Data odierna 22-09-2017

Nella seduta di oggi pomeriggio in Commissione Affari Esteri alla Camera, il Sottosegretario all’Economia ed alle Finanze, Vieri Ceriani, ha risposto all’interrogazione presentata il 15 marzo scorso...

Ristorni ai frontalieri: Vieri Ceriani risponde a Narducci

Nella seduta di oggi pomeriggio in Commissione Affari Esteri alla Camera, il Sottosegretario all’Economia ed alle Finanze, Vieri Ceriani, ha risposto all’interrogazione presentata il 15 marzo scorso dall’on. Franco Narducci (Pd) per chiarire quale posizione intendesse assumere il Governo italiano rispetto alle notizie allarmanti provenienti dal Ticino ed in cui si ipotizzava una modifica della quota di ristorno del prelievo fiscale sul reddito dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera diminuendolo dall’attuale 38,8 per cento al 12,5%.

Notizie sembrate ancor più preoccupanti in un contesto di relazioni bilaterali tra Svizzera e Italia in cui si assiste ad un stallo sul negoziato fiscale tra i due Paesi.

Nell’interrogazione, sottolineando l’urgenza della ripresa del negoziato fiscale, Narducci chiedeva al Ministro degli esteri cosa intendesse fare per “risolvere la spinosa situazione del ristorno fiscale all’Italia, sia in relazione agli importi non ancora erogati sia per preservare le attuali quote di ristorno all’Italia dell’imposizione effettuata sul reddito dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera” chiedendo anche di sapere quali procedure intendesse attivare il Governo per il ristorno dei fondi, già versati dalla Svizzera, ai comuni frontalieri, data anche la situazione di difficoltà di bilancio.

Il Sottosegretario Vieri Ceriani, che ha risposto sia all’interrogazione di Narducci che ad una analoga presentata dall’on. Braga, ha evidenziato la situazione di illegalità internazionale in cui si trova la Svizzera per il mancato ristorno del 50% dell’ammontare della quota stabilita negli accordi internazionali per quanto concerne il prelievo fiscale sul reddito dei frontalieri.

Vieri ha quindi ribadito l’impegno della Farnesina nei confronti delle Autorità federali elvetiche che ha effettuato “fermi e ripetuti passi volti a reclamare la piena applicazione da parte svizzera del vigente Accordo del 1974, che costituisce questione non collegata né collegabile a quella del negoziato fiscale”. Inoltre, il sottosegretario ha precisato che si è “ritenuto opportuno esperire altre opzioni di intervento a difesa degli interessi italiani, utilizzando prioritariamente gli strumenti per la risoluzione delle controversie previsti dalla vigente Convenzione contro la doppia imposizione fiscale, di cui l’Accordo sui ristorni è, come si è detto, parte integrante. È stata pertanto richiesta alla controparte elvetica la convocazione di una commissione mista ad hoc”.

Quanto all’eventuale rimozione della Svizzera dalle cosiddette “black list” italiane, il Sottosegretario ha riferito che “l’Amministrazione finanziaria fa presente che i relativi decreti sono stati emessi in virtù di disposizioni di legge (artt. 2, 110 e 167 DPR 917/1986, Testo unico delle imposte dirette), che hanno previsto, quali criteri per l’individuazione degli Stati a regime fiscale privilegiato, la mancanza di un adeguato scambio di informazioni, nonché il livello di tassazione sensibilmente inferiore a quello applicato in Italia”.

Nella replica, Narducci ha espresso la propria “assoluta insoddisfazione” per la risposta data dal Sottosegretario alle interrogazioni che, ha ricordato, “riguardavano il contenzioso tra Italia e Svizzera relativamente alle molteplici questioni riguardanti il lavoro transfrontaliero, i ristorni fiscali ai comuni situati nella fascia di 20 chilometri dal confine con la Svizzera e alla Convenzione contro le doppie imposizioni”.

Invece di entrare nel merito delle domande poste dagli interroganti e indicare le soluzioni urgenti che dovrebbero far parte del negoziato con la controparte elvetica, per Narducci Vieri Ceriani “si è limitato a riassumere i concetti ben noti, che per altro hanno ispirato le nostre interrogazioni. È a tutti noto, infatti, che il Cantone Ticino ha congelato da quasi un anno il 50% dei ristorni fiscali ai comuni italiani, per un ammontare di quasi 24 milioni di franchi svizzeri. Ed è anche noto che il Parlamento svizzero ha approvato, nella recente sessione primaverile, una mozione che chiede di ridurre al 12,5% l’ammontare del ristorno attualmente pari al 38,5%”.

“Visti i precedenti, si deve ritenere che con il perdurare del muro contro muro che caratterizza le relazioni tra Roma e Berna nel mese di giugno, prossima scadenza per il ristorno fiscale, si arriverà al blocco totale dell’erogazione a favore dei Comuni italiani, indipendentemente dalla mozione sulla percentuale del ristorno” ha sottolineato Narducci in sede di replica.

“Il Governo che anche i parlamentari eletti all’estero sostengono – ha sottolineato Narducci – non può ignorare le problematiche dei frontalieri, che non significano unicamente 55 mila posti di lavoro disseminati nelle aree di confine in Svizzera, bensì anche il rilevante numero di imprese che esportano servizi temporanei sulla base degli accordi bilaterali tra la Confederazione e l’UE”. Narducci ha poi ricordato che la Svizzera ha adottato, da tempo, il modello OCSE per le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, per cui oltre una quarantina di Paesi hanno rinnovato le convenzioni stesse basandole sul nuovo modello.

“Ritengo incomprensibile l’ostinatezza con cui il Governo italiano rifiuta di sedersi attorno ad un tavolo per negoziare con gli svizzeri la nuova convenzione contro le doppie imposizioni fiscali, un presupposto inderogabile per ripristinare rapporti corretti e affrontare le questioni del lavoro transfrontaliero” ha evidenziato Narducci, ricordando, in conclusione, che sarebbe un grave errore “far dipendere la convenzione contro le doppie imposizioni fiscali dall’accordo sui capitali italiani detenuti in Svizzera, un accordo siglato proprio in questi giorni con il Governo tedesco, poiché oltre alla fuga dei capitali dobbiamo frenare la fuga delle imprese italiane che, in particolare dalla Lombardia, trasferiscono la loro sede nel Cantone Ticino. E in assenza di accordi, ha concluso Narducci, è davvero difficile frenare tali fenomeni, che accrescono ancora di più le difficoltà economiche dell’Italia”.

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