Data odierna 22-09-2017

Ieri mattina l’Aula del Senato avrebbe dovuto tornare a discutere della moratoria della chiusura delle sedi consolari prevista dalla mozione del senatore Pd Claudio Micheloni. Dibattito, in realtà,...

Ieri mattina l’Aula del Senato avrebbe dovuto tornare a discutere della moratoria della chiusura delle sedi consolari prevista dalla mozione del senatore Pd Claudio Micheloni. Dibattito, in realtà, rinviato alla prossima settimana per l’assenza del sottosegretario Mantica, in questi giorni a Praga al seguito del Presidente Napolitano.

Micheloni ha quindi chiesto un breve rinvio della discussione alla prossima settimana, annunciando, tra l’altro, che riformulerà il testo della mozione, abbassando da 30 a 12 mesi, il tempo richiesto per la moratoria, dando seguito in questo modo alle richieste della Lega Nord e alle perplessità del sottosegretario, che nella scorsa seduta aveva fatto notare come tra 30 mesi la Legislatura in corso sarà finita.

Nel suo intervento, però, Micheloni ha pure denunciato che “le cose stanno andando avanti in modo molto strano e rapido all’estero. Vorrei pertanto informare la Presidente, le colleghe e i colleghi di due messaggi che ho ricevuto ieri dalle città di Liegi e Lille. Malgrado sia ancora in corso l’indagine conoscitiva della Commissione affari esteri sulla riorganizzazione della rete diplomatico-consolare (questa mozione chiede una moratoria semplicemente per poter svolgere il lavoro dell’indagine conoscitiva al fine di poter proporre un piano di riforma serio e condiviso della nostra struttura all’estero) e malgrado il dibattito in corso su questa proposta di moratoria, le cose stanno invece procedendo in maniera accelerata, addirittura anche in disprezzo di alcune regole dei Paesi dove ci troviamo”.

“Per esempio, – ha spiegato il senatore – ieri (martedì, ndr) alle ore 14,03 sono stato informato che ai contrattisti di Lille è stato presentato un contratto da firmare – non da discutere – in cui non sono rispettati neanche i livelli salariali che hanno i loro colleghi a Parigi, dove dovrebbero andare. Ci è stato detto che questa riforma doveva portare dei risparmi: abbiamo saputo ieri che il consolato di Parigi ha chiesto finanziamenti supplementari per fare questo trasferimento. Oggi noi a Lille abbiamo un ufficio che ci costa 120.000 euro l’anno di affitto. Il presidente del Comites da mesi ha proposto al Ministero una sede che ne costa 20.000 – dunque già ci sarebbero 100.000 euro di risparmio – mentre qui si chiedono risorse per fare il trasferimento”.

“La vicenda – ha accusato Micheloni – sta procedendo in modo rapido, ma la cosa che ritengo abbastanza grave, su cui credo sia doveroso informare il Senato, è che il console di Liegi ha affermato pubblicamente che bisogna accelerare la chiusura e il trasferimento dell’ufficio in quanto la moratoria in discussione non ha nessuna importanza. Ciò vuol dire che i nostri diplomatici considerano il dibattito che si sta verificando nel Senato della Repubblica sul tema come irrilevante e assolutamente non importante”.

“Ci sono dunque persone – ha denunciato il senatore eletto all’estero – che ritengono questo nostro dibattito e questa nostra volontà – e sottolineo che la Commissione affari esteri ha deliberato all’unanimità la realizzazione dell’indagine conoscitiva sul tema – di collaborare alla riforma del Ministero degli affari esteri un lavoro inutile; queste stesse persone sono quelle che negli ultimi due anni hanno aumentato le indennità di sede all’estero, quando tutti stanno riducendo i costi dello Stato; queste stesse persone, collega Bettamio, sono quelle che con le loro centrali sindacali stanno bloccando la votazione in quest’Aula di una legge sulla rappresentanza sindacale dei contrattisti votata, anche quella, all’unanimità alla Camera. E io chiedo al collega Bettamio di riportare rapidamente in Aula quel testo di legge, e di votare anche quello la settimana prossima, perché così si comportano le persone che vogliono bloccare quella legge”.

Micheloni ha quindi confermato che riformulerà il testo della mozione, “accogliendo la proposta della Lega Nord. Nella mia mozione la moratoria richiesta è di 30 mesi: io la riformulo accogliendo la proposta della Lega Nord di ridurla a 12 mesi, il tempo per compiere l’indagine conoscitiva”.

D’accordo con la richiesta di rinvio – che comunque dovrà essere definita dalla Conferenza dei Capigruppo – anche il senatore Pdl Bettamio: “questo è un problema complesso, perché si tratta di razionalizzare la nostra presenza all’estero, e non soltanto per ragioni economiche, ma anche per ragioni di presenza attiva, diversa da quella tradizionale impostata ormai decenni fa. Ricordo che presso i nostri consolati si sta installando un sistema telematico che prenderà il posto degli stessi consoli, nel senso che con questo sistema ci sarà la possibilità di mettere in comunicazione direttamente i cittadini con le strutture, chiedere informazioni e ottenere documenti”.

D’accordo anche la senatrice Giai (Maie) – secondo cui “il problema è grave e serio, e ci dà anche la possibilità, in questa settimana in cui saremo a Montevideo per la Commissione continentale per l’America Latina, di spiegare ai rappresentanti delle collettività che effettivamente vi è un impegno per risolvere questo problema” – e il senatore Filippi (Lega Nord).

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