Data odierna 24-09-2017

Italiani all’estero “immensamente offesi” dalle decisioni prese dalla Rai riguardo il futuro di Rai Internazionale. È quanto sostiene Melo Cicala, presidente del Comites di Washington e...

Rai international: le colpe dell’azienda

Italiani all’estero “immensamente offesi” dalle decisioni prese dalla Rai riguardo il futuro di Rai Internazionale. È quanto sostiene Melo Cicala, presidente del Comites di Washington e co-fondatore di “Insieme”, Movimento Indipendente per la Rappresentanza degli Italiani all’Estero nel Nord America, che ha deciso di scrivere al Direttore Generale della Rai, Lorenza Lei.

“Gentilissima Direttrice Generale della RAI, la lettura del paragrafo sottocitato, come recentemente apparso su “Dagospia”, il cui contenuto mette in luce certe realtà che offendono immensamente gli italiani residenti all’estero, per i quali l’informazione fornita dalle rubriche del palinsesto di Rai Internazionale, rappresenta l’unico legame con l’Italia, mi spinge a scriverLe questa lettera per darLe modo di spiegarci le sue ragioni che l’hanno indotta a questa decisione. L’articolo recita: “L’ira di Renzoni. La morte annunciata di RaiInternational non è stata presa bene dal direttore Daniele Renzoni che si è rifiutato di firmare le lettere destinate al personale. Al settimo piano di viale Mazzini raccontano di uno scontro verbale che Renzoni avrebbe avuto con il direttore generale sull’argomento. Con l’ultima decisione di togliere le autoproduzioni all’emittente, che ora si chiama Rai Italia, e lasciare soltanto il palinsesto da confezionare (scegliendo però tra i programmi di Rai1, 2 e 3, Raisport e Rainews), la Rai ha praticamente dichiarato il fallimento di viale Mazzini all’estero, una struttura che andava avanti da più di 50 anni, e che fu tanto invocata dal presidente Gronchi. Del resto gli abbonamenti erano in forte calo (pensate che soltanto negli Usa fino a qualche anno fa le famiglie abbonate a circa 10 dollari al mese erano 470 mila. Oggi se ne contano 70 mila, quando va bene”".

“Ci colpisce – scrive Cicala – sopratutto il fatto che lei, dottoressa Lei, che nel mondo di RAI International è stata direttamente coinvolta in una parte della sua brillante carriera, non abbia aspettato di dare un’occhiata alle risposte che gli italiani residenti all’estero Le stanno offrendo attraverso il questionario proposto dalle autorità consolari presso le collettività che usufruiscono dei servizi di Rai Internazionale, pagando canoni che superano i 180 dollari l’anno, a secondo delle circostanze. Lei ha invece deciso che il calcio e i cosiddetti programmi di approfondimento, insieme ad alcuni programmi di intrattenimento provenienti da Rai 1, 2 e 3, Raisport e Rainews siano la dieta mediatica preferita dagli italiani residenti all’estero”.

“Se i programmi fossero solo diretti a italofili avrebbe forse ragione, ma – precisa Cicala – il “core” di Rai Internazionale sono italiani che vedono in essa una fonte di notizie da e per l’Italia, per molti, data la quasi totale mancanza di giornali, la sola fonte di questa informazione. Nella vita degli italiani residenti all’estero, rubriche come “Italia Chiama Italia”, “Cristianità”, “Gran Sportello Italia”, “Italia è”, ognuna nel suo essere, hanno una loro importanza, contano tanti affezionati e riempiono un vuoto nella vita di molti connazionali per il loro intrattenimento”.

La decisione, si chiede Cicala, “deriva dai tagli ai fondi del Dipartimento per L’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri? E se, come auspicato, ci fosse un ripensamento, o comunque fosse possibile una ristrutturazione, ora che Lei ha sepolto questa struttura, che si fa? Nessuno di noi asserisce che la gestione di Rai Internazionale sia stata tutta rosa e fiori, (anche e sopratutto nei tempi in cui lei ne era parte). Ma se un temporale distrugge gli infissi di un edificio, si abbatte l’edificio o si cerca di salvare il salvabile? Non sarebbe stato più ragionevole da parte Sua stabilire un periodo di moratoria, un periodo di consultazioni con le parti interessate, e non dico solo fra chi occupa spazi a viale Mazzini, ma una rappresentanza dell’elettorato, dell’utenza degli italiani all’estero, fra i quali ce ne sono parecchi che se ne intendono di amministrazione di radio-tv? Forse – ipotizza Cicala – uno dei malanni della struttura è proprio causato dalla mancanza dell’input degli italiani all’estero e da palinsesti, peraltro migliorati durante quest’ultima gestione, che però sembrano più diretti ai residenti in Patria che ai residenti all’estero. Ci dica la Sua, La prego signora direttrice. Lunga vita ad una resuscitata Rai Internazionale!”.

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