Data odierna 24-10-2017

Da ieri sera gli operai dello stabilimento Fiat di Mirafiori votano per confermare o meno con il referendum l’accordo separato non sottoscritto dal sindacato FIOM CGIL. Comunque vadano le cose nulla...

Da ieri sera gli operai dello stabilimento Fiat di Mirafiori votano per confermare o meno con il referendum l’accordo separato non sottoscritto dal sindacato FIOM CGIL. Comunque vadano le cose nulla sarà più come prima.
Oggi è il giorno delle tensioni. Quelle sul merito e quelle strumentalmente alimentate s’intrecciano in una stagione politica ed istituzionale incerta e di basso profilo. Ogni ingerenza, a diverso titolo esercitata, alimenta una spirale di divisioni, estremizza un confronto interno al movimento sindacale, già molto teso, che sta mettendo in discussione la fiducia che i lavoratori e i cittadini tutti hanno nel sindacato come pilastro della nostra democrazia oltre che come soggetto di rappresentanza di interessi.
Spetta alle organizzazioni sindacali e non ad altri il compito di rappresentare i lavoratori.
Diversamente dalle scelte di altri, che rispetto ma non condivido, ritengo che partiti, movimenti politici, associazioni e gruppi sociali non debbano organizzare il consenso a favore di una o dell’altra posizione assunta nel merito dell’accordo.
Fernando Santi, dirigente della CGIL, più volte, anche in occasioni molto drammatiche quale quella della possibile costituzione di un sindacato di partito (del proprio, il PSI), poi fallita anche per il suo impegno, ammoniva come fosse essenziale l’unità del movimento sindacale e, al suo interno, quella della CGIL. Tale convincimento resta pienamente valido in tutta la sua attualità.
Resto convinto che dai posti di lavoro verrà la forza per la ricostruzione di un processo unitario sincero e rispettoso dei diversi punti di vista ed in grado di fare una sintesi utile a tutti i lavoratori.
Oggi è il lungo giorno della divisione anche fra i lavoratori. Nell’orizzonte segnato dalle improvvide affermazioni del presidente del Consiglio e dell’AD di Fiat Marchionne circa l’indifferenza per la possibile localizzazione di Fiat fuori dall’Italia e dalla indifendibile adesione del sindaco di Firenze “senza ma e senza se” accanto a Marchionne, non vi è necessità di tentare una parte del sindacato a costituirsi in nuovo soggetto politico.
Il sindacato non deve farsi tentare neanche dall’opzione del ricorso alle aule dei tribunali, ma deve permanere sul suo terreno, l’azione sindacale, nel quale la propria forza contrattuale si misura al vaglio del consenso dei lavoratori. La permanenza nei posti di lavoro dà motivazione alla sua rappresentatività ed il termometro che la misura è costituito dai risultati che si raggiungono.
La consultazione dei lavoratori di Mirafiori non si è svolta in autonomia, vista la mobilitazione dell’Azienda attraverso i caporeparto a favore di una tesi del referendum. L’esito, quale che sia, va tuttavia rispettato, sia che conduca con il no alla riapertura del tavolo negoziale sia che prevalga il sì. In questo caso la Fiom CGIL, parte importante di un sindacato confederale quale è la CGIL, è mia opinione, deve restare nel posto di lavoro.
Il sistema delle relazioni sindacali può e deve essere rivisto. Si può ripartire da qui, comunque vada il referendum, per ricostruire l’unità sindacale che non riguarda solo i sindacalisti come ben ha ricordato il sen. Marcenaro, antico dirigente piemontese della CGIL, bensì la democrazia.
Marchionne non vuole vincere, vuole stravincere umiliando il sindacato. Marchionne con le sue minacce, sbagliando, fa un gravissimo danno non alla CGIL, non al segretario generale Fiom Landini o alla segretaria generale della CGIL Camusso, ma all’equilibrio democratico del Paese.
Nel dibattito su Mirafiori il fronte di coloro che ritengono che sui principi non si debba transigere è vasto e attraversa tutte le organizzazioni sindacali. La consapevole condivisione del fatto che i principi non sono negoziabili si accompagna in non pochi, tuttavia, alla consapevolezza del ricatto occupazionale, della minacciata fine del lavoro.
La vicinanza a tutti i lavoratori di Mirafiori non può che essere totale. Gli operai Fiat stanno votando e la loro dichiarazione di volontà va rispettata.
L’auspicio è che l’unità di tutta la CGIL stimoli la ripresa di un clima e di un rapporto unitario nel quale i gruppi dirigenti di CGIL, CISL e UIL ritrovino le ragioni dell’unità. È questo quello che si aspettano i lavoratori.
In questi anni il ricordo della fine ingloriosa dei propositi e dell’azione per l’unità del mondo sindacale nella confusa e crepuscolare assemblea di Montesilvano non ha mai ceduto il posto ad un tentativo serio di analizzarne di nuovo insieme le cause per restituire al mondo del lavoro la sua unità.
È forse arrivato il momento di un appello non per l’adesione ad una o all’altra posizione, ma alla responsabilità di tutti per restituire ai lavoratori un sindacato plurale ma unito nelle scelte di fondo. (rino giuliani*)
* vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi

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