contro il quale molti del Pd sparano accuse ed insulti. Tra questi l’ex parlamentare comunista D’Alema che ha rilevato il fallimento delle politiche renziane: dalla riforma costituzionale a quella della Pubblica Amministrazione e della “Buona Scuola”. Bocciatura, secondo lui, confermata dall’esito del quesito referendario del 4 dicembre scorso. Al quale “l’82% dei giovani ha votato No”.
Argomenti che lo spingono ad auspicare “una legge che coniughi rappresentanza e governabilità”, senza la quale si avrebbe, dice, “un Esecutivo M5S-Lega”, in quanto il Pd non ha, attualmente, un programma politico determinato ed i liberali di Forza Italia non possono ancora puntare su Berlusconi fin quando il Tribunale di Strasburgo non si pronuncerà sulla legalità o meno della sua espulsione dal Senato per effetto della legge Severino. Il che spinge Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ad affermare che “la legge che risulta dopo la sentenza della Consulta è inadeguata”.
Convinzione che lo fa invitare a riformularla e ad auspicare nuove “elezioni alla scadenza naturale della legislatura nel 2018″. Come si è augurato anche Giorgio Napoletano, rilevando che “nei Paesi civili si va alle elezioni a scadenza naturale e da noi manca ancora un anno. In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate”. In effetti, vigilare sulla stabilità è uno dei compiti dei capi di Stato. Che, però, non sempre ci sono riusciti. Il che spinge Renzi ad accelerare sulla legge elettorale per andare al voto, benché Gentiloni, Grasso e Boldrini, presidenti delle due Camere, e Mattarella concordino con l’ex capo di Stato, ora senatore a vita.
Stando così le cose, non si sa ancora se l’ex premier riuscirà a restringere i tempi onde far votare a giugno. Il voto anticipato è permesso, in Italia, ma non dovrebbe essere a scapito dei programmi governativi diretti a risolvere le disuguaglianze, la diffusa povertà imperante, i problemi dei cittadini, i costi dovuti ai terremoti e alle valanghe, nonché quelli dell’immigrazione. Forse il 27 febbraio la Camera inizierà ad occuparsi della modifica delle due leggi elettorali onde arrivare quanto prima alle urne. Ciò che serve è avere una legge che rispetti le Istituzioni e gli elettori. E che permetta alla Nazione di essere governata.

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