Data odierna 22-10-2017

La V Commissione Tematica del Cgie, Formazione Lavoro Impresa Cooperazione, ha approvato un documento finale, che il suo presidente, Franco Santellocco, ha illustrato oggi all’assemblea plenaria , riunita...

Santellocco illustra il documento finale della V commissione tematica

La V Commissione Tematica del Cgie, Formazione Lavoro Impresa Cooperazione, ha approvato un documento finale, che il suo presidente, Franco Santellocco, ha illustrato oggi all’assemblea plenaria , riunita alla Farnesina.

“La manovra finanziaria di agosto 2011″ si legge nel documento ” prevedeva decurtazioni ai capitoli di spesa del MAE pari a 207 milioni di Euro per il 2012, 72 per il 2013, 93 per il 2014 e l’eliminazione dell’ICE, l’Istituto per il Commercio estero. Il piano articolato dei risparmi che ne conseguiva avrebbe interessato la rete consolare, il personale diplomatico e di ruolo, quello a contratto, applicando quindi la decurtazione della spesa ai soli capitoli di bilancio relativi al funzionamento del MAE, ai contributi non obbligatori, all’ISE, alle attività culturali, alla cooperazione allo sviluppo, agli italiani all’estero. Da allora, in pochi mesi molto è cambiato, i tagli sembrano rimasti ma la ristrutturazione della rete consolare è stata sospesa, un clima di fiducia appare ristabilito anche per quanto riguarda il Sottosegretario con delega per gli Italiani all’estero”.

“Questa Commissione” continua il documento “negli anni ha portato all’attenzione dell’Assemblea, fra le altre, le problematiche dei frontalieri, gli aspetti pensionistici degli italiani in Marocco, il riconoscimento dei titoli di studio, l’assistenza sanitaria agli italiani residenti all’estero, con ripetuti ordini del giorno.

Tuttavia due sono i temi sui quali essa si è impegnata a fondo: il primo, legato al lavoro, la formazione di connazionali residenti in Paesi non appartenenti all’Unione europea, un tema che viene lasciato in eredità al futuro Consiglio, auspicando che la collaborazione fra Ministero del Lavoro e CGIE continui e sviluppi il ruolo attivo del CGIE nella scelta dei progetti e dei Comites nell’azione di controllo del lavoro delle imprese cui sono state assegnate le risorse”.

“Il secondo tema è stato quello della internazionalizzazione, individuando, in particolare, le azioni a sostegno delle PMI, nella prospettiva di creare le condizioni favorevoli ad una collaborazione fattiva con le imprese ed il lavoro dei connazionali all’estero, al fine di costituire sistema per affrontare meglio la competizione internazionale, di analizzare le politiche italiane e quelle dell’unione europea a sostegno dell’internazionalizzazione e di suggerire le linee di azione più adeguate alla luce del quadro normativo e delle problematiche da affrontare.

Un tema tanto più vitale ora che il Paese ha urgenza di rilanciare la produzione ed esportare, che le PMI stanno organizzandosi per affrontare i mercati mondiali, ma lo fanno senza il concorso, anzi spesso in concorrenza, dell’imprenditoria italiana all’estero.

I distretti industriali, infatti, oltre ad esportare a ritmi tedeschi, si stanno via via internazionalizzando, producendo all’estero. Secondo il rapporto annuale sull’economia dei distretti del servizio Studi e ricerche di Intesa San Paolo sono almeno mille le aziende che provengono dalle zone a industrializzazione diffusa e che possiedono proprie partecipate fuori dai confini nazionali.

Queste iniziative delle PMI oltrefrontiera, la delocalizzazione diffusa, non danneggiano, secondo gli analisti, la crescita e l’occupazione delle imprese in Italia, poiché, sulla base dei dati, le PMI non delocalizzano perché tendono ad abbassare i costi del lavoro (a similitudine delle grandi imprese), ma vanno all’estero per seguire i mercati ed imparare in loco, fanno in definitiva investimenti aggiuntivi e non sostitutivi.

L’internazionalizzazione è ormai un fenomeno di massa ed è accaduto tutto negli ultimi 10 anni. Le reti allungano i distretti verso altre province o addirittura regioni limitrofe e la finalità che guida le nuove collaborazioni è innanzitutto l’innovazione. Una volta ci si aggregava principalmente per commercializzare insieme i prodotti, ora lo si fa soprattutto per innovare”.

“Questa Commissione” rileve ancora il documento della V Commissione “da anni sta indicando al Consiglio di farsi promotore di iniziative volte a creare un sistema di reti che promuova e faciliti la collaborazione fra le imprenditorie nazionali e quelle dei connazionali all’estero.

Nell’economia di mercato, intesa come un insieme di tanti rapporti cooperativi che rende le parti contraenti un agente collettivo, un team, un’associazione temporanea di impresa, ciascuno legge sé stesso in rapporto agli altri, per costruire il sistema Italia. Ciascun partner, così, svolge la propria parte per il raggiungimento di un obiettivo comune”.

“L’augurio” auspica il testo approvato “è che il Consiglio riconquisti la piena consapevolezza del suo ruolo di rappresentante dell’intera comunità degli italiani all’estero, ivi compresi lavoratori, imprenditori, artigiani, commercianti, nonché i frontalieri, che sono in grado di assicurare quella rete di conoscenze, supporto e partecipazione atta a favorire, in una piena collaborazione, la penetrazione della rete delle PMI nazionali.

Le strutture rappresentative locali, espressione sia dell’associazionismo sia delle organizzazioni politiche, sono gli attori ideali, se efficacemente rappresentativi, per promuovere e suggerire iniziative sul territorio al rinnovato strumento, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, istituito per colmare il vuoto creato dalla soppressione dell’ICE”.

“Nella riorganizzazione del sistema di promozione all’estero” osserva il documento “il Ministero degli Affari Esteri, attraverso la propria struttura diplomatico-consolare, dovrà ricercare con maggiore determinazione il coinvolgimento della rete degli italiani nel mondo, le cui associazioni ed organizzazioni rappresentative devono essere sollecitate ad assumere una funzione propulsiva nel promuovere e suggerire le azioni di collaborazione e le possibili sinergie con l’imprenditoria locale.

Per quanto riguarda il frontalierato, esso assume, pur subendo le variabili della congiuntura economica, le caratteristiche di un fenomeno stabile del mercato del lavoro nelle regioni di confine: abbisogna quindi di una doppia tutela, sia nel paese di residenza che in quello nel quale i frontalieri sono occupati”.

Secondo il documento finale della V Commissione, inoltre, “appare meritevole di attenta considerazione anche la intensificazione del dialogo con le Nazioni della sponda Sud del Mediterraneo ove la missione di un inviato speciale del Ministro, oltre ad approfondire e promuovere i rapporti con Paesi stretti partner dell’Italia ed impegnati nei processi di apertura e democratizzazione, si propone di raccogliere idee dai partner nordafricani con l’obiettivo di far compiere al quadro di dialogo regionale un salto di qualità.

Da tale nuova disponibilità al dialogo trarranno beneficio le iniziative delle PMI che già si apprestano a tornare su quei mercati, organizzando un nuovo afflusso di tecnici di impresa: sarà necessario tener conto sia delle difficoltà intrinseche di vita in Paesi non sempre sereni dal punto di vista dell’ordine pubblico, ma anche di quelle dovute alla esigenza di consolidare quanto più possibile la presenza dei connazionali, per evidenti ragioni di natura economica (così come ribadito dalla riunione ministeriale dei 5+5 tenutasi il 20 febbraio a Roma)”.

“Una delle prime necessità” rileva, poi, il documento “è quella della scuola per convincere i nuclei familiari al trasferimento: le società che più hanno interesse a stabilizzare il proprio personale, quando opportunamente e caparbiamente motivate, si mostrano in genere disponibili ad uno sforzo finanziario per la istituzione di corsi scolastici. Occorre quindi promuovere la formazione nei Paesi in via di sviluppo, in modo particolare per i tecnici di impresa”.

“Le istituzioni centrali e periferiche, – conclude infine il documento – le forze democratiche, l’associazionismo, le Consulte regionali per la emigrazione e lo stesso CGIE dovranno riappropriarsi del proprio ruolo di rappresentanza dell’intera comunità nazionale all’estero, capace di coinvolgere, sintetizzare e rappresentare esigenze ed interessi delle diverse componenti sociali e produttive, animate da un sincero sforzo di cooperazione, con una solida attitudine propositiva, valorizzando il ruolo delle Regioni anche attraverso una più fattiva e concreta collaborazione nell’ambito della Conferenza Stato, Regioni, P.A., CGIE”.

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