Data odierna 24-09-2017

“Anche agosto ormai è passato, ma gli eletti all’estero – tranne uno o due – si distinguono per il loro assordante silenzio, anche su questioni grandi come una casa – è proprio il caso...

Sangregorio sull’IMU, l’ingiustizia continua

“Anche agosto ormai è passato, ma gli eletti all’estero – tranne uno o due – si distinguono per il loro assordante silenzio, anche su questioni grandi come una casa – è proprio il caso di dirlo – come quella che riguarda l’Imu”.

Presidente dell’USEI (Unione Sudamericana Emigrati Italiani), Eugenio Sangregorio si inserisce nel dibattito sull’Imu e le norme per le case degli italiani all’estero, criticando i parlamentari che, a suo dire, non si impegnerebbero abbastanza.

“La prima abitazione in Italia degli italiani residenti all’estero – scrive Sangregorio – continua ad essere considerata dallo Stato italiano come seconda casa. Così, nella stragrande maggioranza dei casi, l’italiano nel mondo che possiede una casa in Patria si vede costretto a pagare su di essa l’aliquota maggiore. Una ingiustizia, lo abbiamo detto e scritto tante volte, un sopruso, una vera e propria discriminazione nei confronti dei tanti cittadini italiani residenti oltre confine”.

“Che fanno o che hanno fatto gli eletti all’estero per porre rimedio a questa grave iniquità? Comunicati stampa, ordini del giorno, dichiarazioni ai giornalisti più accreditati: poi, il vuoto”, annota Sangregorio. “E soprattutto, fino ad ora nulla sono riusciti ad ottenere i nostri rappresentanti in Parlamento. L’Imu dovrebbe davvero essere la prima battaglia da portare avanti, ogni giorno, arrivando a prendere decisioni anche controcorrente, gesti forti, di chiara impronta popolare, in un momento in cui il popolo ha perso fiducia e speranza. Ma la verità è che gli eletti all’estero sembrano sempre più essersi adagiati sulle loro comode poltrone, appaiono sempre più distaccati dalla propria base elettorale, non riescono a rendersi conto che così fanno solo fumo”.

Nonostante la presenza alla Camera dell’onorevole Bueno, eletta con l’Usei in Sud America, Sangregorio sostiene che “se fossimo in Parlamento, noi dell’USEI faremmo fuoco e fiamme per attirare su di noi – e dunque sui temi più vicini agli italiani nel mondo – l’attenzione del governo italiano. Faremmo di tutto, pur di ottenere ciò che vogliamo. Non perché saremmo più bravi degli altri, non vogliamo dire questo: certamente, però, saremmo più determinati, più decisi a ottenere risultati concreti. E invece? Invece nel Palazzo ci sono uomini e donne votati dagli italiani all’estero ma che non ottengono risultati”.

“Presto, comunque andranno le cose, si tornerà a votare”, afferma, sicuro, Sangregorio. “Fra sei mesi, un anno o due: noi ci saremo e questa pacchia finirà per gli incapaci e i furbi che si muovono soltanto a ridosso del voto. Abbiamo bene in mente nomi e cognomi e – conclude – sapremo come sconfessarli se avranno l’impudenza di ripresentarsi e chiedere voti”. (aise)

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