Data odierna 20-09-2017

“In Europa si è votato in altri quattro Paesi oltre l’Italia. Noi però vogliamo soffermarci sulle elezioni francesi e greche. Un po’ perché sono definitive (a differenza di quelle in Serbia)...

Schiavone e Della Mora: Grecia amara, dolce Francia

“In Europa si è votato in altri quattro Paesi oltre l’Italia. Noi però vogliamo soffermarci sulle elezioni francesi e greche. Un po’ perché sono definitive (a differenza di quelle in Serbia) e nazionali (mentre quelle in Germania e Italia sono regionali), ma soprattutto perché i loro risultati rappresentano pienamente la situazione europea attuale”. Inizia così questo articolo firmato a quattro mani da Michele Schiavone e Steve Della Mora, Pd Svizzera, sugli ultimi fatti di attualità politica in Europa, il cui testo riportiamo integralmente.

“In Francia, il candidato socialista François Hollande ha battuto Nicolas Sarkozy con il 51.9%. Quest’ultimo è stato giudicato non idoneo dalla maggioranza dei francesi a continuare a governare il loro Paese, e ha vinto la voglia di cambiamento rappresentata da Hollande e dalla sua visione di un’Europa più unita e solidale.

Le notizie che ci vengono dalla Grecia sono, invece, preoccupanti: nel Parlamento del Paese che ha inventato la democrazia, da domani, siederanno esponenti del partito sfacciatamente nazista Alba dorata. La situazione politica, poi, sembra riservare solo incertezze: l’unico possibile governo sembra essere quello formato dal partito di destra Nea Dimokratia e lo storico partito socialista del PASOK, che registra un vero tracollo, scavalcato dal partito di estrema sinistra SYRIZA.

Questo però partirebbe già molto fragile, con 151 seggi parlamentari su 300. La crisi sembra aver punito i partiti più pro Unione Europea, ND e PASOK, e premiato chi si contrappone a quest’ultima.

Ci arrivano, quindi, notizie contrastanti. Le elezioni francesi confortano chi, come noi del Partito Democratico in Svizzera, crede che l’Europa abbia bisogno di una svolta nella politica economica e che solo una vera Europa unita possa far uscire dalla crisi i suoi Paesi membri. D’altro canto, però, una larga parte di coloro che sono stati drammaticamente travolti dalle enormi difficoltà di oggi, come i cittadini greci, non crede più nell’Unione Europea, vista da costoro esclusivamente come un agente esterno negativo controllato da una Germania che pensa solo egoisticamente a salvare se stessa.

Per questo, il PD in Italia e all’estero deve continuare il lavoro comune con i socialisti francesi e tedeschi, cominciato simbolicamente con la manifestazione del 5 novembre a Roma e che è stato suggellato con l’approvazione della Carta di Parigi. Sia Pierluigi Bersani, sia François Hollande, assieme a Sigmund Gabriel, hanno indicato in un cambio di rotta, l’inizio di un nuovo cammino che è oramai in discesa dopo l’avvicendamento della guida a palazzo Eliso di Parigi.

Bisogna opporre ai rigurgiti populisti e anti-democratici che riaffiorano in questa difficile situazione una politica europea diversa, che non scordi l’importanza del senso di responsabilità finanziario, ma che si ricordi delle lezioni di Keynes.

Non dobbiamo spendere e spandere a destra e a manca, poiché non possiamo permetterci di lasciare ai nostri figli dei debiti più grandi di quelli che già abbiamo: noi siamo per una spesa produttiva, che produce crescita e tiene sotto controllo i conti dello stato. Non può esserci però spesa produttiva se non c’è una spesa. Dobbiamo cogliere il messaggio che viene da Hollande, che con il suo “J’ai entendu votre volonté de changement […] L’austérité n’est pas une fatalité” (Ho percepito la vostra di cambiamento […] Il rigore non è l’unica soluzione) ci ricorda che l’Europa è a una svolta: dobbiamo opporre a chi vede l’Unione Europea come un mostro governato dalle banche e da una Germania menefreghista (e ciò non è vero, anzi, avremmo tanto da imparare da quest’ultima) una visione di un’Europa unita e solidale, che rilanci la buona spesa in investimenti strategici come antidoto alla crisi e ai problemi che il solo rigore di stampo neo-liberista non risolve, che premi chi reinveste i soldi nella propria impresa e i lavoratori che, con il loro mestiere, producono ricchezza per tutti, e che punisca le rendite improduttive e la finanza fine a se stessa, che sono causa dei problemi attuali.

Se ci riusciremo, allora sì che, in altre piazze d’Europa, come i sostenitori socialisti in Place de la Bastille, potremo cantare “Le jour de gloire est arrivé”".

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