Data odierna 20-11-2017

Sospendere le chiusure previste dal piano di riorganizzazione consolare previsto dal Ministero degli Esteri, acquisire il parere del Cgie e mettere nero su bianco i risparmi ottenuti da tutte le chiusure....

Rete consolare: In Senato la mozione dei 5 stelle

Sospendere le chiusure previste dal piano di riorganizzazione consolare previsto dal Ministero degli Esteri, acquisire il parere del Cgie e mettere nero su bianco i risparmi ottenuti da tutte le chiusure. Questo, in estrema sintesi, il dispositivo della mozione dei senatori 5 Stelle, a prima firma Mussini, membro del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero.

“I milioni di cittadini italiani residenti all’estero, ai quali si aggiungono i cittadini di discendenza italiana, – si legge nella premessa – sono i veri protagonisti della promozione della cultura e della lingua italiana nel mondo e, in definitiva, dell’immagine e dell’economia del nostro Paese; negli ultimi anni, l’emigrazione dei nostri concittadini è stata altamente qualificata: giovani studenti, ricercatori, professionisti ed imprenditori, che hanno interesse ad un rapporto di forte interconnessione con il Paese di origine, nel quale potrebbero rientrare per mettere a frutto le esperienze e le conoscenze maturate all’estero, costituiscono una preziosa risorsa economica, culturale e politica per il Paese”.

“L’Italia oggi – continua Mussini – è rappresentata nel mondo attraverso una rete di 319 uffici tra ambasciate, rappresentanze permanenti presso le organizzazioni internazionali, delegazioni diplomatiche speciali, uffici consolari e istituti italiani di cultura, che svolgono un ruolo importante per la cooperazione politica, la promozione delle relazioni economiche, la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione culturale e scientifica e i servizi ai cittadini italiani in mobilità e ai cittadini residenti all’estero; il costo totale della rete estera (inclusi le scuole e i corsi di italiano all’estero) equivale al 44 per cento del bilancio della Farnesina; nonostante le riduzioni di bilancio del Ministero degli affari esteri, susseguitesi almeno negli ultimi 5 anni, e le difficoltà del contesto globale, la rete diplomatica consolare italiana svolge con qualità fondamentali funzioni sia in materia di promozione dell’economia italiana nel mondo sia per la tutela dei diritti e degli interessi dei nostri concittadini all’estero; l’intero sistema diplomatico-consolare e degli istituti di cultura rappresenta una risorsa preziosa per la protezione e la proiezione globale dei nostri interessi politici, economici, culturali e linguistici, che deve essere rafforzata e potenziata nelle aree geografiche strategicamente più rilevanti”.

“La legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 404, – ricorda la senatrice 5 Stelle – esige dal Ministero degli affari esteri un ammodernamento della rete diplomatica nazionale, in modo da renderla più coerente con le continue evoluzioni del quadro internazionale; il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, all’articolo 1, individua per la prima volta l’elaborazione di un programma per la riorganizzazione della rete consolare e diplomatica come passo necessario per il raggiungimento dell’obiettivo di razionalizzazione della spesa pubblica e di superamento del criterio della spesa storica; la situazione economica attuale impone delle riduzioni della spesa, come richiesto dalla commissione incaricata della spending review e come previsto, in linea con i precedenti provvedimenti, dal decreto-legge n. 95 del 2012, recante “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario”, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, che, all’articolo 2 comma 5, impone al Ministero degli affari esteri obblighi più stringenti al fine di realizzare l’ammodernamento della rete diplomatico-consolare, in particolare richiedendo riduzioni del personale della carriera diplomatica e delle dotazioni organiche del personale dirigenziale e non del Ministero”.

“Dal 2008 al 2013, – ricorda Mussini – il Ministero ha effettuato una riduzione della spesa di quasi il 28 per cento; nel medesimo periodo, le attività culturali, educative, ricreative e informative degli italiani all’estero, nonché l’insegnamento della lingua e della cultura italiana all’estero hanno subito una riduzione della spesa, rispettivamente dell’87 per cento circa e del 74 per cento, risultando i capitoli di bilancio di gran lunga più dissanguati; la commissione per la spending review del Ministero degli affari esteri, insediata nel 2011, considerava “indispensabile continuare nell’azione già avviata di razionalizzazione della rete estera, dalla presenza scolastica, dal patrimonio immobiliare, dai contributi alle organizzazioni internazionali e in parallelo agire in un’ottica pluriennale sull’efficienza della struttura e sulla qualità della spesa, soprattutto incidendo su quella per il personale, che rappresenta il 47,2 per cento del totale anche a causa delle progressive forti riduzioni del bilancio della Farnesina”; i tagli operati negli anni sul bilancio complessivo del Ministero hanno prodotto un impoverimento del ruolo e dei servizi offerti dalle strutture estere, se non addirittura lo smantellamento e la chiusura delle sedi consolari, che come detto rappresentano strumenti essenziali ai fini della proiezione internazionale del nostro Paese e della tutela dei concittadini all’estero; come ricordato dal Vice Ministro degli affari esteri Marta Dassù, nel corso delle audizioni davanti alle Commissioni parlamentari competenti, la riorganizzazione della rete diplomatico-consolare è una necessità dettata non solo da motivazioni geopolitiche, ma viene a configurarsi come un vero e proprio obbligo di legge e deve mirare ad un potenziamento della presenza italiana nelle aree geografiche emergenti”.

“Il vice ministro Dassù – riporta Mussini – ha ricordato come il complessivo riorientamento della rete diplomatico-consolare, pur dovendo rispondere ad esigenze di contenimento della spesa pubblica, non avrebbe dovuto sottostare ad una logica di tagli lineari, in base alla quale non si attuerebbe un reale efficentamento della rete, ma, al contrario, si favorirebbe il mantenimento delle discrepanze tra Paesi extraeuropei con economie emergenti (attualmente sottorappresentati) e realtà europee ormai mature dove vigono meccanismi di tutela comune del cittadino”.

“Il piano presentato dal Ministero nel luglio 2013, intitolato “Riorientamento della rete consolare” – secondo Mussini – contraddice quanto indicato dalla commissione per la spending review e quanto affermato dal Vice Ministro, perseverando nella logica dei tagli lineari ai servizi, lasciando inalterata la composizione della spesa, in particolare quella riguardante il personale, confermando l’anomalia del “modello” italiano rispetto agli assetti vigenti negli altri Paesi europei, a cominciare da un rapporto tra personale di ruolo inviato dall’Italia ed inserito nella rete consolare e personale a contratto assunto in loco fortemente sbilanciato a favore del primo; nell’elaborazione del piano, il Ministero deve assumere il parere del Comitato generale degli italiani all’estero (CGIE), come prescritto dall’articolo 3, comma 1, della legge 6 novembre 1989, n. 368, che qualifica come obbligatorio il parere del CGIE sugli orientamenti del Governo concernenti le linee di riforma dei servizi consolari, scolastici e sociali; le chiusure previste dal piano sono in contraddizione con i criteri fissati dalla commissione per la spending review, anche là dove prevede che, nel riorientare le risorse verso Paesi emergenti o di nuova priorità e proseguendo la riduzione delle sedi consolari situate in Europa, vada preservata la rete diplomatico-consolare, che rappresenta una risorsa per il Paese: circa un terzo delle soppressioni di uffici all’estero previste avviene al di fuori dei confini europei; alcune delle stesse sedi europee da sopprimere o accorpare non sembrano, peraltro, essere state scelte seguendo le raccomandazioni della commissione. È il caso dell’istituto italiano di cultura di Salonicco, che produce fondi ed è, dunque, in grado di svolgere la propria attività con costi molto ridotti per il Ministero; la sua soppressione condurrebbe poi a concentrare nella sola (e lontana) Atene gli uffici italiani in Grecia. Analogo discorso vale per la Turchia, dove a seguito della programmata soppressione della sede distaccata di Ankara, che aveva competenza per una vasta zona, produce la conseguenza di affidare a un unico istituto italiano di cultura la competenza per una vasta area territoriale, acuendo le difficoltà di mantenere elevato, o comunque efficace, lo standard degli istituti e il livello dei servizi offerto ai cittadini”.

“La soppressione di altre strutture, quali l’istituto italiano di cultura di Lione, dove è forte la presenza italiana, o quello di Copenhagen, e in generale di quegli istituti che hanno sede in aree di forte richiesta di corsi di lingua italiana – denunciano i senatori 5 Stelle – non è accompagnata da adeguati chiarimenti su come verranno sostenute e svolte le attività di promozione della cultura italiana; da un’attenta analisi del documento prodotto dal Ministero “Farnesina 2015-La politica estera al servizio del Paese: dall’austerità alla crescita”, non risultano programmati gli opportuni servizi sostitutivi, che pure il vice ministro Dassù aveva più volte menzionato nel corso delle audizioni parlamentari; nonostante le riduzioni previste, continuano a persistere situazioni di compresenza di più strutture diplomatiche nella stessa sede; il Ministero, pur essendo stato più volte invitato dai parlamentari ad aprire un dialogo per condividere dati certi su spese e risparmi e per avviare un confronto sulle necessità e le priorità, ha di fatto proseguito nelle linee che si era dato”.

Alla luce di questa lunga premessa, la mozione impegna il Governo “a sospendere immediatamente tutte le decisioni fin qui prese per il riorientamento della rete consolare, così come progettato dal Ministero degli affari esteri; a superare la logica dei tagli lineari, elaborando e presentando alle competenti Commissioni parlamentari un piano di riorientamento della rete e dei servizi diplomatici consolari, in linea con le direttive contenute nella legge sulla revisione della spesa a invarianza dei servizi e con il rapporto della commissione per la spending review del Ministero degli affari esteri; ad elaborare tempestivamente un dettagliato piano di servizi sostitutivi che minimizzi le criticità derivanti dai tagli alle strutture, valutando la diversità dei servizi offerti nelle sedi all’interno della UE rispetto a quelli previsti per le sedi extra-UE e valutando l’effettiva possibilità di informatizzare i servizi, tenendo anche conto delle criticità dei singoli territori nei quali verranno realizzati; ad acquisire e rendere pubblico il parere obbligatorio del CGIE sul piano di riforma dei servizi consolari, scolastici e sociali, come prescritto dalla legge”.

E ancora: “a valutare, nell’ottica del risparmio, un piano di riduzione che vada oltre la rete diplomatico-consolare per coinvolgere tutti i capitoli rimodulabili del bilancio del Ministero, nonché quelli che richiedano interventi di modifica legislativa, e a considerare come possibile direttiva d’indirizzo del piano un potenziamento delle strutture adibite alla diffusione della lingua e cultura italiana, che agevoli l’aumento del sostegno ai ricercatori all’estero, come peraltro previsto dagli impegni assunti dal ministro Bonino e come richiede il già richiamato cambiamento qualitativo dell’emigrazione italiana” e, infine, “a indicare analiticamente, per ogni singolo intervento di riduzione o riorientamento della rete estera del Ministero, i risparmi che si prevede di conseguire”. (aise)

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