Data odierna 23-09-2017

“La riforma dei Comites e del Cgie, recentemente approvata al Senato, non è la principale preoccupazione dei nostri connazionali all’estero”: è quanto sostenuto dall’onorevole Fabio...

“La riforma dei Comites e del Cgie, recentemente approvata al Senato, non è la principale preoccupazione dei nostri connazionali all’estero”: è quanto sostenuto dall’onorevole Fabio Porta (Pd) che questa ha mattina ha partecipato ai lavori del Comitato sugli italiani all’estero della Camera presieduto da Marco Zacchera (Pdl).

Per il deputato eletto in Sud America, “un adeguamento del sistema di rappresentanza è opportuno e necessario, anche a seguito della presenza in Parlamento dei parlamentari eletti all’estero, ma ciò si può fare a due condizioni: a) coinvolgendo pienamente e attivamente in questa discussione tutti gli attori coinvolti e i protagonisti stessi del mondo degli italiani all’estero; b) rafforzando quantitativamente e qualitativamente questo sistema, ancora più importante oggi proprio a causa della nuova interlocuzione costituita dai deputati e senatori eletti all’estero. L’iter della legge al Senato, purtroppo, non ha tenuto conto né dell’una né dell’altra condizione, e ciò è  testimoniato dalla travagliata e risicata approvazione del provvedimento”.

“Adesso – ha osservato Porta – la Camera ha la possibilità di porre rimedio a tale situazione, a partire dall’avvio di una “pausa attiva” di riflessione e confronto dentro e fuori dal Parlamento su questi temi”.

“Urge invece – secondo il parlamentare eletto in America Meridionale – un lavoro serrato ed urgente su tutta una serie di altre questioni che attendono da anni una soluzione e che sarebbe utile affrontare in maniera unitaria tra i diversi gruppi parlamentari. In primo luogo il problema del meccanismo di voto all’estero, rispetto al quale il Partito Democratico ha presentato alla Camera e al Senato una proposta di legge firmata dai suoi capi-gruppo e dal Presidente e Segretario del Partito”.

“Non si tratta solo di arrivare ad una necessaria “soluzione tecnica”: rendere efficiente e trasparente il voto all’estero vuole infatti dire rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo nel nostro Paese e rafforzare al tempo stesso la democrazia partecipativa all’interno delle nostre collettività sparse in tutti i continenti; la rappresentanza politica – ha concluso l’On. Porta – deve infatti essere difesa perché dal suo corretto funzionamento deriveranno benefici in materia di risposte ai problemi degli italiani nel mondo”.

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