Data odierna 22-08-2017

“Se la settimana prossima il Premier Letta dovesse essere costretto a rassegnare le dimissioni nel 2014 gli italiani potrebbero subire una vera e propria stangata”. A dichiararlo è il segretario...

Se cade il governo gli italiani pagheranno 9,4 miliardi di tasse in più

“Se la settimana prossima il Premier Letta dovesse essere costretto a rassegnare le dimissioni nel 2014 gli italiani potrebbero subire una vera e propria stangata”.

A dichiararlo è il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che spiega: “tra il ritorno dell’Imu sulla prima casa e l’aumento dell’Iva che scatterebbe dal 1° gennaio, si troverebbero a pagare 9,4 miliardi di euro in più. Di questi, 7,2 miliardi sarebbero in capo alle famiglie e l’aggravio medio annuo per ciascun nucleo si aggirerebbe attorno ai 280 euro”.

Secondo la CGIA potrebbero essere questi gli effetti fiscali sulle tasche degli italiani a seguito dell’eventuale caduta del Governo Letta.

“Dando per scontato che domani la Presidenza del Consiglio dei Ministri approverà una misura che sposterà l’aumento dell’Iva a partire dal 1° gennaio, nel 2014 potremmo ritrovarci a pagare l’Imu sulla prima casa e a subire l’aumento dell’Iva dal 21% al 22%”, annota Bertolussi.

Questo lo scenario previsto dalla Cgia in caso di caduta del Governo nelle prossime settimane.

IMU – Gli italiani dovrebbero tornare a pagare questa imposta sulla prima casa. L’onere in capo alle famiglie sarebbe pari a 4,42 miliardi di euro. Gli altri 767 milioni, che porterebbero le entrate totali a 5,18 miliardi di euro, arriverebbero dalla reintroduzione dell’imposta sulle abitazioni principali assegnate dagli Iacp, sui terreni agricoli e sui fabbricati rurali strumentali e sulle abitazioni delle cooperative a proprietà indivisa. Inoltre, rispetto al 2012, i proprietari di prima casa subirebbero un ulteriore aggravio, pari a 400 milioni, a seguito dell’eliminazione della possibilità di detrarre 50 euro per ogni figlio residente.

IVA - L’aumento di un punto percentuale dell’aliquota ordinaria costerebbe 4,2 miliardi di euro all’anno. Secondo le stime della CGIA, il gettito a carico delle famiglie dovrebbe attestarsi attorno ai 2,8 miliardi di euro. L’altro 1,4 miliardi di euro verrebbe attribuito agli Enti non commerciali, alla Pubblica Amministrazione e alle imprese (nei casi dove non sussiste la deducibilità dell’imposta). (aise)

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