Data odierna 24-09-2017

Ha preferito usare la tivù, e non la direzione nazionale del partito, per dire la sua sulla confusa fase politica in cui si trova il Paese e sulle possibili alternative per uscire dall’impasse....

Renzi guarda alle nuove primarie

Ha preferito usare la tivù, e non la direzione nazionale del partito, per dire la sua sulla confusa fase politica in cui si trova il Paese e sulle possibili alternative per uscire dall’impasse. Alla riunione della dirigenza democratica del 6 marzo, certo, ha partecipato, ma senza prendere la parola e abbandonando la sala prima della fine dei lavori.
LEALTÀ A BERSANI, MA RENZI PENSA AL VOTO. Una scelta niente affatto casuale, quella di Matteo Renzi, che ben rappresenta, anche sul piano simbolico, quello che il Rottamatore va ripentendo in queste ore ai suoi collaboratori e non solo: non pugnalerò Bersani, ma neppure mi farò travolgere dalla sconfitta di un partito che ho cercato di cambiare. Tradotto: basta parlare tra noi, in luoghi tanto familiari quanto chiusi, rivolgiamoci al Paese.
Nella transizione politica delle prossime settimane, Renzi sarà leale con il segretario, l’ha detto in ogni dove e non ha intenzione di ritornare sui suoi passi. Ma è convinto che il tentativo di Pier Luigi Bersani di trovare una maggioranza in Parlamento coinvolgendo i grillini su un programma in otto punti è destinato a naufragare e che, qualunque sia la soluzione che Napolitano riuscirà a trovare, c’è una sola certezza: presto si tornerà al voto e lui sarà in campo.

Il rottamatore e il lider maximo, (inedita) unità nazionale
Fino a quel giorno, Renzi si terrà il più possibile fuori dai giochi. Dal Quirinale, secondo quanto risulta a Lettera43.it, ci sarebbero stati contatti con il sindaco fiorentino per sondare una sua eventuale disponibilità a guidare un governo di larghe intese, di scopo, o che dir si voglia.
Ma il rottamatore non sembra affatto disposto ad accettare. «Farsi coinvolgere in questa fase» riflette un renziano da combattimento, «significherebbe bruciarsi, e invece Matteo è una risorsa non solo per il Pd, ma per tutto il Paese. Se dovesse essergli proposto un incarico ora, non accetterà, ne sono convinto, pur guardando con molto rispetto al Colle». E d’altra parte, è stato lo stesso sindaco a confermarlo nell’intervista a Ballarò: «Ho perso le primarie. Ora tocca a Bersani. Io farò qualcosa quando vincerò, uscito dalla porta non rientro dalla finestra».
L’ASSIST DEI RENZIANI A NAPOLITANO. La prospettiva cui guardano i renziani dunque è quella di un ritorno al voto, ma non in breve tempo.
«Non si può andare a votare subito e con questa legge elettorale, la gente non capirebbe», dicono dall’entourage del sindaco. Concetto ribadito in direzione nazionale da due esponenti del Pd vicini al rottamatore, Umberto Ranieri e Paolo Gentiloni: «Se il tentativo di Bersani non dovesse riuscire, non c’è solo il voto», ha scandito l’ex ministro delle comunicazioni. Lo stesso Renzi ha detto chiaramente di non ritenere il ritorno immediato al voto la migliore soluzione, mostrandosi, in questo, in linea con il suo arcinemico, Massimo D’Alema. L’alternativa più saggia, ha spiegato il sindaco a Ballarò, sarebbe un governo di unità nazionale tra i due principali partiti, Pd-Pdl. Ma, ed è un dettaglio non da poco, la presenza dell’ «anomalia» Berlusconi non lo rende possibile.

La sfida di Renzi passa dalle primarie
Al di là della responsabilità nazionale, però, ai renziani serve tempo anche e soprattutto per organizzare il ritorno in campo, ovvero nuove primarie, l’unica strada possibile, è la riflessione del sindaco di Firenze, per conquistare la leadership del centrosinistra e candidarsi alla guida di palazzo Chigi.
I GIOVANI TURCHI E LA TENTAZIONE MATTEO. Primarie, in caso di nuovo voto, chiedono anche i giovani turchi, che hanno sostenuto Bersani in tutti questi mesi e che però, in una nuova consultazione col popolo di centrosinistra, non sembrano più disposti a sostenere l’attuale segretario.
Si fa il nome di Enrico Rossi come possibile candidato anti-Renzi. Ma c’è anche chi, tra i giovani bersaniani, è pronto a rivedere le sue posizioni e ad appoggiare una futura candidatura del rottamatore.
Matteo Ricci, per esempio, presidente della provincia di Pesaro, che al Foglio ha confidato: «Un ciclo politico è finito. E io credo che anche per noi non renziani, insomma, sia inevitabile ammettere che il futuro, oggi, si chiama Matteo Renzi».
Si profila all’orizzonte una grosse Koalition dei giovani rottamatori, turchi e renziani, per rinnovare radicalmente il partito? Possibile, ma è presto per dirlo.
Intanto il sindaco di Firenze ragiona sul dopo.
I voti grillini, dicono i suoi, sono assolutamente recuperabili. «Tante proposte del M5S sui tagli ai costi della politica sono le nostre non da ora, da anni», spiega Davide Faraone, il Renzi di Sicilia. «Su questi temi, e su altri, come quello dell’innovazione e della sburocratizzazione, sfidiamo Grillo e vinciamo».
MONTI CORTEGGIA RENZI, MA LUI FA SPALLUCCE. Da tenere in considerazione c’è poi anche il fronte montiano. Il premier ha incontrato il sindaco di Firenze due giorni fa. Un meeeting previsto da tempo e in cui si è parlato solo di temi legati all’amministrazione della città, ha assicurato il presidente del Consiglio. In realtà Mario Monti sarebbe pronto ad appoggiare la corsa di Renzi a palazzo Chigi, e avrebbe espresso al sindaco questo sostegno. Sempre che il rottamatore si tenga alla larga dalla sinistra più radicale e che mantenga un profilo europeo e riformista. Questione di non facile soluzione per Renzi che, in un futuro non molto lontano, potrebbe trovarsi di nuovo a fare i conti con le molteplici identità presenti nel Pd. Trovare una sintesi con le anime più radicali del centrosinistra, o dividere partito e schieramento guardando più a Monti e ai montiani? Sarà presto il banco di prova su cui si misurerà la capacità di leadership dell’enfant terrible fiorentino.

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