Data odierna 20-09-2017

Ci troviamo in cinque all’ INCA/ CGIL di Zurigo a chiedere chiarimenti di cosa intendano fare per risolvere il caso dei truffati dal loro direttore. Incontriamo Salvatore Loiarro operatore del patronato....

Richiesta d’assistenza all’INCA e loro chiamano i poliziotti

Ci troviamo in cinque all’ INCA/ CGIL di Zurigo a chiedere chiarimenti di cosa intendano
fare per risolvere il caso dei truffati dal loro direttore.

Incontriamo Salvatore Loiarro operatore del patronato. Gli richied iam o l’ assistenza prevista
agl i Artt .7 e 9 della Legge 152 del 2001 che regola i patronati ossia il patrocinio legale nella
causa da noi promossa contro gli errori commessi dal patronato INCA/ CGIL. L’attività di
assistenza e di tutela è prevista dalla suddetta Legge italiana. L’operatore Loiarro ci risponde
che non ha competenza sul tema e che dobbiamo rivolgerci ai vertici INCA.

La settimana scorsa un’altra delegazione di danneggiati aveva già richiesto chiarimenti e in
quell’ occasione ci si era messi d’accordo di attendere una proposta per una riunione con i
vertici INCA. La loro proposta fu di incontrarsi tra 2 mesi (!) con la coordinatrice Angelica
Sorrentino e il nuovo responsabile dell’ associazione INCA in Svizzera. Prima di quella data
avevano dichiarato non era possibile.

Mostro a Salvatore Loiarro il mandato di patrocinio che mio padre gli aveva conferito per
svol gere le pratiche della pensione vecchiaia chiedendogli come mai poi la pratica per la cassa
pensione l’ave sse invece svolt a Antonio Giacchetta il quale ha poi derubato mio padre . La
risposta di Loiarro è che lo stavo gravemente accusando . Gli chiedo se la firma sul mandato
di patrocinio era la sua. Ma non c’è risposta. A ggiungo che nel mandato che mio padre gli
aveva conferito stava scritto che titolare degli archivi per la documentazione relativa a mio
padre è la CGIL, con sede in Corso d’Italia 25, Roma ed il responsabile del trattamento dei
dati è proprio lui, Salvatore Loiarro. In questa occasione gli chiedo la restituzione dei dossier
dei danneggiati. Una risposta concreta purtroppo anche in questo caso non mi viene data.

Chiediamo a Salvatore Loiarro , che qualche anno fa era Membro della segreteria nazionale
del DS e responsabile della C ommissione Lavoro e P revidenza del DS come possa fare
coincidere questo suo ruolo di difensore degli op erai avendoci abbandonati. Gli ricord iamo
che fu presidente del PCI in Svizzera o almeno del circolo di Zurigo e quindi gli domandiamo
come possa presentarsi davanti ai connazionali nelle sue riunioni come difensore dei diritti dei
lavoratori.
Chiediamo come mai non sia intervenuto dopo essere stato confrontato almeno nel 2004 da un
tentativo di frode. Il tutto è stato reso poi pubblico nel documentario di falò sulla televisione
svizzero italiana . Esponiamo la nostra meraviglia che Giacchetta abbia potuto continuare
l’attività subito presso il patronato INAC poco dopo essere stato allontanato dall’ INCA. La
risposta di Loiarro è che l’INCA aveva cercato di avvisare la comunità italiana dopo avere
licenziato Giacchetta ma questi è riuscito ad avere dal tribunale un emendo super provvisorio
che interdiva ogni comunicato stampa. Osserviamo che l’INCA la comunicazione stampa la
prevedeva solo tre mesi dopo il licenziamento di Giacchetta e in più il tribunale aveva posto
un termine per potere intervenire il che era stato lasciato trascorrere dall’ INCA.

Discutiamo su vari alt ri argomenti come i timbri del consolato, un’assicurazione civile
INCA/CGIL, la posta dei danneggiati deviata per mesi all’ INCA di Zurigo senza che nessuno
della stessa INCA si rendesse conto. Ma tutte le nostre domande rimanevano scoperte di
risposte concrete . Finchè Loiarro si mette in contatto telefonico con la Coordinatrice del
Patronato in Svizzera Angelica Sorrentino spiegandole di essere confrontato con i danneggiati
e che attende istruzioni di come comportarsi. Noi dichiariamo di non volere parlare con l a
Sorrentino non volendo più essere presi in giro ma che vogliamo finalmente una proposta
concreta da parte INCA/ CGIL per una soluzione alla truffa perpetrata da un loro
responsabile. Dopo tre anni siamo convinti che l’ INCA possa aver trovato una soluzione
definitiva.

Siamo decisi di rimanere all’ ufficio INCA/ CGIL anche tutta la notte finchè non riceviamo
una proposta per recuperare i soldi della pensione che ci sono stati rubati. Ci mettiamo nella
sala d’attesa finchè si apre la porta principal e della sede INCA con davanti il membro
Comites e collaboratrice INCA D’ A cunto con dietro quattro poliziotti armati fino ai denti .

I l Risultato della nostra richiesta d’assistenza prevista dalla Legge italiana e di una proposta
concreta, dopo tre anni di attesa, per risolvere il danno causato dal loro direttore è dunque di
essere stati allontanati con la forza dalla sede INCA con l’ ordine di mai più avvicinarci all’
INCA altrimenti finiremmo in carcere preventivo per violazione di domicilio.

Morale della storia: Il patronato INCA/ CGIL appartenente al più grande sindacato Italiano, la
C G I L, non osserva la legge, non assiste i danneggiati che richiedono assistenza ossia viene a
mancare ad un compito costituzionale della Repubblica Italiana. In più un membro del
COMITES che dovrebbe tutelare il cittadino italiano all’ estero si mette davanti a poliziotti
armati per allontanare un gruppo di cinque pensionati italiani che chiedevano assistenza e
chiedevano risposte concrete per risolvere il problema .
Abbiamo avvisato Paolo Da Costa presidente Comites Di Zurigo e il Console Generale Min.
Mario Fridegotto per intervenire in modo di tutelare i nostri diritti di cittadini italiani
all’estero.

Marco Tommasini, figlio di un truffato INCA/ CGIL

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