Data odierna 18-11-2017

Passata l’orgia ideologica referendaria è bene tornare ad occuparsi di cose serie per gli italiani all’estero. Il Senato ha approvato il pdl. Tofani di riforma di Comites e CGIE cui l’attuale...

Passata l’orgia ideologica referendaria è bene tornare ad occuparsi di cose serie per gli italiani all’estero. Il Senato ha approvato il pdl. Tofani di riforma di Comites e CGIE cui l’attuale Consiglio é fortemente ostile. Si è così conclusa e perduta una prima battaglia.

Ora si attende l’intervento dei deputati, ormai più interessati alle anagrafi in vista di prossime elezioni che agli organismi di rappresentanza, per correggere in profondità un provvedimento ritenuto inadeguato e lesivo delle attribuzioni del CGIE. In definitiva si aspetta un comportamento diverso da quella stessa maggioranza che lo ha già approvato al Senato.

Anche i Signori del Rinascimento evocavano l’aiuto dei Principi stranieri. È noto come è finita la storia…..

Riflettere sulle ragioni che hanno condotto a tale situazione può chiarire le idee, provocare, forse suggerire, se si ha voglia di ascoltare.

All’origine vi è la coerenza e la determinazione del Sottosegretario con delega per gli Italiani all’estero: dall’inizio del suo mandato egli ha lasciato trasparire il fastidio per la perdita di tempo nel riferire più volte sullo stesso argomento a soggetti diversi, alle Camere, alle Commissioni parlamentari ed al CGIE, quest’ultimo ritenuto un residuato del passato senza alcun potere, se non quello delle lamentazioni continue sui destini di una emigrazione che, nel sentire dell’esponente del Governo, non esiste più. Un organismo, in costante contrapposizione all’esecutivo, da ridimensionare perché inutile ed oneroso, un doppione dopo la creazione delle circoscrizioni estero.

È effettivamente questa la realtà?

Segue l’opportunismo e la furbizia di uno o più parlamentari eletti all’estero, alla ricerca di una lobby che garantisca la elezione a vita al seggio.

L’esame dell’andamento delle passate elezioni ha evidenziato che il 10% o poco più dei voti del bacino elettorale (o anche moltissimi di meno, se gli apparentamenti sono quelli giusti, il caso Razzi insegna) è sufficiente per essere eletti in Parlamento.

Tale circostanza agevola il lavoro delle lobbies, ma i più smaliziati hanno pensato, in aggiunta alle tecniche classiche di costruzione del consenso, tradizionali arruolando parenti, amici, sodali, mediatiche utilizzando i sistemi della rete, di scambio distribuendo attenzioni di vario genere (il caso Di Girolamo fa testo), di trasformare, con la legge di riforma attualmente all’esame, i Comites in lobbies permanenti, fedeli, forti e stabili ed il CGIE in un organismo senza capo né coda, senza continuità, totalmente subalterno all’attività parlamentare.

Significativo il comportamento delle parti politiche: l’opposizione blandisce i connazionali con molteplici iniziative, con interventi di autorevoli esponenti, con numerose manifestazioni.

Tuttavia, se non ci si vuole nascondere dietro il dito mignolo della ipocrisia e della malafede, è noto a tutti che il Senatore Micheloni, eletto all’estero nelle fila del PD, è all’origine e strenuo propugnatore dell’attuale proposta di legge di riforma di Comites e CGIE.

La cosiddetta riforma, con una partecipazione degli elettori al voto che supera a mala pena il 30%, rafforzerà le già esistenti satrapie, la forza di alcuni personaggi che militano generalmente nel centro sinistra, le lobbies militanti che li sostengono e comunque faciliterà, quando il giochino sarà scoperto, la elezione di personaggi discutibili che abbiano le complicità e le risorse necessarie.

La sinistra sta giocando una vergognosa partita sulla pelle dei connazionali all’estero: fa opposizione nelle assemblee, nelle commissioni, nei Comites, nel CGIE, nelle affermazioni di personaggi di secondo piano politico, ma non prende posizione ufficiale (mai sentita una dichiarazione della Senatrice Finocchiaro o del Segretario del PD per sconfessare il sostegno del Senatore Micheloni alla proposta di legge allora in discussione al Senato).

In tal modo, per contare qualche seggio parlamentare in più, rivelatosi tanto utile nel 2006, si fa finta di fare opposizione ad un provvedimento inadeguato e foriero di pericolose connivenze, ma nei fatti si lascia proseguire la travolgente marcia della proposta Tofani, contando sulla cecità politica e sulla ottusità intellettuale della maggioranza.

Un giochino doppiamente pericoloso: quando sarà evidente che i seggi delle circoscrizioni estero sono permanentemente e senza rimedio appannaggio della sinistra il centro destra si scuoterà, forse si sveglierà, reagirà, promuovendone la cancellazione prima, per passare poi alla demonizzazione, già d’altra parte iniziata, ed alla abolizione del voto per corrispondenza, vera grande conquista degli italiani fuori dai confini, che semmai andrebbe meglio disciplinato ed allargato alle elezioni regionali ed amministrative, come già avviene in tutte le grandi democrazie, che applicano le Costituzioni, rispettano gli elettori e non si nascondono dietro i cavilli.

E non sono da passare sotto silenzio le pesanti responsabilità di un CGIE che non ha saputo elevarsi ad un ruolo diverso da quello di camera dei lamenti, aprirsi umilmente al confronto senza ricercare, quasi con sadico godimento, uno scontro fatalmente destinato al nulla. È certamente duro piegarsi, richiedere con insistenza la riapertura del dialogo in condizioni obiettivamente difficili, ma in gioco non c’erano l’orgoglio dei Consiglieri, la conquista di visibilità in vista di future consultazioni elettorali, ma gli interessi e le risorse per i connazionali.

Ed ora si é tutti in attesa, dopo le innumerevoli promesse dei deputati eletti all’estero, delle iniziative tese a modificare un testo difficilmente emendabile, da reinventare nella sua globalità, in grado di offrire una capacità rappresentativa fisica anche ai connazionali di quelle aree, ora presenti solo virtualmente, Medio Oriente, India, Cina, Giappone, Africa sub-sahariana, Africa mediterranea, area balcanica, Russia, ecc., ove essi convivono, come eventi recenti hanno messo in luce, con problemi di sopravvivenza, di assistenza legale, giudiziaria e contrattuale, di assistenza familiare, di  collegamenti con la Madrepatria, di validità dei  piani di sgombero..

Infine resta, come un macigno, l’esigenza di conferire efficacia operativa al CGIE, un problema che il pdl. Tofani affronta e risolve in modo ridicolo, inventando la redazione di relazioni destinate, come sempre, a riempire i cestini della carta straccia. La soluzione deve essere coraggiosa e soprattutto politica. Perché non pensare ad un Segretario Generale in qualche modo direttamente collegato all’esecutivo, affinché la sua segreteria diventi il luogo di studio ed avvio a soluzione dei problemi proposti durante le Assemblee plenarie, assicuri la continuità del lavoro fra le Assemblee, tanto più necessaria poiché è prevista la cancellazione dei consiglieri di nomina governativa?

C’è da dubitare della reale intenzione dei rappresentanti parlamentari di affrontare le problematiche relative non solo alla emigrazione storica dei grandi numeri che consente, con la legge vigente, popolarità ed elezione, ma anche a quei connazionali, sparsi nel mondo, che non esigono, che non si lamentano, che continuano a lavorare in condizioni di disagio e di sicurezza incerta, che producono ricchezza ed esportano la nuova Italia, fatta di ricerca, tecnologia, bellezza.

Non voler cogliere le nuove frontiere, la modernità della presenza italiana nel mondo, le aspettative di una gioventù non solo discendente di italiani, ma emigrata in tempi recenti per realizzare  le proprie ambizioni in un sistema economico globale in grande evoluzione, mantenere un atteggiamento conservatore nel rispetto delle satrapie esistenti nell’ambito della emigrazione storica, è un limite intollerabile per la stessa capacità operativa degli eletti all’estero e per la modernizzazione dell’organismo della rappresentanza.

Il voto degli italiani all’estero è arrivato troppo tardi, sostiene l’on. Zacchera; e allora? Aspettiamo: fiduciosi? Certamente no! (mario bosio*)

* consigliere Cgie

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