Data odierna 26-04-2017

La riforma del Senato…arriva al Senato. Il giorno dopo il via libera del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi si reca proprio a Palazzo Madama ad illustrare il disegno di legge che dovrebbe...

Boschi: Senato autonomie è pilastro strategico

La riforma del Senato…arriva al Senato. Il giorno dopo il via libera del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi si reca proprio a Palazzo Madama ad illustrare il disegno di legge che dovrebbe portare alla trasformazione della Camera Alta in Senato delle Autonomie. E di fronte alla commissione Affari costituzionali, il ministro per le riforme ribadisce l’intenzione di correre: “Invitiamo tutti a collaborare per realizzare l’impegno del governo di arrivare all’ok in prima lettura entro il 25 maggio”, vale a dire in tempo per le elezioni europee. Un timing che del resto era stato già delineato ieri dopo il cdm dallo stesso premier Matteo Renzi, con il quale la Boschi condivide non solo toscanità e giovane età, ma anche la volontà di correre.

“Dopo tanti anni, per il governo questa è la grande occasione per una rivisitazione del rapporto Stato-Regioni e autonomie – spiega – Siamo consapevoli che è una grande sfida e che ci sono delle perplessità e delle posizioni diverse e legittime, e che affronteremo un dibattuto parlamentare, che inizia per noi un percorso di confronto e discussione approfondita in cui rispetteremo il ruolo dei gruppi parlamentari, ma ribadendo che ad avviso del governo c’è la necessità di imprimere una accelerazione, anche per l’impegno preso verso i cittadini di fare le riforme”.

Con una precisazione importante: secondo la Boschi “per il governo sarebbe meglio esaminare prima la riforma della legge elettorale e poi quella del Senato, anche se rispetteremo le decisioni del Parlamento”. Per il resto, la Boschi ribadisce che “il rischio da evitare è il ritorno alla contrapposizione tra centro e periferia. La ricerca di un nuovo equilibrio tra l’unità della Repubblica e la valorizzazione delle autonomie è il vero pilastro strategico di questa riforma.

Autonomia significa più democrazia, ma solo dove esistono metodi e strutture che ne garantiscono lo sviluppo. A questa logica risponde la trasformazione del Senato in Senato delle Autonomie, la cui assenza finora ha impedito la nascita di una politica multilivello” e divide ciò che per il governo è imprescindibile (“un Senato che nasce per riportare unità al sistema delle autonomie deve essere emanazione di essa, non del suffragio popolare”) da ciò su cui invece si può cedere qualcosa (la previsione del fatto che ogni Regione elegga lo stesso numero di senatori “è per evitare divisioni politiche o istanze territoriali, ciò non toglie che l’esecutivo è disponibile a passare a una ripartizione proporzionale agli abitanti delle Regioni, se gli enti territoriali saranno d’accordo”). Ad ogni modo “L’impianto riformatore equilibrato” e in particolare “l’istituzione del voto a data certa, la costituzionalizzazione dei limiti stringenti al contenuto dei decreti legge, la disciplina specifica del rinvio presidenziale delle leggi di conversione dei decreti”, “consente di superare gli aspetti più patologici come decreti, decreti omnibus, richieste di fiducia sui maxiemendamenti”.

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