Data odierna 24-09-2017

Alla vigilia delle vacanze estive, in un clima giá infuocato dalle vicende politiche – dal ddl intercettazioni alla manovra finanziaria – puó capitare di perdere di vista...

Alla vigilia delle vacanze estive, in un clima giá infuocato dalle vicende politiche – dal ddl intercettazioni alla manovra finanziaria – puó capitare di perdere di vista le reali ragioni di questo o di quell’orientamento politico.
Questa tendenza balneare – tanto per usare un aggettivo molto in voga in questi giorni – assume tratti molto più vistosi per quanto riguardo ció che ruota intorno alle nostre comunitá oltre confine, vuoi per la lontananza, vuoi per le informazioni a volte rarefatte, vuoi per il tentativo di qualche furbetto di rimescolare le carte della politica sul tavolo con una certa superficialitá.
Io ritengo che, prima di ogni altra cosa, ci debba essere il rispetto verso i nostri connazionali ed è a loro che mi rivolgo nel tentativo di fare chiarezza sull’immagine – davvero complicata – che sta emergendo dell’attuale situazione del PdL e di quello che è il futuro del nostro settore all’interno del partito.
L’errore più grave è proprio quello di sovrapporre la situazione del comparto esteri del PdL con l’apertura del confronto all’interno del partito cominciata ufficialmente lo scorso aprile.
Peró è facile capire che per molti colleghi e referenti risulta più che semplice approdare a questa sintesi, perché fa comodo e getta fango sui protagonisti della vicenda con la speranza di farsi ricollocare sotto i riflettori.
Ma non è cosí. Ed i più illuminati lo sanno.
Abbiamo avuto più volte occasione di riflettere sulle criticitá del nostro settore: mancanza di fondi, impossibilitá di un’organizzazione puntuale e costruttiva, mancanza di riscontri da parte dei vertici di partito. E molte pagine sono state scritte a riguardo, cosí come non sono mancati confronti e scambi di idee.
Le criticitá sono emerse fin dalle prime battute del Pdl e non sono state certamente conseguenti a riposizionamenti o all’emergere di questioni all’interno del partito.
Ho accolto l’incarico conferitomi dal presidente Berlusconi con senso del dovere e responsabilitá, portando avanti con passione nei limiti di quanto mi mettesse a disposizione il settore che era pari a zero.
Purtroppo dopo diversi mesi la scarsa attenzione del “non-partito” ha cominciato ad essere evidente e proprio dinanzi a tale orientamento che ho ritenuto auspicabile aprire un confronto con i vertici per richiamare l’attenzione del nostro nuovo partito su quelle che erano le linee guida del PdL agli albori della sua costituzione.
E le idee del Presidente Fini ed il suo porsi in maniera aperta al confronto dinanzi al partito ha offerto lo spunto interessante per cercare di riorientare le sorti del primo partito italiano.
Da qui a rinvenire in questa volontá di apertura e di dialogo le ragioni delle difficoltá del settore mi sembra francamente un po’ azzardato e pesantemente lontano dalla situazione attuale.
Fraintendere il desiderio di cambiamento o meglio di miglioramento con le mire giacobine credo che possa essere più materia di articoletti di scarso valore da parte di questo o quell’altro referente politico rimasto in ombra per troppo tempo, piuttosto che una reale analisi politica.
Ma mai, in nessuno dei “piacevoli” momenti che hanno scandito questa girandola di riflessioni circa il mio presunto giacobinismo o il mio essere causa del disastro del settore, ho mai assistito alla formulazione di proposte alternative, alla definizione di idee valide o alla presentazione di progetti concreti dinanzi ai quali – sinceramente – avrei fatto “chapeau”!
Mai. Solo parole, accuse e bilanci infondati.
Traduzione: sciacallaggio politico di basso profilo.
Molti nostri connazionali se ne sono resi conto, tanto è vero che qualsivoglia dichiarazione ha lasciato il tempo che trovava.
Per questa ragione che voglio invitare tutti alla luciditá che sicuramente è il primo strumento di costruzione del nostro partito ed in particolare del nostro settore.
Cadere nell’appiattimento del dialogo politico schiacciato sulle accuse di correntismo non fa bene al progetto politico in cui sembrava che noi credessimo. Soprattutto se poi questo ha l’ambizione di diventare un strumento di rivalsa da parte di qualche collega o amico.
Dobbiamo avere chiari – e con questo mi rivolgo ai connazionali, ai colleghi e ai mezzi di informazione di settore – che dal confronto politico possono nascere nuovi percorsi, dal sollecitare riscontri nascono rinnovati atteggiamenti, se si rimane ancorati alle proprie granitiche posizioni snobbando il cambiamento si commette un grosso errore.
Mentre sembra che dal confronto in atto al momento nel PdL molti siano orientati più a ritagliarsi il loro quadratino di palcoscenico piuttosto che a trarre spunto per un rinnovato impegno.
Mi auguro che queste vacanze facciano riflettere un po’. (aldo di biagio*)
* Deputato e Responsabile Italiani nel Mondo del Pdl

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